CANBERRA — L’Alta Corte australiana ha respinto mercoledì, con 3 giudici su 5 e condanna alle spese, l’appello della società MACH Energy contro lo stop all’ampliamento della miniera a cielo aperto di Mount Pleasant, nella Hunter Valley del New South Wales, il cuore carbonifero del Paese. È la prima causa sul clima mai arrivata al massimo tribunale australiano, e il principio che fissa va oltre una singola valle: chi autorizza una miniera deve tenere conto anche del carbone che sarà bruciato all’estero.Il verdetto conferma la decisione della Corte d’appello statale del luglio 2025. La commissione indipendente di pianificazione del New South Wales, approvando il progetto nel 2022, violò la legge urbanistica perché non considerò le emissioni «scope 3», quelle della combustione nei Paesi importatori, e i loro effetti sulla valle: incendi, siccità, alluvioni, ondate di calore. L’approvazione resta invalida e torna alla commissione. Secondo il Climate Media Centre la sentenza pesa su 17 progetti carboniferi in attesa nello Stato; l’Australia Institute conta circa 30 domande di miniere nuove o ampliate in tutto il Paese.Il progetto prevedeva l’estrazione di 406 milioni di tonnellate di carbone in 22 anni, fino al 2048, raddoppiando la produzione attuale. Le emissioni stimate arrivano a 876 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, il 98% delle quali all’estero. La sentenza cita il calcolo dell’ex capo scienziata del governo Penny Sackett: sarebbe «uno dei 650 maggiori progetti o attività umane collettive emettitrici al mondo». La miniera attuale chiude a dicembre.La maggioranza, con il giudice Robert Beech-Jones, ha scritto che la commissione doveva «considerare di imporre condizioni per minimizzare nella massima misura praticabile tutte le emissioni di gas serra, incluse quelle scope 3». Per l’avvocata dei ricorrenti, Anita O’Hart dello studio Johnson Legal, «le autorità di pianificazione non possono ignorare la catena causale dalle emissioni di un progetto al danno climatico locale reale».A portare il caso attraverso tre gradi di giudizio in quattro anni è stato un gruppo di cittadini della valle, il Denman Aberdeen Muswellbrook Scone Healthy Environment Group. La presidente, Wendy Wales, insegnante di scienze in pensione: «Non possiamo estrarre carbone, spedirlo oltremare, guardarlo alimentare il cambiamento climatico e poi far finta che le conseguenze non ci riguardino». Il tesoriere Tony Lonergan ha detto ad Al Jazeera che «non è la fine del carbone da un giorno all’altro, ma è la fine delle approvazioni di miniere che guardano altrove sul clima». E ha aggiunto: «Io e Wendy abbiamo sette nipoti».MACH Energy, in una nota, si dice «delusa dall’esito» ma accetta la decisione e «continuerà a perseguire attivamente tutte le opzioni disponibili» per garantire la continuità della miniera. Più dura la Minerals Council of Australia, l’associazione delle imprese minerarie: la sentenza manda «un segnale molto negativo ai partner commerciali e d’investimento sul rischio sovrano in questo mercato», ha detto l’amministratrice delegata Tania Constable, riferisce Reuters. Il governo del New South Wales, interpellato, non ha risposto.Il vertice in TurchiaLa settimana scorsa la stessa commissione statale aveva approvato l’estensione di un’altra miniera della Hunter Valley, Hunter Valley Operations, per 429 milioni di tonnellate in 19 anni. L’Australia prevede di esportare nel 2026-27 209 milioni di tonnellate di carbone termico, per 31 miliardi di dollari australiani, circa 21,6 miliardi di dollari americani. Sullo sfondo c’è il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2025, secondo cui gli obblighi di protezione del clima riguardano anche «produzione, licenze e sussidi» ai combustibili fossili, non solo chi li consuma.La partita, per Canberra, si gioca ora tra le trenta domande di miniere in attesa e la sedia che occuperà il mese prossimo in Turchia, come presidente dei negoziati del vertice Onu sul clima. Joe Rafalowicz, responsabile clima ed energia di Greenpeace Australia Pacific, chiede al governo di «tracciare una nuova rotta lontano dai combustibili fossili», a partire dallo stop alle nuove approvazioni. Il governo federale, finora, non ha commentato la sentenza.