L’Iran offre all’Arabia Saudita la mediazione con gli houthi: Riad conferma la telefonata ma non risponde

Wait 5 sec.

RIAD — «Non vogliamo che le ostilità continuino tra due Paesi musulmani». Con queste parole, lunedì, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha spiegato l’offerta che il suo ministro, Abbas Araghchi, ha fatto domenica sera per telefono al collega saudita, il principe Faisal bin Farhan: i buoni uffici di Teheran per fermare la guerra tra l’Arabia Saudita e gli houthi, i ribelli yemeniti che in cinque giorni hanno colpito quattro volte gli aeroporti del regno. È il primo contatto tra i due governi dall’estate, riferisce il New York Times.La risposta di Riad sta in ciò che manca. L’agenzia di Stato saudita Spa ha confermato la telefonata e il colloquio sull’«escalation regionale», ma non ha fatto alcun cenno alla mediazione proposta. L’Iran, storico alleato degli houthi, si candida così ad arbitro di un conflitto in cui altri lo vedono come parte in causa: «è difficile pensare che quel coordinamento non esista», ha detto ad Al Jazeera l’analista di difesa e marittimo Alexandru Hudisteanu, per il quale c’è «un’alta probabilità che l’Iran sia dietro questi attacchi».Su Telegram Araghchi ha scritto che «insistere su un approccio militare e ignorare la soluzione politica non farebbe che complicare ulteriormente la situazione», e che Teheran è «pronta a fornire ogni assistenza necessaria» per avviare il dialogo. Baghaei ha aggiunto che le tensioni tra Riad e Sanaa «giovano solo al regime sionista». L’offerta arriva mentre il presidente americano Donald Trump dice di riconsiderare il ruolo degli Stati Uniti nello Yemen e di valutare la ripresa dei raid sull’Iran, che prima aveva escluso fino alle elezioni di metà mandato di inizio novembre. Il destinatario del messaggio iraniano, così, è Washington almeno quanto Riad. Trump ha annunciato anche una telefonata con il principe ereditario Mohammed bin Salman, di cui domenica non c’era conferma saudita.Quattro colpi in cinque giorniSul terreno non c’è pausa. Sabato un missile houthi ha centrato il King Khalid, l’aeroporto di Riad, città di 8 milioni di abitanti: 12 morti e oltre 300 feriti. Il tredicesimo morto, un cittadino indiano, è arrivato domenica. Tra le vittime ci sono quattro sauditi e lavoratori stranieri di sette Paesi, tra cui un americano.Domenica alle 20.30 (le 19.30 in Italia) un nuovo proiettile ha colpito i terminal 3 e 4, quelli dei voli interni: un morto, un residente pakistano, e 11 feriti. Un passeggero a bordo di un aereo in rullaggio ha raccontato a Reuters l’impatto sul piazzale, accanto ai velivoli parcheggiati, e l’incendio che ne è seguito. Giovedì erano morte tre persone, tra cui un pilota; lunedì è stato colpito anche il King Fahd di Dammam, sulla costa del Golfo. In una settimana gli attacchi agli scali sauditi hanno fatto almeno 20 morti.Gli houthi rivendicano tutto. «Aeroporto per aeroporto, assedio per assedio, escalation per escalation», ha detto il portavoce militare, il generale di brigata Yahya Saree: «prendete sul serio i nostri avvertimenti». La tregua del 2022 tra Riad e i ribelli è saltata a luglio; da allora gli houthi, che controllano le aree dove vive circa l’80% dei 43 milioni di yemeniti, hanno dichiarato un blocco navale contro l’Arabia Saudita. Al Masirah, la tv degli houthi, ha riferito di nuovi raid sauditi su Sanaa domenica notte.Lunedì l’autorità saudita dell’aviazione civile ha prolungato la chiusura del King Khalid fino a sabato 17 «per completare le procedure di verifica della sicurezza». A Washington la Faa, l’ente federale per l’aviazione, ha diramato domenica un avviso ai vettori americani valido fino al 10 dicembre: le minacce legate alle «attività militari in corso» e alle interferenze sui segnali satellitari «possono costituire un rischio per gli aeromobili a tutte le quote». Nessuna compagnia passeggeri statunitense vola oggi su Riad; Delta doveva inaugurare la rotta da Atlanta il 23 ottobre e il suo amministratore delegato Ed Bastian ha detto che «sarà la sicurezza a decidere». Londra sconsiglia i viaggi non essenziali in tutti gli scali del regno tranne Medina. Le scuole di Riad sono in didattica a distanza per una settimana.Il governo saudita non arretra. «La parola “paura” non esiste nel dizionario saudita», ha detto lunedì il ministro dell’Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, aprendo a Riad il congresso mondiale del petrolio: gli attacchi sono «seri» e la risposta dovrà essere «altrettanto seria». Il Brent oscilla tra 103 e 105 dollari al barile. Dagli Emirati il consigliere diplomatico del presidente, Anwar Gargash, ha detto che le carenze nella difesa comune del Golfo hanno incoraggiato gli attacchi; il Bahrein ha chiesto misure al Consiglio di sicurezza dell’Onu e il segretario generale António Guterres lo stop immediato.Dal 28 febbraio l’Iran è in guerra con Stati Uniti e Israele. Le ambasciate tra Teheran e Riad sono riaperte solo nel 2023, con un accordo mediato dalla Cina dopo sette anni di rottura: è su quel canale che Araghchi ha telefonato, mentre Trump decide se tornare a bombardare.