BRUXELLES — La presidenza irlandese del Consiglio Ue ha fatto circolare oggi il «negotiating box», il primo testo con cifre vere sul bilancio pluriennale 2028-2034. Il tetto proposto è di 1.826 miliardi di euro. Sono circa 159 miliardi in meno dei 1.985 chiesti dalla Commissione, un taglio dell’8%.È una base di discussione, non un accordo. Il documento non vincola nessuno, vale la regola per cui nulla è concordato finché tutto non è concordato, e serve a preparare il vertice dei 27 capi di Stato e di governo in programma a Bruxelles il 15 e 16 ottobre. In poche ore ha già incassato un no dai Paesi che versano di più e un no dal Parlamento europeo.Le cifre sono a prezzi correnti, cioè comprendono l’inflazione attesa nei sette anni. Rispetto al testo di giugno della presidenza cipriota, Dublino toglie 122 miliardi: 75 alla competitività, 38 agli aiuti esterni, 10 alle spese amministrative dell’Unione, e cancella il fondo di riserva previsto dalla Commissione. Sussidi agricoli e pagamenti alle regioni, che insieme valgono circa metà del bilancio, restano intatti, riferisce Politico Europe.Il taglio cade così sulle voci che la Commissione aveva messo in cima alla lista: ricerca, difesa, politica estera e di sviluppo. Risparmiando agricoltura e coesione, la presidenza si assicura i 15 Stati del Sud e dell’Est riuniti negli «Amici della coesione» e lascia scoperto il fronte dei contributori netti. Thomas Byrne, ministro irlandese per gli Affari europei, lo aveva anticipato mercoledì al Parlamento europeo: «Trovare un equilibrio comporta decisioni difficili. Non possiamo accontentare tutti. Speriamo però che ognuno trovi qualcosa per sé nel compromesso».Il no dei contributori nettiGermania, Paesi Bassi, Svezia e Austria chiedevano tagli di diverse centinaia di miliardi. Un diplomatico Ue ha definito la proposta «una delusione», con un aumento di spesa «impagabile» e priorità «del XX secolo», riferisce l’agenzia tedesca dpa. Il 28 settembre i leader di Germania, Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia avevano scritto al primo ministro irlandese Micheál Martin ricordando che i loro sei Paesi coprono quasi il 40% dei contributi netti: «Non ci sarà sovranità europea senza finanze pubbliche sane».Dall’altra parte del tavolo il Parlamento europeo, che deve dare il via libera finale, chiede l’opposto. «I conti continuano a non tornare. Non possiamo accettare la nuova proposta del Consiglio», ha detto oggi Siegfried Mureșan, vicepresidente dei Popolari e negoziatore capo sul bilancio: «Volendo accontentare tutti, questa proposta non accontenta nessuno», perché taglia difesa e competitività e lascia sottofinanziati agricoltori e regioni. La posizione dell’Aula è di 1.940 miliardi, con un aumento «moderato» del 10% e nuove entrate dirette, come un prelievo sul digitale.La Commissione aveva avvertito prima ancora di vedere le cifre. Martedì in plenaria la presidente Ursula von der Leyen ha messo in guardia «contro tagli massicci». Il commissario al Bilancio Piotr Serafin ha rincarato: «Alcune capitali continuano a guardare al bilancio Ue come i contabili guardano un bilancio d’esercizio: quanto verso e quanto ricevo? Un approccio già sbagliato in passato, lo è ancora di più oggi».Il braccio di ferro dura da mesi. A giugno la presidenza cipriota aveva proposto 1.730 miliardi a prezzi 2025, appena il 2% in meno della Commissione, con tagli di circa 28 miliardi ciascuno a competitività e azione esterna. Il testo irlandese porta il taglio alla competitività a 75. Sul bilancio pesa anche il debito comune: secondo la Corte dei conti europea gli interessi potrebbero arrivare a 93 miliardi nel settennato, mentre la Commissione punta a 66 miliardi l’anno di nuove risorse proprie che i governi non hanno ancora approvato.Dopo il vertice il dossier passa ad António Costa, presidente del Consiglio europeo, con l’obiettivo di un accordo entro Natale. Per approvare il bilancio servono l’unanimità dei 27 governi e il consenso del Parlamento europeo. Al momento, sulla cifra di Dublino, non c’è né l’uno né l’altro.