La pressione ibrida esercitata dalla Russia potrebbe contribuire a restringere le distanze tra gli alleati sulla natura della minaccia e, soprattutto, sulla risposta da dare a Mosca. È la lettura offerta dal ministro degli Esteri della Lituania, Kęstutis Budrys, in un’intervista concessa al Washington Times.Secondo il vertice della diplomazia di Vilnius, le operazioni ibride e di sabotaggio riconducibili alla Russia stanno avvicinando le posizioni dei Paesi dell’Alleanza. Per rendere credibile la deterrenza, ha spiegato, occorre rispondere con fermezza e dimostrare che esistono linee rosse che gli alleati sono disposti a difendere.La soglia è politicaLa questione per la Nato è stabilire come reagire, in modo collettivo, a una campagna che, proprio perché condotta attraverso strumenti differenti – sabotaggio, operazioni cibernetiche, interferenze, violazioni dello spazio aereo, azioni contro infrastrutture critiche – tende a restare al di sotto della soglia inequivocabile di un attacco militare convenzionale.Le operazioni sotto soglia consentono di imporre costi all’avversario, mettere sotto pressione i suoi apparati di sicurezza e testarne le reazioni senza arrivare necessariamente a una situazione che imponga il ricorso alla difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del Trattato Atlantico.La valutazione di Vilnius è che questi episodi non vadano letti nel loro insieme, analizzando come la Russia stia sistematicamente testando la vigilanza della Nato e la sua capacità di risposta. Da qui la richiesta di accelerare sulle capacità anti-drone, sulla protezione delle infrastrutture critiche e sulla condivisione dell’intelligence, ma anche di rendere più rapido il processo di attribuzione delle operazioni ostili e di concordare risposte capaci di imporre un costo concreto all’autore dell’attacco.Nelle operazioni ibride, il tempo che intercorre tra un incidente, la sua attribuzione e una risposta politica rappresenta esso stesso uno spazio di manovra. E ridurlo significa restringere il margine nel quale una potenza avversaria può operare contando (e sfruttando) sull’incertezza degli alleati.Dalla Lituania un messaggio alla NatoVilnius insiste da tempo su questo punto. All’inizio di settembre Budrys aveva sostenuto che alcune azioni russe non potessero più essere liquidate semplicemente come minacce “ibride”, osservando come il ricorso a mezzi potenzialmente distruttivi renda sempre meno netta la separazione tra attività clandestina e azione cinetica.La risposta proposta dalla Lituania risiede nel tentativo di rendere più prevedibile la deterrenza. Come? Più chiaro è il costo associato a determinate condotte, minore è lo spazio per testare ripetutamente la coesione dell’Alleanza senza conseguenze.Budrys ha indicato, tra gli strumenti, nuove sanzioni, una politica più restrittiva nei confronti degli operatori russi che agiscono sotto copertura diplomatica, maggiori iniziative contro la cosiddetta flotta ombra e un rafforzamento delle difese sul fianco orientale. Il ministro ha inoltre sostenuto che l’operazione Nato Baltic Sentry, avviata per aumentare la sorveglianza nel Baltico, abbia già mostrato come una presenza alleata più visibile possa contribuire a ridurre le attività ostili contro le infrastrutture critiche.Le operazioni ibride sono messe in atto per sfruttare l’ambiguità, produrre incertezza sull’attribuzione e creare divergenze sulla risposta. Ma più queste operazioni diventano frequenti e riconoscibili, più rischiano di produrre l’effetto opposto.Le valutazioni europee continuano a distinguere, infatti, tra l’intensificazione delle attività ibride russe e la prospettiva di un attacco convenzionale diretto contro la Nato, considerato al momento meno probabile anche per l’impiego delle forze russe in Ucraina. Il problema immediato è piuttosto impedire che sabotaggi, incursioni e operazioni clandestine, ormai componenti ordinarie del confronto tra Russia e Occidente, vedano un’impennata di casi senza però registrare un indurimento delle reazioni occidentali ed un aumento dei costi per chi perpetra queste condotte.