Congo, imboscata ai mercenari del fondatore di Blackwater Erik Prince: circa 20 tra morti e feriti

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KINSHASA — Un’imboscata su un altopiano del Sud Kivu, una squadra di tre uomini in movimento tra due località, un bilancio di «circa 20 tra morti e feriti»: è la ricostruzione che Reuters ha pubblicato venerdì, sulla base di due fonti che lavorano con il governo congolese, dell’attacco del 17 settembre contro gli uomini di Vectus Global, la società di sicurezza di Erik Prince, il fondatore di Blackwater. Sono le prime perdite dei mercenari di Prince nel Congo orientale.Tra i morti ci sono almeno sette congolesi e un ex soldato delle forze speciali neozelandesi, Justin Conaglen. Tra i feriti Tim Kennedy, 47 anni, ex berretto verde ed ex lottatore di arti marziali miste, raggiunto da tre proiettili a una gamba e oggi ricoverato al Walter Reed, l’ospedale militare alle porte di Washington, dopo una tappa in Burundi e una in una clinica privata di Johannesburg. Il New York Times, che ha interpellato una dozzina di funzionari americani, congolesi, europei e dell’Onu, parla di una «lunga prova» aggravata dall’assenza dei soldati congolesi che avrebbero dovuto coprire la squadra.Il contratto risale alla fine del 2024. Prince lo ha firmato con il governo del presidente Félix Tshisekedi per sicurezza e servizi minerari, e un ex funzionario americano lo stima in «centinaia di milioni di dollari su cinque anni». Un centinaio di dipendenti opera nel Paese. Un ufficio finanziario a Kinshasa, guidato da un ex legionario francese, cerca di recuperare parte dei 3 miliardi di dollari l’anno che il settore minerario perde per frodi. Dall’aeroporto di Kalemie, sulla sponda occidentale del lago Tanganica, piloti di droni colombiani e ucraini operano contro l’M23, il più forte degli oltre 100 gruppi armati dell’est, che l’Onu e i governi occidentali considerano sostenuto dal Ruanda. Kigali nega.A gennaio gli uomini di Prince hanno contribuito a riprendere Uvira, città sul Tanganica. Poi i combattimenti si sono spostati sugli altopiani di Minembwe, dove a inizio settembre una battaglia ha ucciso diversi contractor colombiani. Il 17 settembre è toccato al secondo gruppo. Il reporter di guerra Robert Young Pelton, che ha parlato con la stampa neozelandese, descrive «un elemento di tre uomini»: «C’era un neozelandese, un membro del Sas. È morto. Anche il terzo è stato colpito più volte».Il sospetto su KigaliChi ha teso l’imboscata è il punto che non torna. Due fonti di Reuters la attribuiscono all’esercito ruandese. Una fonte del governo congolese ipotizza che i ruandesi abbiano individuato la squadra seguendo un drone da ricognizione; un’altra cita la «sofisticazione» dell’attacco e aggiunge: «È un posto incredibilmente pericoloso in questo momento». I portavoce dei governi congolese e ruandese e dell’M23 non hanno risposto. Un rappresentante di Vectus ha rifiutato di commentare, come Prince in persona; Pentagono e Dipartimento di Stato non hanno commentato, e Kennedy non ha risposto alle richieste. Il Dipartimento di Stato afferma di non avere contratti con Prince in Congo.Su Conaglen il ministero degli Esteri neozelandese dice solo di «fornire sostegno in questo caso». Ex caporale, in congedo non retribuito da marzo, è uscito dal servizio ad agosto. La salma è stata rimpatriata e cremata il 1° ottobre, dopo una commemorazione in un rugby club di Taipa, nel nord del Paese, alla presenza di uomini delle forze speciali.Tshisekedi ha esternalizzato la guerra dal 2023: contractor romeni a difesa di Goma fino alla caduta della città nel gennaio 2025, poi piloti algerini con droni cinesi. A dicembre Washington e Kinshasa hanno firmato un accordo sull’accesso preferenziale alle miniere che i funzionari congolesi chiamano in privato «pace per minerali». Prince tratta ora un secondo contratto da 200 milioni di dollari per proteggere l’aviazione congolese, secondo un consigliere del presidente. A gennaio, a Bruxelles, aveva chiesto alla diplomazia belga lo sblocco di droni fermati alla dogana olandese e l’export di armi verso il Congo. La risposta, riferiscono due funzionari europei, è stata «no».Sean McFate, ex contractor e ricercatore dell’Atlantic Council, dice al New York Times che tra i mercenari in Africa Prince è «deriso perché ha zero missioni riuscite». Zobel Behalal, autore di un rapporto della Global Initiative sui mercenari in Congo, sostiene che assumerlo «sta creando più problemi che soluzioni» ed è il segno della debolezza dell’esercito: «Alla fine è la popolazione che soffre».