Gli Stati Uniti si preparano a introdurre nuove restrizioni nei confronti dei laboratori cinesi incaricati di verificare la conformità dei dispositivi elettronici destinati al mercato americano. La Commissione federale delle comunicazioni (FCC) voterà il 29 ottobre una proposta che prevede l’esclusione delle strutture situate in Cina dalle attività di prova necessarie per ottenere le autorizzazioni statunitensi. L’entrata in applicazione delle nuove disposizioni è prevista per dicembre 2028, ma il provvedimento deve ancora essere approvato e non costituisce quindi un divieto già operativo.La misura rappresenta un ulteriore sviluppo della competizione economica e tecnologica tra Washington e Pechino. A differenza delle restrizioni che colpiscono direttamente determinati prodotti, componenti o aziende, l’iniziativa interviene su una fase precedente alla commercializzazione: quella delle verifiche tecniche che consentono ai dispositivi di accedere al mercato americano. Il controllo delle procedure di certificazione diventa così uno strumento attraverso il quale gli Stati Uniti possono influenzare l’organizzazione delle catene produttive internazionali.La proposta si inserisce nel quadro delle limitazioni già adottate da Washington nei confronti di droni, apparecchiature per le comunicazioni e dispositivi connessi a Internet di provenienza cinese, considerati potenzialmente rischiosi per la sicurezza nazionale. Le motivazioni ufficiali riguardano la protezione delle informazioni tecniche, l’affidabilità delle verifiche e la reciprocità nell’accesso ai rispettivi mercati. Le conseguenze potrebbero però estendersi alla distribuzione delle commesse industriali, agli investimenti e alla localizzazione delle competenze tecnologiche.Nel maggio 2025 la FCC aveva già introdotto restrizioni nei confronti di laboratori e organismi di certificazione collegati, attraverso proprietà, controllo o direzione, a soggetti considerati una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. La nuova proposta introduce un criterio ulteriore, legato alla collocazione geografica delle strutture. Le attività riconosciute dovrebbero essere svolte negli Stati Uniti oppure in Paesi che garantiscano condizioni di riconoscimento reciproco.Il cambiamento è significativo perché l’esclusione non dipenderebbe più esclusivamente dai rapporti societari o dal controllo esercitato su un laboratorio, ma anche dal territorio nel quale vengono effettuate le verifiche. La Cina verrebbe quindi colpita nel suo ruolo di centro internazionale per le prove e le certificazioni dei dispositivi elettronici.Secondo il presidente della FCC Brendan Carr, nel 2025 circa l’82% dei dispositivi elettronici interessati dalle procedure statunitensi era stato sottoposto a prove in Cina, mentre meno del 4% veniva verificato negli Stati Uniti. Questi dati, riportati dal responsabile dell’autorità americana, evidenziano la concentrazione geografica delle attività e spiegano la portata potenziale della riorganizzazione proposta.Il trasferimento delle verifiche verso altri Paesi richiederebbe tuttavia investimenti considerevoli. I laboratori devono disporre di apparecchiature specializzate, personale qualificato, procedure riconosciute e capacità sufficienti per gestire grandi quantità di dispositivi. La disponibilità di strutture alternative non può quindi essere creata semplicemente attraverso una decisione amministrativa.Le conseguenze per le imprese potrebbero essere rilevanti. Un’azienda statunitense che progetta un dispositivo elettronico, lo produce in Cina e utilizza un laboratorio locale per le prove necessarie alla commercializzazione negli Stati Uniti dovrebbe riorganizzare parte delle proprie attività qualora quella struttura perdesse il riconoscimento.L’impresa sarebbe costretta a individuare un laboratorio autorizzato in un altro Paese, trasferire campioni e documentazione tecnica, programmare nuove verifiche e coordinare eventuali modifiche con lo stabilimento produttivo. Il risultato potrebbe essere un aumento dei costi e un allungamento dei tempi necessari per introdurre il prodotto sul mercato.La struttura cinese perderebbe una parte delle proprie commesse, mentre i laboratori situati nei Paesi ammessi potrebbero acquisire nuovi clienti e sviluppare ulteriormente le proprie capacità. Una misura rivolta contro un’attività svolta in Cina potrebbe quindi produrre conseguenze economiche anche per le imprese americane che utilizzano quei servizi.Il meccanismo evidenzia una caratteristica della competizione commerciale contemporanea: non è necessario vietare direttamente l’importazione di un prodotto per modificarne la convenienza economica. Stabilire dove e da chi debbano essere effettuate le verifiche necessarie alla vendita può orientare le scelte delle aziende e favorire il trasferimento di determinate attività.Occorre tuttavia distinguere il significato delle autorizzazioni rilasciate dalla FCC da una certificazione generale della sicurezza dei prodotti. Le procedure dell’autorità americana riguardano la conformità degli apparati soggetti alle sue disposizioni, comprese quelle relative alle radiofrequenze e alle interferenze elettromagnetiche. Non costituiscono una garanzia assoluta sulla qualità dei dispositivi o sull’assenza di vulnerabilità informatiche.La questione della sicurezza riguarda anche le informazioni alle quali i laboratori possono accedere durante le verifiche. Le strutture incaricate delle prove ricevono documentazione tecnica, caratteristiche dei componenti, dati sulle prestazioni e altre informazioni proprietarie necessarie per valutare la conformità dei prodotti.Secondo la FCC, questa disponibilità di informazioni rende importante garantire l’affidabilità degli organismi coinvolti. La preoccupazione riguarda il rischio che dati