La guerra di Ace Combat 8: Wings of Theve prende forma quasi subito attorno a un'assenza. Il protagonista viene recuperato dopo essere stato abbattuto e assegnato come ufficiale ai sistemi d'arma del comandante Jan "Rex" Cope, figura celebrata come uno degli assi della FCU. Poco dopo, però, Cope viene abbattuto e muore, lasciando al protagonista il suo callsign, il casco e soprattutto il peso di una leggenda costruita anche attraverso la propaganda. Da lì nasce davvero il senso delle Wings of Theve. All'inizio il protagonista si ritrova quasi per caso a incarnare un simbolo più grande di lui, poi missione dopo missione quella distanza si riduce: arrivano le vittorie, aumenta il peso strategico del suo ruolo e quella leggenda comincia lentamente a sembrare meritata.La campagna funziona proprio perché tiene insieme bene il piano personale e quello geopolitico. La guerra tra FCU e Repubblica di Sotoa non è trattata come una semplice contrapposizione tra buoni e cattivi, ma come un conflitto fatto di interessi, alleanze, territori contesi e nazioni neutrali. Allo stesso tempo, viverla attraverso Rex e il suo gruppo rende tutto più concreto: si sente il peso della guerra, ma anche quello di far parte di qualcosa, di una squadra che cresce, soffre e combatte insieme. Una delle differenze più importanti rispetto ad Ace Combat 7 riguarda finalmente i gregari. Nel capitolo precedente erano sostanzialmente presenze autonome, utili più a dare vita al campo di battaglia che a costruire vere strategie. In Ace Combat 8, invece, la squadra diventa una parte concreta del sistema di gioco. Prima di ogni missione si scelgono i velivoli da assegnare ai compagni, e la decisione non è puramente estetica. Gli aerei vanno acquistati attraverso l'Albero degli Aerei, quindi ogni nuovo modello rappresenta anche una scelta economica: magari avete appena sbloccato un caccia molto più efficace, ma dovete decidere se tenerlo per Rex o investire altri crediti per equipaggiare meglio uno dei gregari. Alla fine si tende naturalmente a costruire una squadra piuttosto versatile, ma capita comunque che qualcuno debba accontentarsi di un velivolo più datato. La differenza vera, però, si sente una volta decollati. I gregari possono ricevere ordini e li eseguono davvero. Chiedendo copertura si posizionano vicino al protagonista, cercano di tenere lontani i nemici e possono utilizzare flare per aiutare nelle situazioni più pericolose. Ordinando invece l'attacco li si vede ingaggiare concretamente i bersagli, compresi quelli legati agli obiettivi della missione. Hanno inoltre proprie armi speciali, con munizioni limitate esattamente come quelle del giocatore, e alcuni equipaggiamenti possono produrre effetti utili anche sugli alleati nelle vicinanze, come nel caso delle contromisure elettroniche. Il bello è che raramente si ha il tempo di stare a controllare cosa stiano facendo. Ace Combat 8 è troppo frenetico per permetterlo. Durante gli scontri contro le squadriglie Shadow, oppure quando il cielo si riempie contemporaneamente di caccia, missili e obiettivi terrestri, capita semplicemente di ritrovarsi i propri compagni accanto in formazione mentre sul radar iniziano a spegnersi uno dopo l'altro i segnali dei nemici. Oppure di entrare nel raggio di una loro contromisura elettronica e beneficiare immediatamente del supporto. È proprio questa relativa autonomia a rendere credibile lo stormo. Non si impartiscono ordini a tre pedine da controllare continuamente, ci si affida ai propri compagni mentre ognuno svolge il proprio ruolo. E considerando quanto può diventare caotico il campo di battaglia, avere finalmente la sensazione che qualcuno ti stia davvero guardando le spalle è una delle evoluzioni più riuscite rispetto al capitolo precedente. È durante le missioni più complesse che Ace Combat 8 mostra davvero quanto sia diventato più stratificato. Gli obiettivi possono cambiare rapidamente, costringendo a rivedere priorità e approccio nel giro di pochi secondi. In una missione, per esempio, ci siamo ritrovati a difendere una posizione da attacchi aerei mentre due flotte nemiche avanzavano contemporaneamente. Dopo esserci concentrati sulle navi, colpendole dalla distanza con missili cruise, due nuovi stormi sono comparsi da direzioni diverse e ci hanno costretto a interrompere l'attacco per tornare immediatamente al dogfight. Situazioni del genere spiegano bene perché la possibilità di equipaggiare due armi speciali sia così utile. Non significa però che serva sempre creare configurazioni ibride: alcune missioni sono quasi interamente dedicate al combattimento aereo, altre insistono maggiormente sui bersagli terrestri o navali. La scelta del velivolo e del relativo ruolo continua quindi a essere fondamentale. Una delle novità più interessanti sono gli aerei dedicati alla guerra elettronica, assenti in Ace Combat 7, capaci di utilizzare contromisure che migliorano l'efficacia degli alleati o penalizzano quella degli avversari. Se non volete pilotarli direttamente, potete assegnarli ai gregari e sfruttarne comunque le capacità impartendo gli