La Francia brucia, ma non da oggi. Le proteste e gli scontri nelle principali città francesi non accennano a diminuire, così come la crisi di Ceuta non è stata risolta in 48 ore come ci avevano raccontato.La scuola solo un pretestoA mettere a ferro e fuoco le città francesi sono sì molti studenti e giovani, ma è ingenuo o in malafede chi parla di innocue proteste studentesche per le condizioni delle scuole.Se solo un paio di settimane fa aveva fatto notizia la Francia cristiana che accoglieva con folle oceaniche Papa Leone, oggi la Francia islamo-comunista reclama il centro della scena.Il presidente Usa Donald Trump ha fotografato lucidamente l’origine dei disordini:Quanto sta accadendo in Francia è nientemeno che un’immigrazione di massa fuori controllo. Si tratta dell’islam che vuole prendere il sopravvento su un Paese un tempo grande.Vent’anni fa lo scontro di civiltà che molti non volevano vedere veniva da fuori, dai confini dell’Occidente. Oggi è dentro, ce lo siamo portati in casa, e rischia di disintegrare le nostre società, minaccia la nostra pace sociale e il nostro benessere.Bandiere algerine, marocchine e dell’inesistente Stato palestinese; studenti che cantano le lodi di Mohammed Merah, jihadista franco-algerino autore degli attacchi di Tolosa e Montauban, capace di sparare un colpo in testa ad una bambina, e di Salah Abdeslam, una delle menti del massacro del Bataclan, giovani maghrebini accompagnati da ragazzine bianche che si filmano mentre ballano in una chiesa sulle note di un brano rap che celebra i terroristi.Le condizioni delle scuole nelle banlieus non sono ovviamente identiche a quelle dei quartieri “ricchi”, ma i figli degli immigrati hanno avuto molto: sanità e scuola gratuita, case popolari, sussidi di ogni genere e infine cittadinanza. Insomma, più opportunità, libertà e diritti di quanti ne avessero i loro genitori nei Paesi di origine. Tutto grazie al lavoro e alle lotte di generazioni di francesi.Eppure, l’integrazione ha fallito. Non perché questi giovani non abbiano avuto gli strumenti per integrarsi, ma perché ci odiano, odiano la Francia e l’Europa per ciò che sono, per i valori e la cultura su cui si fondano.Gli studenti dei quartieri centrali, bianchi, parlano di “convergenza” della lotta. La saldatura è innegabile e ci parla di una scuola ideologizzata, centro di indottrinamento e incubatrice di islamo-comunismo.Il grande malato d’EuropaLa crisi francese non è limitata alle violenze di piazza. È anche crisi finanziaria e sistemica di uno Stato fortemente indebitato ma irriformabile, che fa oggi della Francia il vero grande malato d’Europa. La Francia va verso il “collasso”, avverte l’ex capo della polizia di Parigi, Didier Lallement:Tutte le mie esperienze mi fanno prevedere un futuro oscuro, molto oscuro, per i nostri figli e nipoti. Le convulsioni sociali saranno intense e distruttive. Un giorno sarà necessario ammassare truppe davanti all’Eliseo.Una previsione che rischia di rivelarsi ottimista, perché il virus islamo-comunista ha già infettato le istituzioni. “La violenza può essere legittima”, ha sostenuto il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko, in piazza scortato da uomini a volto coperto e ripreso nei filmati mentre tenta di fare da scudo ai violenti di fronte alla polizia.L’eurodeputata francese Rima Hassan, eletta con La France Insoumise e imputata per “apologia del terrorismo”, ha buttato giù e calpestato le bandiere di Israele e dell’Ue ad una mostra commemorativa del 7 Ottobre a Strasburgo.La resa del fragilissimo governo macroniano è tutta nelle parole del primo ministro Sébastien Lecornu, che ha disposto la sospensione della normale attività didattica nei licei fino a venerdì 9 per consentire agli istituti di organizzare momenti di confronto con gli studenti definiti “tempi di democrazia interna”.Ma questo non è un ’68, non si risolve con qualche assemblea studentesca. È un’Intifada. L’“Intifada globale” a lungo invocata dalla sinistra, che si illude di arruolare i “nuovi europei” nella sua lotta politica, senza rendersi conto di essere il cavallo di Troia dell’islamismo.Il paradosso è che proprio Macron, che ha assunto una posizione di condanna molto forte nei confronti di Israele, messo a rischio miliardi di euro di scambi commerciali, che ha riconosciuto lo Stato palestinese, si ritrova l’Intifada in casa, con Gaza che continua ad essere il principale collante tra la sinistra e l’immigrazione musulmana.Rischio contagioPer fortuna in Italia abbiamo un governo diverso, ma non bisogna sottovalutare i rischi di contagio. Primo, perché anche da noi sono visibili i segni della saldatura tra seconde generazioni, islamismo e sinistra propal.Secondo, perché qualcuno a sinistra, sperando di assumere il ribellismo giovanile come ricostituente, sta già soffiando irresponsabilmente sul fuoco, sostenendo che gli studenti avrebbero tutte le ragioni a protestare e indicando come pretesto le ragionevolissime nuove norme che limitano la presenza di alunni stranieri in classe e vietano il velo integrale nelle scuole.L'articolo Francia incubatrice di islamo-comunismo, occhio al rischio contagio proviene da Nicolaporro.it.