In occasione della festività di San Francesco, celebrata il 4 ottobre, e della ricorrenza quest’anno dell’VIII centenario della sua morte, l’associazione “Arte da mangiare – mangiare Arte” gli ha dedicato la 12a edizione del Festival d’Arte Internazionale nei Depuratori, “La tavola della Povertà/Essenzialità“, presso il depuratore di Milano Nosedo. Ispirandosi ai valori peculiari del Santo, durante la tavola rotonda, il cui titolo è già molto eloquente di per sé, i relatori hanno focalizzato l’attenzione sugli aspetti essenziali dell’uomo, e sulla sua dedizione verso i più fragili, gli anziani e le persone con disabilità, sottolineando la necessità di prendersi cura del benessere di ogni individuo.“Arte da mangiare mangiare Arte”, da trent’anni, attraverso un approccio innovativo: l’arte non è solo contemplativa, ma esperienza partecipata e condivisa, si occupa di tematiche sociali, come, l’ambiente, l’alimentazione e tutto ciò che favorisce lo “star bene” della persona.“Un’idea di arte come esperienza condivisa e non come oggetto da contemplare a distanza – afferma Ornella Piluso, fondatrice e direttrice artistica di “Arte da mangiare mangiare Arte” – che negli anni si è tradotta in centinaia di iniziative, mostre, installazioni, performance, laboratori nelle scuole realizzati a Milano e a livello internazionale, spesso in collaborazione con ospedali, case di cura, consolati e associazioni del terzo settore”.Nella mattinata del 3, protagonista del dibattito è stato il “welfare sociale”, con particolare riferimento all’impiego dell’arte come cura. Focus della dissertazione è stato il recente protocollo, siglato lo scorso aprile, tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute, finalizzato a far diventare l’arte un percorso di cura, al punto tale da essere prescrivibile dai medici. Tale azione si inserisce, perfettamente, all’interno del cambiamento culturale, di cui abbiamo parlato più volte, all’interno del quale la persona ammalata o con disabilità viene messa al centro; rispetto al passato, la malattia o la disabilità non è l’aspetto predominante, ma solo un di cui. Viene, pertanto, valorizzata la persona in quanto persona, e quindi, il suo benessere. A rafforzare l’impiego dell’arte come terapia, nel corso della tavola rotonda è emerso che ricerche recenti dimostrano come l’utilizzo l’accostamento all’arte, in certe patologie, per esempio l’alzheimer, porta molteplici benefici, tra cui l’integrazione, inibendo l’isolamento; migliora inoltre la coordinazione motoria; riduce ansia e stress, accresce l’attenzione e la capacità organizzativa. Nello stesso tempo, è stato preso in considerazione il problema della non accessibilità dei luoghi di cultura, in particolare dei musei; sono stati riportati alcuni dati ISTAT che dimostrano come la situazione generale non sia tra le migliori, solo il 10,6% dei musei è munito di percorsi per le persone con disabilità cognitiva; nel 10,7% ci sono percorsi tattili o materiali in braille; l’8,5% ha mappe tattile, il 5,9 % video nella lingua dei segni; e solo il 2,4% materiali e percorsi basati sulla comunicazione aumentativa alternativa. Questo significa che la maggior parte dei luoghi dell’arte non è usufruibile dalle persone che ne avrebbero proprio più bisogno, come, disabili, anziani e malati. A conclusione dell’incontro, come unica possibile risoluzione a questa contraddizione, è stata ribadita la necessità della progettazione universale (Universal Design) grazie alla quale, già in fase di progettazione, i luoghi della cultura vengano pensati per poter essere accessibili e usufruibili da tutti.Oltre al momento covegnistico, è stata bandita “La tavola della Povertà/Essenzialità”, dove ogni artista ha portato un piatto d’arte in omaggio a San Francesco, e nello stesso tempo, ha condiviso il sapore del piatto con le persone presenti; le stesse, pertanto, hanno avuto la possibilità di interagire con le opere d’arte e il loro sapore, diventando parte attiva della perfomance, e non semplici spettatori.Nel pomeriggio, c’è stato lo spettacolo teatrale “Olona, specchio di un territorio”, della compagnia Choros Teatro, una voce corale che restituisce voce al fiume Olona, oggi scorre nel sottosuolo milanese, ma un tempo è stato molto importante per l’economia della città. A conclusione dell’evento, domenica pomeriggio, da Chiaravalle è partita una camminata verso il Depuratore, finalizzata alla salvaguardia del creato, in senso laico, quindi per la salute e il benessere di tutti.Come ogni anno, l’edizione del Festival d’Arte Internazionale nei Depuratori appena conclusa, si è svolta presso il MAF – Museo Acqua Franca, realizzato da “Arte da mangiare mangiare Arte” all’interno del Depuratore di Milano Nosedo, in cui convivono gli elementi essenziali per la nostra salute, arte, acqua, natura, terra, trasformazione, ambiente, lavoro e comunità. La sua curatrice, Monica Scardecchia, dichiara: “al MAF l’osservazione diventa esperienza; osservare un’opera, la natura, l’acqua… Negli anni il MAF ha accolto teatro, musica, yoga, momenti di raccoglimento personale, mettendo in relazione arte, persona e ambiente: la persona non è chiamata soltanto a usufruire dell’arte, ma a entrare nell’esperienza”.