Imprese straniere: Milano tra minimerket e laboratori clandestini

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Prima regione per numero di imprese straniere, prima provincia italiana per reati denunciati. Milano è la capitale economica del Paese e, insieme, il luogo dove le contraddizioni dell’immigrazione economica si vedono con più chiarezza. La terza puntata della nostra inchiesta sulle imprese straniere parte da qui: dai laboratori clandestini che lavorano per il lusso, dai minimarket finiti sotto ordinanza, dai numeri sulla sicurezza che nessuna amministrazione può più ignorare.Lombardia, la prima piazza dell’imprenditoria stranieraSecondo i dati InfoCamere del progetto Futurae, la Lombardia conta 136.603 imprese straniere, il 14,6% del totale regionale e il numero più alto d’Italia, quasi il doppio del Lazio. Il Nord Ovest, che concentra il 32,7% delle attività guidate da stranieri, è anche l’area che cresce di più, con un +1,5% annuo. La sola provincia di Milano ne ospita 66.930, circa il 17% di tutte le imprese del territorio, e l’87% fa capo a cittadini extra Ue. Il profilo è quello delle micro imprese: la grande maggioranza sono ditte individuali con meno di sei addetti, concentrate nel commercio, nei servizi e nelle costruzioni, e un terzo è artigiana. Un tessuto che in larga parte lavora nella legalità, ma che in alcuni settori ha prodotto zone d’ombra difficili da controllare.I laboratori cinesi dietro i marchi del lussoIl caso più clamoroso riguarda la moda. Negli ultimi anni il Tribunale di Milano, su richiesta del pm Paolo Storari, ha disposto l’amministrazione giudiziaria per società dei gruppi Dior, Armani Operations, Alviero Martini, Valentino e, nel luglio 2025, Loro Piana. Lo schema contestato è sempre lo stesso: il marchio affida la produzione a un fornitore, che a sua volta subappalta a laboratori a conduzione cinese dell’hinterland. Nel caso Loro Piana la produzione era finita alla Clover Moda di Baranzate, il cui titolare cinese era stato arrestato nel maggio 2025.Le condizioni descritte dagli inquirenti ricalcano quelle di Prato: operai in nero, spesso privi di permesso di soggiorno, macchinari senza protezioni, turni notturni e festivi, dormitori abusivi ricavati nei capannoni. Secondo la procura, i controlli dei committenti erano «più formali che sostanziali». È un punto che chi difende il mercato non può eludere: lo sfruttamento non è solo un problema di chi lo pratica, ma anche di chi ne trae vantaggio comprando a prezzi impossibili. E non riguarda solo la moda: in quattro anni la procura milanese ha aperto 13 indagini sulla logistica, coinvolgendo grandi gruppi come Amazon, Dhl, Brt, Esselunga, Ups e FedEx, con ipotesi di sfruttamento e frode fiscale attraverso cooperative e appalti di manodopera.L;eggi le puntate precedenti:Imprese straniere: a Prato mafia cinese e degrado Imprese straniere, il boom che i numeri non raccontanoMinimarket, alcol e degradoIl secondo fronte è quello dei quartieri. A Milano come a Roma, l’esplosione dei minimarket aperti fino a tarda notte ha portato con sé la vendita di alcol a basso prezzo, i bivacchi e le proteste dei residenti. Già nel 2017 il Municipio 4 chiedeva al sindaco un’ordinanza anti-alcol al Corvetto, denunciando «episodi di violenza e fenomeni di degrado urbano legati all’abuso di alcol», mentre in zona 5 una consigliera di Forza Italia, Silvia Soresina, segnalava che i nuovi negozi «ormai spuntano come funghi» e che parchi e aree verdi venivano «usati come latrine».Da allora il Comune ha scelto la via delle ordinanze. Per l’estate 2025 la giunta ha proposto di vietare ai minimarket e ai distributori automatici la vendita di alcolici dalle 22, due ore prima degli altri esercizi, nelle 12 zone della movida. «Vorremmo bloccarla alle ore 22, vietare quindi la vendita di alcol in un contesto non assistito», ha spiegato l’assessore Marco Granelli. Una misura che colpisce un intero canale di vendita, molto spesso gestito da imprenditori stranieri, per un problema di ordine pubblico che il Comune non riesce ad affrontare altrimenti. Anche perché i propositi sono rimasti sono rimasti lettera morta.Criminalità a Milano: i numeri del ViminaleIl terzo fronte è la sicurezza. Nel 2024 nell’area metropolitana di Milano sono state presentate 225.786 denunce, circa 618 al giorno, e la provincia resta prima in Italia nell’Indice della criminalità del Sole 24 Ore. Secondo l’elaborazione del quotidiano sui dati della banca dati interforze del Viminale, a Milano il 55,8% degli arrestati e denunciati è straniero, contro il 34,7% della media nazionale. A livello nazionale l’incidenza supera il 60% per scippi, borseggi e rapine in strada.Anche la composizione per nazionalità è nota. Secondo i dati del ministero della Giustizia al 30 giugno 2024, gli stranieri sono il 31,2% dei detenuti, e tra questi i più numerosi sono marocchini (20,9%), romeni (11,2%), tunisini (10,6%) e albanesi (10,5%). Numeri che però vanno letti con attenzione. Secondo l’economista della Bocconi Paolo Pinotti, la sproporzione è dovuta soprattutto agli irregolari, autori di piccoli reati predatori, mentre gli stranieri regolarmente presenti hanno una propensione a delinquere sostanzialmente in linea con quella degli italiani. Il problema, insomma, non è il passaporto: è un’immigrazione irregolare che lo Stato non riesce a governare né a espellere.Via Paolo Sarpi, la Chinatown che si è trasformataC’è però anche una Milano che racconta una storia diversa. Via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, nel 2007 fu teatro di una rivolta della comunità cinese dopo una multa, al culmine delle tensioni sugli ingrossi e sul carico e scarico delle merci. Pochi anni dopo la strada è stata pedonalizzata e oggi è uno dei quartieri più ricercati della città: secondo i dati della Camera di commercio citati da Internazionale nel 2018, in dieci anni il prezzo medio delle abitazioni era salito del 10,3%, uno degli aumenti più alti della città, e i grossisti hanno lasciato il posto a bistrot e locali. È la prova che quando le regole vengono applicate e la città investe, anche un quartiere considerato difficile può cambiare volto.La lezione milanese è dunque doppia. Dove lo Stato arretra, prosperano laboratori clandestini, filiere opache e microcriminalità. Dove le regole valgono per tutti, l’imprenditoria straniera diventa una risorsa. Nella prossima puntata andremo a Roma, tra minimarket chiusi per ordinanza, visti venduti e rimesse che spariscono dai radar.Enrico Foscarini, 13 ottobre 2026(continua)L'articolo Imprese straniere: Milano tra minimerket e laboratori clandestini proviene da Nicolaporro.it.