WASHINGTON — Novanta minuti al telefono, venerdì, e alla fine Vladimir Putin non ha preso alcun impegno sulla ripresa dei negoziati con l’Ucraina. Lo ha detto ai giornalisti nella notte il consigliere del Cremlino per la politica estera, Yuri Ushakov: i raid ucraini su Mosca e altre città durante le elezioni parlamentari russe «hanno impedito la possibilità di una ripresa immediata del processo negoziale». «Il presidente ha detto: penseremo a quando questi negoziati potranno essere ripresi».Dall’altro capo della linea, Donald Trump aveva già incassato quello che cercava. Poche ore dopo la chiamata, nata ufficialmente per un caso sospetto di peste in Russia, il Tesoro americano ha emesso la General License 135: fino al 7 aprile 2027 vendita, consegna e importazione negli Stati Uniti di gasolio di origine russa sono autorizzate, in deroga alle sanzioni. È la prima licenza sul gasolio russo, riferisce Associated Press, a superare la finestra di 30 giorni concessa dall’inizio della guerra.Trump ha annunciato l’intesa su Truth Social, con le consegne scaglionate: 300.000 tonnellate «immediatamente», 500.000 a novembre, un milione «subito dopo» e altri tre milioni «in breve tempo», secondo «le condizioni delle loro raffinerie». In tutto fino a 4,8 milioni di tonnellate. «Prezzi più bassi per gli americani, specie i nostri grandi agricoltori, allevatori e camionisti, sono la mia massima priorità», ha scritto. Nel messaggio non compaiono né la parola sanzioni né la parola guerra.La Russia ha vietato l’export di diesel dall’8 luglio, dopo che i droni ucraini hanno messo fuori uso parte delle raffinerie. Le sanzioni europee e britanniche restano in vigore, con il tetto a 100 dollari al barile. Un mese fa lo stesso Trump aveva firmato una legge bipartisan con dazi fino al 100% contro i cinque maggiori importatori di greggio e gas russi.Otto ore a MiamiLa decisione è caduta mentre a Miami la squadra di Kiev negoziava con gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner. Otto ore di colloqui, con il capo dell’intelligence militare ucraina Kyrylo Budanov, il capo delegazione Rustem Umerov e i diplomatici di Germania, Francia, Regno Unito, Unione europea e Nato: garanzie di sicurezza, ipotesi territoriali, ricostruzione, percorso verso l’Ue. Del diesel, secondo Volodymyr Zelensky, nessuno aveva mai parlato.Il presidente ucraino lo ha saputo un’ora prima dell’annuncio, dai suoi negoziatori. «Non è giusto né onesto», ha detto ad Axios in una telefonata di un quarto d’ora. «Sembra un regalo di buon compleanno per Putin», che ha compiuto 74 anni il 7 ottobre. «Che cosa ha ottenuto? Che avrà più diesel? Per chi? Più diesel russo per gli americani? Mostra la debolezza del mondo». Ai cronisti, a Kiev, ha aggiunto: «La nostra squadra è usata semplicemente come cortina di fumo, non è così che si comportano i partner». Una «decisione debole, purtroppo, da parte di partner forti».Washington risponde con un funzionario che conosce direttamente il dossier: Trump ha deciso dopo che Zelensky ha ignorato una mezza dozzina di richieste di fermare i colpi sulle raffinerie russe. «Zelensky sta leggendo male la stanza», dice il funzionario: «gli attacchi alle raffinerie fanno male alla Russia, ma fanno male anche agli Stati Uniti». Kiev aveva offerto lo stop ai raid in cambio dello stop russo sulle centrali elettriche ucraine; Trump voleva uno stop unilaterale. Un funzionario ucraino sostiene che a Miami sia stata minacciata la sospensione dell’intelligence americana; la parte americana nega. Trump, interpellato più volte venerdì sulle critiche di Zelensky, non ha risposto e si è detto soddisfatto dell’accordo.Il calcolo di Javier Blas, editorialista di Bloomberg per energia e materie prime, ridimensiona l’annuncio: le prime 300.000 tonnellate equivalgono a 2,2 milioni di barili, troppo poco per un effetto «significativo» sui prezzi. Le tranche successive dipendono, per ammissione dello stesso Trump, dallo stato delle raffinerie russe, cioè da quanto i droni ucraini continueranno a colpirle.Il voto di metà mandato negli Stati Uniti è fissato al 3 novembre. Witkoff e Kushner valutano un viaggio a Mosca e a Kiev già la prossima settimana; dal Cremlino, per ora, sui negoziati è arrivata solo la risposta di Ushakov: «penseremo a quando».