ANKARA — Dal 1° novembre in Turchia nessun minore di 15 anni potrà aprire un profilo su YouTube, TikTok, Instagram, Facebook o X, e a certificare l’età non sarà più una casella da spuntare ma un codice rilasciato dallo Stato. Lo stabilisce il regolamento pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale dalla Presidenza per la cybersicurezza, l’organismo governativo che vigila sulla rete, in applicazione della legge votata dal Parlamento in aprile. Ankara entra così nel gruppo di Paesi, dall’Australia all’Indonesia, che hanno chiuso i social ai più giovani, e lo fa affidando la verifica a un portale del governo.Il meccanismo, descritto dall’emittente pubblica TRT World e dal quotidiano Hürriyet Daily News, funziona così: l’utente genera su e-Devlet, lo sportello digitale unico della pubblica amministrazione turca, un token che attesta soltanto il superamento delle soglie dei 15 e dei 18 anni, senza nome né numero identificativo, e lo carica sulla piattaforma. Le registrazioni di chi non ha 15 anni vengono respinte. Gli account già esistenti dovranno passare la verifica entro il 31 marzo 2027: quelli intestati a under 15 saranno chiusi.Per i ragazzi tra 15 e 17 anni il profilo resta aperto ma blindato: privato per impostazione predefinita e senza possibilità di renderlo pubblico, niente dirette, niente pubblicità personalizzata, niente scorrimento infinito dei contenuti. I messaggi arrivano solo dagli account seguiti, le liste dei follower restano nascoste. Le piattaforme devono inoltre offrire ai genitori strumenti di controllo sul tempo di utilizzo e sugli acquisti.Le società straniere con più di 100.000 accessi al giorno dalla Turchia hanno l’obbligo di nominare un rappresentante nel Paese. Chi non si adegua rischia le multe dell’autorità per le comunicazioni e la riduzione della banda, lo strumento con cui Ankara ha già rallentato in passato l’accesso a diversi servizi. Nelle ore successive alla pubblicazione nessuna delle piattaforme citate ha commentato.La strage di KahramanmaraşLa legge a monte è un omnibus approvato dalla Grande assemblea nazionale il 23 aprile, una settimana dopo la sparatoria in una scuola media di Kahramanmaraş, città del sud del Paese: un quattordicenne uccise nove studenti e un’insegnante prima di morire a sua volta, e la polizia indagava sulla sua attività online. Nel discorso televisivo del lunedì precedente il voto, il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva detto che «alcune applicazioni di condivisione digitale stanno corrompendo la mente dei nostri figli» e che le piattaforme social «sono diventate, per dirla senza giri di parole, delle cloache», secondo la trascrizione dell’Associated Press.Il Partito repubblicano del popolo, principale forza di opposizione, ha criticato la norma: i bambini, sostiene, vanno protetti «non con i divieti ma con politiche fondate sui diritti», e il provvedimento è uno strumento di censura più che di tutela. L’opposizione ricorda il blocco di Instagram e della piattaforma di giochi Roblox e le restrizioni alla rete imposte durante le proteste per l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, nel marzo 2025.Con il token di e-Devlet lo Stato diventa l’unico garante dell’età e la porta d’ingresso ai social passa da un portale governativo: è questo il tratto che distingue il modello turco dagli altri. L’Australia, prima a muoversi, ha fissato la soglia a 16 anni dal dicembre 2025 e a gennaio contava circa 4,7 milioni di account chiusi. L’Indonesia applica da settembre un divieto sotto i 16 anni. A Bruxelles la proposta di regolamento sui minori online esclude i social sotto i 13 anni e prevede «mini-account» sorvegliati dai genitori fino ai 15; la Danimarca ha scelto i 15 anni con deroga parentale per tredicenni e quattordicenni; Regno Unito, Spagna, Francia e Grecia hanno misure allo studio.In Turchia il primo appuntamento è il 1° novembre. Il 31 marzo 2027 scadrà il termine per la verifica dei profili già aperti, e da quel giorno gli account dei più piccoli verranno cancellati.