Nell’inchiesta sulla morte per avvelenamento da ricina di madre e figlia a Pietracatella, in provincia di Campobasso, la Procura di Larino ha disposto una perquisizione informatica al liceo classico Mario Pagano di Campobasso, la scuola frequentata da Sara Di Vita, la quindicenne che ha perso la vita insieme alla madre Antonella Di Ielsi a fine dicembre 2025. L’attività sarà eseguita giovedì 15 ottobre alle ore 9, due giorni dopo quella già programmata all’Istituto Agrario di Riccia. Lo si apprende dal provvedimento notificato alle parti, un documento di due pagine.Gli investigatori alla caccia di ricerche on line sui veleni Gli specialisti della Polizia passeranno al setaccio i computer delle aule informatiche alla ricerca di eventuali tracce di navigazione e ricerche relative alla ricina, ai veleni e ad altri termini collegati alla sostanza, comprese informazioni eventualmente cancellate ma ancora recuperabili. Nei mesi scorsi compagne e compagni di classe e altri studenti del liceo erano già stati ascoltati dagli investigatori anche in merito a ricerche sul veleno che sono tuttora al vaglio degli inquirenti. Questo elemento assume rilievo alla luce della decisione di verificare anche i computer della scuola, per accertare l’eventuale presenza di tracce informatiche di quelle o di altre ricerche e, se possibile, ricostruire quando e da chi siano state effettuate. Il Mario Pagano è stato frequentato fino allo scorso anno anche dalla sorella maggiore di Sara, Alice Di Vita, oggi studentessa universitaria nel Nord Italia. L’inchiesta sul duplice omicidio resta formalmente a carico di ignoti.La pm: “Improbabile l’avvelenamento accidentale”Nei giorni scorsi, parlando con LaPresse, la procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell’inchiesta, ha affermato di “ritenere improbabile” un avvelenamento da ricina accidentale, sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. La precisazione si inserisce nel dibattito scatenato dalle dichiarazioni di esperti circa l’ipotesi che l’intossicazione possa essere stata accidentale. Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, e la medico legale Benedetta Pia De Luca, che ha eseguito le autopsie, hanno chiarito che gli accertamenti medico-scientifici hanno consentito di stabilire l’intossicazione da ricina, ma non di determinare se l’assunzione sia stata accidentale oppure provocata da terzi. Anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro, in un’intervista al Corriere della Sera, ha sostenuto che non sia ancora possibile considerare dimostrata l’ipotesi dell’omicidio volontario.Questo articolo Madre e figlia uccise dalla ricina a Pietracatella, la Procura dispone perquisizione nel liceo di Sara di Vita proviene da LaPresse