Sanchez potrebbe aver fregato tutti

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Le immagini che continuano ad arrivare da Madrid e dalle principali città spagnole sono lo specchio di una crisi che potrebbe cambiare gli equilibri non solo all’interno dei confini iberici, ma in tutta l’Unione Europea. Le proteste sono il dito nella piaga di una situazione già fragilissima che dal 2024 non ha fatto altro che degenerare, fino al colpo di grazia arrivato lo scorso 5 ottobre. Ma in tutta questa situazione c’è un nodo da sciogliere che potrebbe cambiare la lettura di tutto quello che ci hanno raccontato fino ad ora.Maricarmen Abascal, il volto della protestaPer arrivare all’annuncio del premier Pedro Sánchez in cui scioglie le Camere e manda al voto anticipato la Spagna dobbiamo partire da più lontano, da un episodio che ha dato il via ai giorni di rivolta andati in scena nelle più grandi città spagnole. Ci troviamo a Madrid: il 23 settembre un’anziana signora viene trasportata in barella fuori dalla sua casa nel quartiere Retiro. Il suo nome è Maricarmen Abascal, 87 anni e un’invalidità del 50%. La sua vicenda sta per diventare di lì a breve il simbolo di una protesta destinata a fare la storia della Spagna.71 anni in affitto e un canone aumentato del 430%Maricarmen vive da 71 anni in affitto in un appartamento di quel palazzo dal quale sta per essere sfrattata. La società immobiliare Urbagestión nel 2018 ha acquistato l’immobile a uso investimento, proponendole di acquistare la casa in cui viveva o di pagare un affitto maggiorato del 430%: da 500 euro a circa 2.650. Tra le varie trattative, l’unica concessione di Urbagestión in tutti questi anni era stato un canone calmierato di circa 1.600 euro, trecento euro in più della pensione percepita dalla Abascal.Lo sfratto che accende la scintillaDopo la causa persa contro la società immobiliare, i tentativi di evitare lo sfratto coatto erano stati innumerevoli: dalle manifestazioni pacifiche alle occupazioni del condominio, passando per le raccolte fondi. Nulla da fare, le forze dell’ordine hanno sgomberato l’appartamento. Ed ecco la scintilla che innesca un incendio di proporzioni smisurate. Pochi giorni dopo, un accordo con la società le permetterà di tornare a casa con un nuovo contratto di otto anni, ma ormai la protesta è esplosa. In Spagna la crisi abitativa è un tema molto sentito dal 2024 circa, quando le manifestazioni di dissenso hanno cominciato a farsi sempre più regolari.Prezzi raddoppiati e fondi speculativiNegli ultimi dieci anni il costo degli affitti e dell’acquisto al metro quadro in Spagna è più che raddoppiato. Parallelamente, un altro fenomeno diffusosi a macchia d’olio ha scatenato le proteste di inquilini, associazioni di tutela e membri delle istituzioni: sempre più fondi speculativi internazionali hanno cominciato ad acquistare in blocco immobili a uso investimento, destinati ad affitti brevi e case vacanza. Il risultato? Una carenza mai registrata prima di immobili abitativi a prezzi abbordabili.La piazza: più di 50 città, 70mila o 500mila personeOggi vivere in una grande città spagnola richiede una spesa per l’affitto pari o di poco inferiore allo stipendio medio della gran parte dei cittadini. Per l’acquisto, le cifre sono da capogiro. Per questo la Spagna ha deciso di scendere in piazza, e di farlo in maniera massiccia. Sabato 3 ottobre si sono registrate manifestazioni in più di 50 città, con epicentro a Madrid, dove secondo le autorità hanno protestato circa 70mila persone, mentre gli organizzatori hanno stimato una partecipazione di circa 500mila.I tentativi del governo: dodici misure e la multa ad AirbnbPartendo da Maricarmen Abascal, il filo conduttore di questa storia ci porta alla decisione di Sánchez del 5 ottobre. Il governo a guida socialista aveva più volte cercato di intervenire sulla crisi abitativa: ricordiamo il piano in dodici misure del 2025 per arginare il fenomeno degli affitti brevi e stagionali guidato dalle multinazionali. A dicembre 2025 si è aggiunta una maxi multa da 64 milioni ad Airbnb, piattaforma leader del settore, per oltre 65mila annunci irregolari, con la conseguente rimozione forzata degli stessi.I due decreti sulla casaI tentativi non sono bastati e l’opposizione, guidata da Vox e Partito Popolare, ha fatto dell’argomento un cavallo di battaglia nell’elenco dei fallimenti del governo. Sull’onda delle proteste dell’ultima settimana, Sánchez