SOFIA — «Non abbiamo prove solide e chiare per accusare una parte specifica, ma la logica suggerisce che l’esito vada a vantaggio della Federazione Russa». Lo ha scritto questa mattina su X il primo ministro bulgaro Rumen Radev, poche ore dopo che tre droni aerei hanno colpito la Chelsea 3, un cargo di proprietà ucraina con bandiera maltese, a 18 miglia nautiche (33 chilometri) dalla costa, al largo di Byala, località balneare a sud di Varna. Poco dopo una seconda nave è stata colpita e affondata davanti a Krapets, vicino al confine romeno.È il secondo attacco in sette giorni contro navi civili nella zona economica esclusiva della Bulgaria, Paese membro della Nato e dell’Unione europea. Il governo ha convocato l’ambasciatrice russa a Sofia, ha riunito in seduta straordinaria il Consiglio di sicurezza presso il Consiglio dei ministri e ha informato i propri rappresentanti permanenti presso Nato e Ue. Radev ha definito gli attacchi «inaccettabili».L’impatto sulla Chelsea 3 è avvenuto intorno all’1:30 di martedì (mezzanotte e mezza in Italia), riferisce Bloomberg. I 15 uomini dell’equipaggio, 7 ucraini e 8 azerbaigiani, sono stati tutti tratti in salvo e portati a Varna, il principale porto del Paese; cinque sono in cura. Della seconda nave, affondata 17 miglia a est di Krapets, è stato recuperato un solo uomo.Sofia chiede agli alleati due cose: sostegno per l’indagine, che deve stabilire il Paese d’origine dei droni, e assistenza per rafforzare la sorveglianza dello spazio aereo e marittimo. Due attacchi nella stessa zona in una settimana spostano la guerra sul mare dalle coste ucraine a quelle di un Paese dell’Alleanza, senza però varcare la linea oltre la quale la Nato sarebbe obbligata a rispondere.Il precedente del 6 ottobreMartedì scorso due mercantili erano stati colpiti a circa 130 chilometri dalla costa bulgara: uno, con bandiera del Togo, è affondato, l’altro ha preso fuoco. Due marinai sono morti. I superstiti furono raccolti da un traghetto bulgaro e dai soccorsi romeni, intervenuti con motovedette e un elicottero. Era la prima volta, secondo l’Associated Press, che il traffico marittimo veniva attaccato nella zona economica esclusiva del Paese.Allora Radev non attribuì responsabilità e aprì un’indagine. Fu il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad accusare Mosca: la Marina di Kyiv, disse, aveva stabilito con i colleghi bulgari che si era trattato di «un attacco combinato russo con droni marittimi e aerei», parte dello sforzo «di rendere il Mar Nero occidentale completamente inadatto alla navigazione».Il Cremlino non ha commentato né i fatti della scorsa settimana né quelli di stanotte. La Nato ha rinviato ogni domanda alle autorità bulgare.Radev ha già escluso di invocare l’articolo 5 del Trattato atlantico, la clausola di difesa collettiva, perché gli attacchi sono avvenuti fuori dalle acque territoriali. Ivana Stradner, analista della Fondazione per la difesa delle democrazie, think tank di Washington, osserva che la zona economica esclusiva non è territorio sovrano e che le navi colpite erano commerciali: condizioni che non fanno scattare automaticamente la risposta dell’Alleanza.La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha condannato entrambi gli episodi: «La situazione nel Mar Nero è sempre più preoccupante, gli attacchi al naviglio civile sono inaccettabili». Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha parlato di «disprezzo deliberato di Mosca per le vite civili» e ha chiesto nuove sanzioni.Radev, nel suo messaggio, è andato oltre il dossier bulgaro. «Il Mar Nero è un’ancora di salvezza per la sicurezza alimentare globale», ha scritto. «La Russia lo attacca per usare la fame come arma e tenere in ostaggio il mondo».