Gaza, Bevilacqua: «Impossibile continuare a rimanere in silenzio»

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La situazione nella Striscia di Gaza è tornata al centro del confronto politico e pubblico con la conferenza stampa “Gaza senza tregua”, promossa al Senato dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua. All’incontro hanno partecipato anche il senatore M5S Marco Croatti, Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, la giornalista di RaiNews Maria Elena Scandaliato, il presidente dell’associazione Music for Peace Stefano Rebora e la giornalista e saggista Paola Caridi. L’iniziativa si è svolta l’8 ottobre a Palazzo Madama.«Su Gaza sicuramente invertiremo la rotta, perché è impossibile continuare a rimanere in silenzio e complici di un genocidio», ha affermato Bevilacqua, contrapponendo il ricordo delle vittime degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 alla situazione vissuta successivamente dalla popolazione palestinese. La senatrice ha inoltre richiamato il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La Corte ha emesso il provvedimento il 21 novembre 2024 contestando, nell’ambito del procedimento in corso, presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità.La questione della treguaUno dei temi centrali dell’incontro è stato il significato della tregua e la sua effettiva applicazione sul terreno. «Non c’è una tregua», ha sostenuto Stefano Rebora, secondo il quale continuerebbero i bombardamenti e le restrizioni all’ingresso di cibo e medicinali nella Striscia. «Prima di ogni differenza siamo esseri umani, dobbiamo ricordare l’umanità e dobbiamo restare umani», ha aggiunto.Sulla stessa linea Maria Elena Scandaliato, che ha affermato che dalla proclamazione della tregua sarebbero state uccise più di 1.400 persone, tra cui centinaia di bambini. Il dato è stato riportato dalla giornalista durante la conferenza e non presentato dagli organizzatori come una verifica indipendente.Per Scandaliato il tema riguarda anche il modo in cui i mezzi di informazione raccontano quanto accade nella Striscia. La giornalista ha invitato i media ad abbandonare quello che ha definito un «doppio standard» e ha chiesto che ai giornalisti internazionali sia consentito l’accesso a Gaza.I giornalisti uccisi nella StrisciaNel corso dell’incontro è stato dedicato ampio spazio alla situazione degli operatori dell’informazione palestinesi. Bevilacqua ha parlato di oltre 260 giornalisti uccisi a Gaza, mentre Scandaliato ha definito la loro morte un fenomeno senza precedenti e ha chiesto una maggiore mobilitazione sia della categoria sia delle istituzioni.La possibilità per la stampa internazionale di entrare nella Striscia è stata indicata come una delle questioni centrali per garantire una documentazione indipendente degli eventi.Anche Paola Caridi ha sottolineato il ruolo svolto in questi anni dai giornalisti palestinesi, sostenendo che le loro testimonianze abbiano reso visibile all’opinione pubblica internazionale ciò che avveniva sul terreno.Il termine “genocidio” al centro del confrontoNel corso della conferenza più partecipanti hanno utilizzato il termine “genocidio” per descrivere le operazioni israeliane a Gaza. Caridi ha sostenuto che la tregua non avrebbe modificato nella sostanza la situazione e che vi sarebbe in corso una progressiva «normalizzazione del genocidio». Secondo la giornalista, non si dovrebbe parlare di una guerra tra due eserciti, ma adottare una terminologia capace di rappresentare la sproporzione tra le parti e le conseguenze sulla popolazione civile.La qualificazione giuridica degli eventi a Gaza rimane oggetto di procedimenti e controversie internazionali. Il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu riguarda presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità e non un’accusa di genocidio.Il richiamo alla responsabilità internazionaleCaridi ha collegato quanto sta avvenendo anche alla responsabilità degli osservatori esterni e dei Paesi che hanno sostenuto Israele, sostenendo che la disponibilità di immagini, testimonianze e informazioni renda oggi impossibile sostenere di non conoscere le condizioni della popolazione palestinese.«I cancelli sono aperti da tre anni grazie alla testimonianza dei giornalisti e delle giornaliste palestinesi di Gaza e alla loro altissima professionalità», ha affermato.Il confronto a Palazzo Madama si è quindi concentrato non soltanto sull’andamento delle operazioni militari e sulla tenuta della tregua, ma anche sulla responsabilità politica, sull’accesso umanitario e sul ruolo dell’informazione nel documentare una crisi che, a tre anni dagli attacchi del 7 ottobre 2023, continua a occupare un posto centrale nel dibattito internazionale.