Ortopedici ospedalieri, tutte le sfide per il futuro della professione

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Per la prima volta il numero dei camici bianchi in fuga del Ssn è superiore a quello di chi va in pensione. Un dato messo in luce da Anaao Assomed, ma ancora più evidente per la categoria degli ortopedici, incentivata per vari motivi a lasciare gli ospedali pubblici per scegliere le strutture private convenzionate. Il bilancio arriva dalla 18.ma edizione del Trauma Meeting Otodi (la società scientifica degli ortopedici e traumatologi ospedalieri), appena chiuso a Riccione, un appuntamento che ha riunito oltre 2.500 specialisti per parlare di innovazione, formazione ma anche sfide per una professione alla prese con una ‘carenza di personale’ che pesa sul Ssn. “Questo per Otodi è il problema che ci porta ad avere evidenti carenze di personale nelle nostre unità operative: lo avevamo già evidenziato con un sondaggio interno dei nostri giovani di Otodi Young nel 2024. Ho letto che proprio in questi giorni il Governo sta pensando di predisporre l’immissione di nuove risorse nel Sistema Sanitario Nazionale: questo è il punto di partenza, a patto di avere in mente un disegno programmatico su come investirle”, ha detto Marco Mugnaini, presidente di Otodi e primario del reparto di Ortopedia e traumatologia dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di FirenzeOrtopedia e traumatologia: priorità organizzative e proposteE se Otodi preme l’acceleratore sulla formazione, evidenzia anche un’altra sfida quotidiana per gli ortopedici del Ssn. “La traumatologia è un focus importante della nostra professione. Ma nei nostri ospedali spesso questo va a confliggere da un punto di vista organizzativo con il trattamento dei pazienti ortopedici in elezione: si tratta di chi programma un intervento di protesi per una patologia degenerativa (anca, ginocchio, spalla, etc…)”, ha spiegato Mugnaini.“Capita purtroppo spesso che interventi preordinati di protesi vengano rinviati. Tutto ciò si traduce inevitabilmente in un allungamento delle liste di attesa e, in diverse regioni italiane, nella fuga dei pazienti in altre regioni o nel privato (convenzionato e non), con un aumento della mobilità passiva”.Cosa fare? “Sappiamo bene che nessuno al momento ha la bacchetta magica, ma ci proponiamo come interlocutori con il decisore politico per raccontare ed attuare soluzioni strategiche che già abbiamo in ‘pancia’ nella nostra società scientifica”, dice il presidente.Ridurre i tempi “non-chirurgici” con l’aiuto dell’AIDal punto di vista organizzativo, un aiuto per l’ortopedia pubblica arriva dall’intelligenza artificiale. “Come ortopedici parliamo spesso di sintesi e riduzione: dalle fratture puntiamo a farlo anche sul fattore tempo. Purtroppo, gran parte del nostro tempo viene assorbito per attività amministrative e burocratiche sicuramente importanti, ma mai quanto quelle mediche, cliniche e chirurgiche che partono dall’ascolto del paziente alla prima visita”, ha detto Mugnaini.“Questo si traduce in un utilizzo non profittevole delle risorse umane già insufficienti. La nostra proposta è quella di parlare un linguaggio unico tra i vari sistemi di gestione dati degli ospedali: stiamo studiando un applicativo con intelligenza artificiale capace di ridurre notevolmente il tempo non clinico, aumentando le performance di interi reparti”, ha concluso il presidente Otodi.Questo articolo Ortopedici ospedalieri, tutte le sfide per il futuro della professione proviene da LaPresse