PARIGI — La Francia tratta con i talebani per rimandare in Afghanistan cittadini afghani irregolari che considera pericolosi. Lo ha confermato giovedì il portavoce del ministero degli Esteri, Pascal Confavreux. È un dialogo «strettamente tecnico», ha detto, e non comporta alcun riconoscimento del governo di Kabul.È un canale, non ancora un piano. Il governo non dice quante persone saranno espulse, né quando, né con quali voli. L’ambasciata francese a Kabul è chiusa dall’agosto 2021 e Parigi non ha rapporti diplomatici con i talebani. Alla domanda se funzionari talebani potranno entrare in Francia per rilasciare i documenti di viaggio, come già avviene in Germania, il ministero non ha risposto; venerdì ha fatto sapere che un’intesa del genere al momento non esiste.«È una iniziativa per garantire la sicurezza dei francesi», ha detto Confavreux alla radio pubblica RFI. «È un dialogo strettamente tecnico per facilitare l’allontanamento di cittadini afghani che sono illegalmente nel Paese e che rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale. Sono persone pericolose». La misura, ha precisato, non riguarda i richiedenti asilo né le donne. Per le cifre il ministero rinvia all’Interno, che non le ha fornite.La notizia era filtrata martedì, quando una fonte diplomatica aveva anticipato all’AFP che «come in altri Paesi europei» era stato avviato un dialogo con i talebani per i rimpatri diretti di afghani irregolari «che rappresentano una minaccia all’ordine pubblico». Le persone interessate potrebbero essere «centinaia». La stessa fonte ha sostenuto che il contatto «non rimette in discussione» la posizione francese sull’Afghanistan e che Parigi continua a sostenere la popolazione, «in particolare le donne».Il precedente tedescoPer capire la mossa francese bisogna tornare al 23 giugno. Quel giorno una delegazione talebana di cinque persone ha incontrato a Bruxelles, a porte chiuse, la Commissione europea e rappresentanti degli Stati membri. Il capo delegazione, il portavoce del ministero degli Esteri talebano Abdul Qahar Balkhi, ha definito la visita «storica» e ha messo sul tavolo «il riavvio di servizi consolari ad ampio raggio per gli afghani nell’area Ue» e un «processo di ritorno dignitoso». Una ventina di Paesi dell’Unione, tra cui Germania, Belgio e Svezia, chiede da mesi di accelerare i rimpatri, soprattutto dei condannati.La Germania è andata più avanti di tutti. Dal marzo 2025, con il governo del cancelliere Friedrich Merz, Berlino ha rimandato a Kabul 228 uomini. Il 16 giugno un charter ha portato in Afghanistan 32 condannati per «omicidio, abusi sessuali su minori, stupro, traffico di droga, estorsione con violenza», secondo il ministero dell’Interno guidato da Alexander Dobrindt; il 25 agosto un altro volo è partito da Lipsia con 23 uomini. A fine agosto Berlino ha fatto entrare nel Paese una «squadra di supporto tecnico» talebana per emettere i documenti riconosciuti dalle autorità di fatto. La partita, per i governi europei, è scambiare voli e passaporti con un contatto che Kabul può presentare come un passo verso la normalità.Le organizzazioni per i diritti umani contestano il baratto. «Qualsiasi contatto con i talebani deve dare priorità alla tutela dei diritti umani e alla responsabilità, non alla deportazione di persone verso il pericolo», ha detto la ricercatrice di Human Rights Watch Fereshta Abbasi, secondo cui i Paesi Ue «minano la propria credibilità» condannando gli abusi talebani e cooperando ai rimpatri. Il direttore del Consiglio per i rifugiati dell’Assia, Timmo Scherenberg, aveva già definito le espulsioni inaccettabili: «Si tratta di persone fuggite da quel regime». I talebani non hanno commentato l’apertura francese.Lo stesso giovedì in cui Parigi confermava i colloqui, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan ha riferito dell’arresto o della detenzione di almeno 52 donne e una ragazza a Kabul e a Herat. Nel Paese le ragazze non possono studiare oltre i 12 anni e le donne restano escluse da gran parte dei lavori e degli spazi pubblici.