industriali sensibili possano essere utilizzati impropriamente o raggiungere soggetti considerati ostili agli interessi statunitensi.La collocazione geografica di un laboratorio non dimostra tuttavia, da sola, l’esistenza di attività illecite o di trasferimenti non autorizzati di informazioni. Il problema consiste nel definire criteri di affidabilità e controllo capaci di ridurre i rischi senza compromettere inutilmente l’efficienza delle procedure.La dimensione economica della certificazione va inoltre oltre il valore delle singole commesse. Durante le verifiche vengono esaminate soluzioni tecniche, caratteristiche progettuali e possibili problemi di funzionamento. I laboratori accumulano quindi competenze che possono contribuire allo sviluppo di nuove attività industriali e tecnologiche.Trasferire queste operazioni dalla Cina verso gli Stati Uniti o altri Paesi riconosciuti potrebbe comportare anche una redistribuzione delle conoscenze e delle professionalità specializzate. Il controllo della certificazione diventerebbe così un elemento della più ampia competizione per il predominio tecnologico.Esiste inoltre una dimensione strategica collegata alla sicurezza nazionale. Le tecnologie utilizzate nelle comunicazioni civili, nelle infrastrutture critiche e nei sistemi militari possono condividere componenti, competenze e processi industriali. La protezione delle informazioni tecniche e l’affidabilità delle catene di approvvigionamento assumono quindi un’importanza che supera il settore commerciale.Ridurre l’esposizione a strutture considerate potenzialmente rischiose potrebbe contribuire agli obiettivi di sicurezza indicati da Washington. Allo stesso tempo, concentrare le attività riconosciute presso organismi situati negli Stati Uniti o in Paesi selezionati aumenterebbe la capacità americana di influenzare l’organizzazione delle filiere tecnologiche.L’efficacia della misura dipenderà però dalla qualità delle verifiche e dalla capacità operativa dei laboratori alternativi. Il riconoscimento politico o amministrativo non garantisce automaticamente la disponibilità di personale, attrezzature e competenze equivalenti a quelle delle strutture già utilizzate dalle imprese.Il trasferimento delle prove non comporterebbe inoltre necessariamente lo spostamento della produzione. Un dispositivo potrebbe continuare a essere fabbricato in Cina e venire successivamente verificato in un altro Paese. La riorganizzazione della certificazione potrebbe quindi precedere eventuali cambiamenti industriali più profondi, senza determinarli automaticamente.Un altro elemento centrale della proposta riguarda il principio di reciprocità. Washington intende collegare il riconoscimento dei laboratori stranieri alla disponibilità degli altri Paesi a garantire condizioni analoghe agli operatori americani.Questo criterio potrebbe diventare uno strumento negoziale nei rapporti commerciali internazionali. I governi interessati a mantenere l’accesso al sistema statunitense potrebbero essere incentivati a concludere accordi di riconoscimento reciproco o a modificare le proprie disposizioni.La stessa impostazione potrebbe però contribuire alla formazione di sistemi di certificazione separati, con requisiti differenti a seconda dei mercati di destinazione. Per le imprese multinazionali ciò significherebbe dover effettuare prove aggiuntive, gestire procedure parallele e sostenere maggiori costi amministrativi.Le conseguenze economiche sarebbero distribuite in modo diseguale. I laboratori americani e quelli situati nei Paesi riconosciuti potrebbero beneficiare di nuove opportunità commerciali. Le strutture cinesi rischierebbero invece di perdere clienti e di vedere ridotta la redditività degli investimenti effettuati.I produttori dovrebbero sostenere i costi della transizione, almeno nella fase iniziale. Una parte di queste spese potrebbe essere trasferita sui prezzi finali dei dispositivi, con possibili effetti anche sui consumatori americani.Gli sviluppi dipenderanno dalle decisioni della FCC, dalla risposta delle imprese e dalle eventuali iniziative del governo cinese. Un accordo sul riconoscimento reciproco potrebbe ridurre le tensioni e preservare una parte delle attività esistenti. Una transizione ordinata potrebbe invece favorire lo sviluppo di nuovi centri di prova fuori dalla Cina, con costi iniziali compensati nel tempo dall’aumento delle capacità disponibili.Una contrapposizione più estesa rischierebbe infine di produrre sistemi regolatori meno compatibili, duplicazioni delle verifiche e maggiori spese lungo le catene produttive internazionali.La prevista applicazione nel dicembre 2028 lascerebbe alle imprese un periodo per adattarsi, ma potrebbe influenzare le decisioni di investimento già prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Le aziende potrebbero infatti iniziare a cercare laboratori alternativi e a riorganizzare i propri rapporti contrattuali per evitare difficoltà future.La proposta americana dimostra quanto la competizione economica tra Stati Uniti e Cina si stia estendendo a fasi della produzione e della commercializzazione tradizionalmente considerate soprattutto tecniche. Stabilire chi può verificare un dispositivo e autorizzarne l’accesso al mercato significa influenzare la distribuzione delle commesse, la circolazione delle informazioni e la localizzazione delle competenze industriali.Il confronto non riguarda quindi soltanto dazi, esportazioni e accesso alle materie prime, ma anche il controllo delle procedure che consentono ai prodotti di raggiungere i consumatori. La capacità di definire e far rispettare gli standard tecnici diventa uno strumento di influenza economica, attraverso il quale Washington cerca di ridurre determinate dipendenze dalla Cina e rafforzare il proprio controllo sulle filiere tecnologiche.