Usa, il Pentagono trasmetterà in diretta la fucilazione dell’attentatore di Fort Hood. L’Onu: «Equivale a un’esecuzione pubblica»

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WASHINGTON — L’Onu ha rivolto venerdì a Washington lo stesso monito che negli ultimi anni aveva riservato a Kabul e a Teheran. L’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani, da Ginevra, ha avvertito che trasmettere in diretta un’esecuzione «equivale a un’esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura». Il destinatario, questa volta, è il Pentagono.Il 3 dicembre alle 13 ora locale (le 20 in Italia), a Fort Hood, grande base dell’Esercito in Texas, un plotone di soldati fucilerà Nidal Hasan, 56 anni, ex maggiore e psichiatra militare che nel 2009 uccise 13 persone in quella stessa base. Un funzionario del Pentagono ha confermato giovedì che l’esecuzione «sarà trasmessa in streaming». Sarà la prima esecuzione militare americana dal 1961, la prima per fucilazione dal 1945 e, se la diretta ci sarà davvero, la prima esecuzione pubblica negli Stati Uniti dal 14 agosto 1936, quando a Owensboro, in Kentucky, circa 20.000 persone assistettero all’impiccagione di Rainey Bethea.L’annuncio lo ha dato il segretario alla Difesa Pete Hegseth, giovedì, a bordo della portaerei Abraham Lincoln, parlando al podcaster conservatore Jack Posobiec. «Avrà un plotone d’esecuzione di soldati, come deve essere», ha detto. «Faremo in modo che la gente possa guardare, che sia pubblico, perché la gente deve capire che per queste cose ci sono conseguenze serie». Data e ora non sono casuali: la strage avvenne un giovedì alle 13, e il segretario ad interim dell’Esercito Adam Telle ha fissato l’esecuzione nello stesso giorno della settimana e alla stessa ora. «Lo faremo all’una, che è quando lo ha fatto lui», ha spiegato Hegseth.La fucilazione è stata raccomandata da Hegseth e approvata da Donald Trump lunedì. Il percorso era stato preparato ad aprile, quando l’amministrazione ha aggiunto fucilazione, gas ed elettrocuzione ai metodi ammessi per le esecuzioni federali. Su quale piattaforma andrà in onda la diretta nessuno, per ora, lo ha detto.Il 5 novembre 2009 Hasan entrò nel centro medico di Fort Hood, dove i soldati aspettavano i vaccini e le visite prima della partenza, gridò «Allahu akbar» e aprì il fuoco con una pistola a mirino laser: 12 militari e un civile uccisi, 32 feriti. Al processo, nel 2013, disse alla corte marziale di aver colpito soldati diretti in Afghanistan per «una guerra illegale». È detenuto nel braccio della morte di Fort Leavenworth, in Kansas.Il sergente colpito sette volteAlonzo Lunsford, ex sergente, quel giorno fu colpito sette volte, una alla testa. Alla Bbc ha detto di essere favorevole alla fucilazione ma contrario alla diretta integrale: «Mostrare tutto, senza censura, al grande pubblico, personalmente non sono d’accordo, ma non si tratta delle mie convinzioni». Sarà presente. «Prima che premano il grilletto voglio che mi guardi negli occhi. Amico, hai fallito, io sono ancora qui». Dice di averlo perdonato, da cristiano.I giuristi dubitano che la scena si vedrà. John Mills, avvocato di condannati a morte, parla di un’iniziativa «senza precedenti nell’era moderna», che giudica «poco più che una ricerca di attenzione da parte dell’amministrazione Trump» e «improbabile». Eugene Fidell, docente di diritto militare a Yale, ha detto all’Ap che Hasan può ancora presentare un ricorso di habeas corpus davanti ai tribunali civili: l’esecuzione «potrebbe francamente sopravvivere a questa amministrazione». Geoffrey Corn, professore alla Texas Tech ed ex avvocato militare, vede nella diretta «questioni morali rilevanti, al di là di quelle sulla pena di morte in generale». Deborah Denno, della Fordham University, la considera invece un passo verso una procedura «molto più trasparente».La Casa Bianca ha rinviato al Pentagono le domande sulla diretta e sull’eventualità che Trump la guardi. L’Esercito non ha risposto alla Cnn e i legali di Hasan non hanno rilasciato dichiarazioni. Il regolamento militare prevede almeno due testate giornalistiche come testimoni; non è chiarito se assisteranno truppe o altri spettatori.A chi gli chiedeva delle eventuali ultime volontà del condannato, Hegseth ha risposto: «Non m’importa. Ci vediamo il 3 dicembre».