ordini appropriati. Tutto questo si somma a una fisica leggermente più marcata rispetto al passato. Anche con i controlli semplificati la differenza tra un velivolo più vecchio e un caccia di quinta generazione si percepisce chiaramente, soprattutto in termini di agilità e risposta ai comandi. E quando entrano in scena le squadriglie Shadow, la differenza rispetto ai nemici comuni diventa ancora più evidente: sono aggressive, cercano di circondare il giocatore, utilizzano attivamente contromisure e riempiono la radio di provocazioni mentre tentano di metterlo sotto pressione. Il risultato è una forma di sovraccarico cognitivo quasi costante. Bisogna pilotare, controllare radar e bersagli, ascoltare gli scambi radio, impartire ordini, reagire agli obiettivi che cambiano e tenere d'occhio missili e minacce provenienti da più direzioni. A volte può diventare frustrante, ma è una frustrazione coerente con ciò che il gioco vuole mettere in scena. Arrivare alla fine di certe missioni dopo essere sopravvissuti a un caos quasi ingestibile restituisce una soddisfazione enorme, proprio perché per diversi minuti sembra davvero di stare cercando di tenere insieme una battaglia che potrebbe sfuggire di mano in qualsiasi momento. L'Albero degli Aerei continua a essere uno dei motori della progressione. Non c'è vero grinding, ma quella sana ansia da accumulo di crediti sì: ogni missione completata avvicina al caccia successivo, a una nuova arma o a una componente migliore, e stavolta bisogna pensare anche agli equipaggiamenti della squadra. Come da tradizione, i rami principali seguono soprattutto la scuola americana e quella russa, con diversi velivoli europei nel mezzo, lasciando abbastanza curiosità da giustificare una seconda run con scelte differenti. La campagna può durare anche oltre 30 ore, a seconda della difficoltà e dell'approccio, e offre buoni motivi per essere rigiocata cambiando percorso di sviluppo, composizione dello stormo e livello di sfida. A questo si aggiunge Ace Combat Online, presentato come il multiplayer più ampio della serie, con lobby, cooperativa e cross-platform. Occhio però alla monetizzazione tramite battle pass e contenuti acquistabili, oltre ad alcune criticità tecniche riportate dagli utenti nelle prime fasi di vita del gioco. Non è il motivo cardine per comprare Ace Combat: la campagna è da sempre il cardine della serie, ma comunque avere qualcosa in più per proseguire a fine della modalità single player non è affatto male. Sul piano tecnico Ace Combat 8 alza ulteriormente l'asticella rispetto al 7, che già in alcuni frangenti riusciva a essere impressionante. Più che per un singolo effetto, il salto si percepisce nella resa complessiva: cieli, nuvole, illuminazione, meteo, navi e città contribuiscono a rendere il campo di battaglia più credibile, mentre i velivoli restano riprodotti con una cura quasi maniacale dentro e fuori dal cockpit. Gli elementi terrestri, visti molto da vicino, sono ancora il punto meno convincente, ma il colpo d'occhio generale è eccellente. La cura al dettaglio si riflette anche su altri elementi, che si notano magari meglio nelle missioni che coinvolgono bersagli terrestri. Talvolta si incrociano i piloti avversari che si sono paracadutati, si vedono palazzi e grattacieli crollare sotto attachi specifici nemici (alcuni avversari hanno cannoni a rotaia che sparano bordate assurde), esplosioni sempre più realistiche e complesse (a seconda dell'arma sparata): insomma, il campo di battaglia è sempre più frenetico e carico di eventi. Su PC, però, serve hardware importante. Con una RTX 5070 Mobile in QHD, dettagli medi e DLSS su Performance si viaggia intorno ai 50-60 fps, mentre con una RTX 5070 Ti desktop a 3440 × 1440 e DLSS su Bilanciato o Qualità si superano spesso i 100 fps. Non abbiamo incontrato bug o crash, e anche a dettagli medi il gioco resta perfettamente godibile, ma le performance di per sé sono tutt'altre che sorprendenti.Ottimo anche l'audio: tra radar impazziti, esplosioni, missili, comunicazioni radio e colonna sonora, il caos sonoro diventa parte integrante della sensazione di guerra aerea. Ace Combat 8: Wings of Theve costa 79€ su console, dove è disponibile anche in edizione fisica, mentre su Steam il prezzo è di 69,99€. La versione provata per questa recensione è quella PC.A listino c'è anche una Deluxe Edition, proposta a 10€ in più, che include il gioco base, un set di elementi cosmetici personalizzabili, il buono ACE PASS PREMIUM PLUS e l'F-14/A utilizzabile nella campagna.Non è un prezzo leggero, soprattutto su console, ma considerando una campagna che può tranquillamente occupare anche oltre 30 ore, la quantità di velivoli da sbloccare e una struttura che invita almeno un po' alla rigiocabilità, il rapporto tra contenuti e costo resta complessivamente convincente. Il codice per questa recensione è stato fornito da Bandai Namco, che non ha avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.L'articolo Recensione Ace Combat 8: Wings of Theve, più profondo senza perdere la sua anima arcade sembra essere il primo su Smartworld.