“Addirittura volete essere tra pari?”. Le carte che imbarazzano l’ex conduttore di Report

Wait 5 sec.

La collegialità va bene, purché nessuno pretenda di mettersi sullo stesso piano del capo. Nelle carte dello scontro tra Sigfrido Ranucci e la Rai, il passaggio più rivelatore è un avverbio: “addirittura”. Lo utilizza il giornalista quando rimprovera ai colleghi di voler diventare coautori di Report “addirittura ‘inter pares’, cioè ‘tra pari’ o ‘tra uguali’”. Una prospettiva evidentemente indigesta. Tanto da evocare un “triumvirato” e il sapore di un “commissariamento”. È anche attraverso queste parole che l’ordinanza del Tribunale di Roma ricostruisce la frattura tra il conduttore e la sua redazione.Come noto, la giudice della sezione lavoro Donatella Casari ha respinto il ricorso cautelare con cui Ranucci chiedeva di sospendere la decisione aziendale del 28 agosto e di essere reintegrato alla guida della trasmissione. Una decisione assunta nella fase urgente, non una sentenza definitiva di merito, ma con una motivazione che contiene passaggi pesanti. Il più netto riguarda proprio le diverse preoccupazioni attribuite ai protagonisti dello scontro: i redattori impegnati a salvare il programma attraverso una riorganizzazione, Ranucci a conservare la propria posizione.Il Tribunale descrive infatti una “profonda frattura” tra il giornalista e la quasi totalità dei membri della redazione presenti in assemblea, “preoccupati i primi di salvare la trasmissione tramite un progetto che prevedeva una profonda riorganizzazione in senso orizzontale ed il secondo di mantenere il proprio ruolo di unico autore all’interno di questa”. Parole del giudice, non di un avversario politico.Per capire come si sia arrivati alla rottura bisogna tornare all’estate. Il 5 agosto Giorgio Mottola scrive a Ranucci, sollecitando una risposta a una precedente mail. Ricorda il confronto del 21 luglio e la richiesta di avanzare una proposta. La redazione si è riunita e, con 47 voti favorevoli su 49 presenti, ha approvato un progetto: due coautori, Mottola e Giulio Valesini, per affiancare il responsabile, un coordinamento della redazione e uno degli inviati. Nessun voto per cacciare Ranucci, dunque. Il progetto prevedeva che restasse, condividendo la gestione.“Si tratta di una semplice proposta, formulata democraticamente da tutta la redazione con il solo scopo di dare una mano a te e al programma in questo momento difficile”, precisa Mottola, invitandolo a discuterne “in modo sereno e costruttivo”. La risposta del 7 agosto ha tutt’altro tono. Ranucci spiega il ritardo con la preparazione alla convocazione per il Codice etico e all’audit, poi liquida il documento come “irricevibile”: una “grave sgrammaticatura dal punto di vista aziendale”, per giunta “altamente carente sotto il profilo umano e professionale”.Segue una lezione ai colleghi: “Ricordo, per chi è evidentemente a digiuno delle pratiche aziendali, che il piano editoriale viene scritto e predisposto dal direttore responsabile di ciascuna testata giornalistica o direzione di genere, o dal suo delegato — che nel caso di Report è il sottoscritto”. Il sottoscritto, appunto. Ranucci sostiene che gli accordi riguardassero note sui compiti di chi avrebbe dovuto aiutarlo, non un piano capace di intervenire sull’organizzazione. Rivendica le gerarchie, contesta lo scavalcamento delle figure apicali e arriva al punto: alcuni vorrebbero fare i coautori alla pari, diversamente da come lui aveva interpretato il ruolo ai tempi di Milena Gabanelli.Il “triumvirato” diventa così un’ipotesi di commissariamento. Ma guai a pensare a una questione personale: “È evidente che il problema non è il mio orgoglio personale, che conta il giusto, ma la mancanza di lucidità di chi ha la presunzione di pensare che questa sia un’ipotesi percorribile”. L’orgoglio conta il giusto, agli altri, invece, mancherebbe la lucidità.Nella mail trovano spazio anche l’amarezza per le “strategie tessute”, le “chat oblique” e le modalità del voto. Ranucci annuncia un’assemblea per chiarire “ruoli e grammatica aziendale”, quindi chiude: “Se qualcuno pensa di potermi puntare una pistola alla tempia approfittando di questo momento di attacchi vergognosi, sbaglia di grosso…”. Per il giudice, al di là della disputa sulle procedure, emergono “toni sprezzanti quanto categorici” e “velate accuse di tradimento ad opera di alcuni e di volontà carrieristiche di altri”. Elementi che documentano una rottura profonda, capace di compromettere la serenità del lavoro.Anche la sorte processuale delle mail riserva un particolare significativo. La difesa di Ranucci ne contesta l’utilizzabilità, invocando la tutela della corrispondenza privata. Il Tribunale respinge l’eccezione e osserva, tra le altre circostanze, che era stato lo stesso giornalista ad ampliare la conversazione: Mottola aveva scritto soltanto a lui, mentre la risposta era stata estesa ad altri 24 indirizzi. Una scelta che, secondo l’ordinanza, comportava l’assunzione del rischio di diffusione in ambito aziendale.Leggi anche:Ranucci, ecco le motivazioni del giudice: “Profonda frattura con la redazione di Report”Non è l’unico punto in cui le parole di Ranucci indeboliscono la sua difesa. Nel ricorso si sostiene che la riorganizzazione sia stata costruita dopo la rimozione, come giustificazione successiva. Ma il giornalista, interrogato, riconosce che i colleghi gli avevano già prospettato una diversa distribuzione dei ruoli. Per il giudice, la ricostruzione difensiva “è stata sconfessata dalle dichiarazioni a verbale del medesimo dott. Ranucci”. Nello stesso interrogatorio, il conduttore offre una rappresentazione eloquente del proprio rapporto con il programma: “Avevano bisogno di puntellare Report intorno la mia persona perché per 20 anni avevo garantito l’esistenza del programma”.L’ordinanza non cancella le pressioni politiche. Al contrario, riconosce un’“accertata impropria pressione mediatica” da parte di esponenti della maggioranza, ritenendola però insufficiente, nel quadro degli elementi acquisiti, a provare un’interferenza effettiva e determinante nella decisione aziendale. Pesano la crisi interna e le critiche arrivate anche da Saviano, Santoro e Formigli sul rapporto con Lavitola e sulle conseguenze per la squadra. Resta fermo, nel documento, il ruolo di Ranucci come vittima dell’attentato e della manipolazione: la controversia riguarda la sua rimozione e gli equilibri della redazione.C’è infine un passaggio che misura la distanza fra le barricate di agosto e il tentativo di trovare un accordo. All’udienza del 25 settembre Ranucci si dichiara disponibile a una soluzione di coautorialità e co-conduzione. Le formule non sono necessariamente identiche a quelle proposte dai colleghi, ma la condivisione prima respinta diventa negoziabile. A quel punto è la Rai a dire no.Quanto alla rivendicazione del prestigio insostituibile della guida di Report, il Tribunale distingue la tutela della professionalità dalla permanenza nel medesimo incarico. E ricorda che “nessun dipendente può avanzare la pretesa di imperitura adibizione alla stessa trasmissione nel ruolo inizialmente assegnato”. Anche questa, per il custode della grammatica aziendale, è una regola da tenere presente.Massimo Balsamo, 10 ottobre 2026L'articolo “Addirittura volete essere tra pari?”. Le carte che imbarazzano l’ex conduttore di Report proviene da Nicolaporro.it.