El Niño porta il Pacifico al valore più alto mai misurato, 29,70 gradi: Tokyo dice record, Copernicus frena

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GINEVRA — «Non si può ancora dire che l’attuale El Niño sia il più forte mai registrato». Con questa frase, consegnata lunedì all’agenzia AFP, il servizio climatico europeo Copernicus ha accompagnato un numero che da solo sembrerebbe chiudere la discussione: a settembre la superficie del mare nella regione del Pacifico equatoriale che gli scienziati chiamano Niño 3.4 ha toccato i 29,70 gradi, il valore più alto da quando esistono le misure.Il dato supera i picchi dei tre grandi El Niño della storia recente, quelli del 1982-83, del 1997-98 e del 2015-16, e «sottolinea l’eccezionale intensità» dell’evento in corso, scrive Copernicus. El Niño è il riscaldamento periodico del Pacifico tropicale che ogni due-sette anni sposta piogge e siccità su mezzo pianeta. Questo, dicono i previsori, non ha ancora raggiunto il picco. La domanda che divide i centri meteorologici è se sia già il più forte di sempre.Perché la stessa agenzia che pubblica un record si rifiuta di dichiararlo? Perché gli oceani si stanno scaldando e un El Niño misurato oggi parte da una base più alta di uno misurato nel 1997. Un nuovo indice, che toglie dal conto il riscaldamento di fondo dei mari tropicali, suggerisce che l’evento non è ancora più intenso dei precedenti. «Non tutti i previsori usano la stessa scala», ammette Copernicus. La disputa sul primato è in realtà una disputa su come misurare il clima in un mondo che si scalda, dove ogni record del mare rischia di esserlo solo perché la base di partenza è più alta.Chi il record lo ha già dichiarato è l’agenzia meteorologica statale giapponese: El Niño ha raggiunto «la più forte intensità mai registrata», con 4 gradi sopra la norma nella sua area di monitoraggio, contro i 3,6 del dicembre 1997. L’agenzia americana per gli oceani e l’atmosfera, la Noaa, dal 1° febbraio usa invece un indice relativo depurato dal riscaldamento globale e non ha formalizzato nulla.Quanto durerà? L’Organizzazione meteorologica mondiale, l’agenzia Onu con sede a Ginevra, ha risposto giovedì con il suo aggiornamento stagionale: il picco è atteso a dicembre e la probabilità che il fenomeno persista fino a febbraio 2027 è «prossima al 100%». «El Niño è saldamente insediato e si sta rafforzando rapidamente», ha detto la segretaria generale Celeste Saulo, «potenzialmente uno dei più forti almeno dal 1950». L’anomalia nella regione Niño 3.4 è salita da 1,6 gradi a giugno a 2,5 ad agosto; per l’ultimo trimestre dell’anno la previsione è di circa 3,7 gradi, mai visti.Che cosa significa per il clima del pianeta? Settembre 2026 è stato il secondo settembre più caldo mai registrato, con l’aria a 1,63 gradi sopra l’epoca preindustriale e la media degli oceani a 21,05 gradi, un record per il mese. «Siamo in una nuova serie di mesi sopra 1,5 gradi e, con un El Niño forte ancora in intensificazione, è probabile che duri fino al 2027», ha detto il direttore di Copernicus, Carlo Buontempo. Un mese fa l’Onu aveva messo nero su bianco che l’obiettivo di Parigi di 1,5 gradi sarà mancato nel giro di pochi anni.Caffè, riso e cacaoChi paga? L’Organizzazione meteorologica prevede che le scarse piogge costringeranno le colture irrigue di Colombia, Nordest del Brasile e India a forti restrizioni o a pompare di più dalle falde, con rischio di carenze per l’export. L’Indonesia, grande produttore di olio di palma, è già in siccità; l’Australia teme per il grano, l’Africa orientale per le alluvioni. L’economista Máximo Torero, citato dalla CNN, parla di previsioni di produzione alimentare già tagliate, con un monsone più secco della media e un raccolto di riso indiano ridotto; per il consumatore americano, caffè e cioccolato costeranno di più.Il conto più salato tocca alle economie dove il cibo pesa di più sulla spesa. Secondo Bloomberg Economics, sulla base degli episodi passati, una siccità da El Niño può alzare i prezzi al consumo di quasi due punti percentuali in Indonesia e nelle Filippine, dove il cibo vale rispettivamente il 35 e il 40% del paniere familiare e i prezzi dei beni di prima necessità hanno già ripreso a salire. Negli Stati Uniti l’effetto stimato è di 0,09 punti. Qualcuno ci ha scommesso: il fondo Moreton Capital Partners ha messo in campo a fine giugno 500 milioni di dollari sulle materie prime agricole, convinto che il mercato non abbia ancora prezzato un El Niño da record.La questione del primato storico resta, per ora, al tavolo dei climatologi. Copernicus concede che i valori di settembre «indicano un El Niño già eccezionalmente forte, soprattutto perché l’evento non ha ancora raggiunto il picco». Il picco, secondo Ginevra, arriva a dicembre.