Arabia Saudita, un missile degli houthi colpisce l’aeroporto di Riad: scalo evacuato e «molti feriti»

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RIAD — Un missile ha colpito sabato pomeriggio un terminal passeggeri dell’aeroporto King Khalid di Riad, lo scalo è stato evacuato e il traffico aereo si è fermato. È il terzo attacco in meno di una settimana sull’aeroporto della capitale saudita, e non è un episodio isolato: da quando le forze yemenite sostenute da Riad avanzano sulla costa del Bab al-Mandab, gli houthi portano quasi ogni giorno la guerra nel cuore del regno. Due funzionari regionali, citati dall’Associated Press, parlano di «molte persone» ferite e di ambulanze in corsa verso lo scalo.Ahmed Sayed, un residente di Riad, ha raccontato di aver sentito almeno due forti esplosioni scuotere la città. L’aeroporto ha diffuso solo un avviso scarno, invitando i passeggeri a verificare il volo con le compagnie. I dati di Flightradar24 mostrano gli aerei dirottati su altri scali, con l’ultimo atterraggio alle 14:05 locali (le 13 in Italia); Kuwait Airways ha cancellato i collegamenti per chiusura dello scalo, e nelle 24 ore precedenti erano già saltati almeno 225 voli.L’autorità saudita dell’aviazione civile non ha ancora confermato né fornito un bilancio. Gli houthi, che hanno rivendicato tutti gli attacchi precedenti, sabato non avevano diffuso alcuna dichiarazione.Il colpo più grave resta quello di giovedì. L’autorità dell’aviazione ha riferito venerdì che gli attacchi sul King Khalid hanno ucciso un pilota di linea e altri due cittadini sauditi, con decine di feriti «di diverse nazionalità» e danni a un aereo della compagnia di bandiera. Saudia ha annunciato «con profonda tristezza» la morte del comandante Hamoud Ali Alkalthami. Lo stesso giorno tre persone sono rimaste ferite negli aeroporti di Jazan e Najran, al confine con lo Yemen.Il 6 e 7 ottobre erano toccati ad Abha, nel sud-ovest, e di nuovo a Riad: due donne, una marocchina e un’algerina, uccise ad Abha con 28 feriti; un residente sudanese morto nella capitale, otto feriti. Già il 18 settembre la coalizione a guida saudita aveva intercettato un missile balistico diretto sul King Khalid, e il giorno dopo una colonna di fumo nero si era alzata da un deposito di carburante dello scalo.L’offensiva verso MokhaIl portavoce militare houthi, Yahya Saree, ha descritto così uno dei colpi della settimana: «Le nostre forze armate hanno appena preso di mira l’aeroporto King Khalid di Riad con un missile balistico. Il colpo è stato preciso, per grazia di Dio». I bilanci delle due parti non coincidono: gli houthi hanno sostenuto di aver ucciso o ferito 200 membri delle forze di sicurezza saudite, Riad ha confermato per quegli attacchi tre feriti lievi.Dietro la sequenza c’è l’operazione «Alba dello Yemen», annunciata il 4 ottobre da Rashad al-Alimi, presidente del Consiglio di comando presidenziale, il governo yemenita riconosciuto, «per ripristinare le istituzioni dello Stato, liberare la capitale Sanaa e porre fine al colpo di mano delle milizie houthi». Le sue forze, con copertura aerea saudita 24 ore su 24, hanno raggiunto in pochi giorni la periferia di Mokha, il porto sul Mar Rosso che controlla l’accesso allo stretto; il ministero della Difesa dà la città per caduta e quattro fonti governative hanno riferito a Reuters di una ritirata houthi verso gli altopiani. Gli houthi negano e un portavoce ha rivendicato «pieno controllo su tutte le conquiste sul terreno».La posta è la rotta. Dal Bab al-Mandab, preso dagli houthi il mese scorso, passa circa il 12% del commercio mondiale, mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso dall’Iran. Il portavoce della coalizione, generale Turki al-Maliki, ha contato 324 obiettivi houthi «di alto valore» distrutti e 100 caccia impiegati. Il Brent è comunque sceso sotto i 100 dollari al barile martedì.Riad risponde sul terreno, gli houthi rispondono nel cielo della capitale: i missili sugli aeroporti sono il prezzo che il regno paga per ogni chilometro guadagnato sulla costa. I sauditi hanno chiesto sostegno agli Stati Uniti e agli altri alleati; Pakistan e Turchia hanno accettato di inviare truppe. A luglio Donald Trump aveva avvertito che per nuovi attacchi houthi «gli Stati Uniti riterranno responsabile l’Iran». Teheran, a quest’ora, non ha commentato. L’Onu conta 184.000 sfollati da quando la guerra in Yemen è ripresa.