aveva approvato due decreti sull’emergenza abitativa.Il primo prevede la proroga di due anni dei contratti di affitto in scadenza prima della fine del 2028, con una protezione dagli sfratti per i soggetti più vulnerabili fino alla fine del 2030. Contiene inoltre regole più stringenti per gli affitti brevi e un limite all’acquisto di abitazioni da parte dei fondi di investimento, che non potranno comprare sotto il 70% del valore di perizia fino alla fine del 2028.Il secondo prevede un meccanismo di rinnovo automatico degli affitti, potenzialmente a durata indefinita, con aumenti di prezzo regolati dalla legge e non da nuove contrattazioni.La bocciatura in Parlamento e il ruolo di JuntsQui arriva la svolta. I decreti vengono bocciati da Vox e Partito Popolare, e decisivo è stato il voto contrario e inaspettato di Junts, partito indipendentista catalano di centrodestra, sul quale il governo Sánchez aveva più volte contato per far passare le proprie misure. Il risultato? Instabilità della maggioranza, fallimento dei due decreti e scioglimento delle Camere. La stampa, anche estera, si pronuncia quasi unanime: fallimento del governo socialista, con Vox e PP possibili favoriti alle elezioni anticipate del 29 novembre.Il nodo da sciogliere: due decreti quasi identiciVi ricordate il nodo di cui vi avevamo parlato in apertura? Eccoci arrivati. La credenza diffusa è che Sánchez abbia sciolto le Camere dopo le pressioni dovute al fallimento dei decreti. Ma c’è un dettaglio che ribalta la situazione: il governo ha appena approvato due decreti praticamente identici a quelli bocciati, con una differenza cruciale. Avendo sciolto le Camere, Sánchez ha sfruttato una differenza procedurale: il compito di convalidarli non spetta più alla Camera, ma alla Diputación Permanente.Come funziona la Diputación PermanentePer capire la portata politica della mossa bisogna capire il meccanismo. La Diputación Permanente è l’organo incaricato della gestione degli affari correnti durante lo scioglimento delle Camere ed è formato da 69 parlamentari. Pur riflettendo la composizione della Camera, il numero inferiore di posti ridimensiona il peso dei partiti autonomisti, che avevano bocciato i decreti insieme alla destra facendo perdere al governo la maggioranza. Il voto contrario di Junts pesa dunque meno e il vero ago della bilancia diventa, come già accaduto più volte, il Partito Nazionalista Basco.La strategia di SánchezLa naturale conseguenza è che Sánchez punterà a far passare comunque quei decreti cercando l’aiuto del partito basco e a riacquistare consenso in vista del 29 novembre. Il piano in tre punti: cavalcare le proteste, riprendersi la presidenza del consiglio e arginare PP e Vox, che avevano votato contro.Ed è qui che la lettura ufficiale comincia a mostrare delle crepe. Sánchez non avrebbe subito la sconfitta in Parlamento: avrebbe scelto di uscire da quell’aula per tornare in gioco su un terreno più ristretto e, dunque, più semplice da gestire. Perdere i decreti alla Camera, sciogliere le Camere e farli convalidare in una sede dove pesa meno chi li aveva affossati ha tutta l’aria di una strategia politica ben congegnata. Resta da capire se basterà, perché la convalida non è scontata e l’esito elettorale ancora meno.Il rischio e la posta in giocoUna cosa è appurata: se i due decreti passassero, Sánchez potrebbe seriamente presentarsi al voto del 29 novembre non come il premier che ha fallito sull’emergenza abitativa, ma come quello che è riuscito, costi quel che costi, a rispondere alla piazza mentre PP e Vox votavano contro. Il tutto con uno stratagemma politico senza precedenti.Dalla barella del Retiro alle urne del 29 novembreTorniamo a Maricarmen Abascal, a quella barella fuori dal palazzo del Retiro. Nel racconto proposto per giorni, la sua storia era l’inizio della fine del governo socialista. Oggi potrebbe rivelarsi, paradossalmente, l’occasione per risollevarlo. Il 29 novembre, a decidere se quella mossa è stata un azzardo riuscito o l’ultimo atto di una crisi irreversibile non saranno i palazzi, ma gli spagnoli, in particolare quelli che negli ultimi giorni hanno riempito le strade di cinquanta città. Perché la questione casa, in Spagna, è diventata il metro con cui una nazione misura la fiducia nella politica. E la domanda, adesso, è chi riuscirà a rispondere meglio di tutti a quella piazza.The post Sanchez potrebbe aver fregato tutti appeared first on Radio Radio.