Ungheria, cosa rivelano i documenti interni di Rosatom su Pak II

Wait 5 sec.

Il progetto della centrale nucleare di Paks II, nato dall’accordo firmato nel 2014 dal governo di Viktor Orbán e principale investimento energetico russo nell’Unione europea, torna ancora una volta sotto i riflettori. Secondo documenti interni a cui ha avuto accesso Politico, Rosatom avrebbe infatti preparato in segreto la rottura con Orgenergostroy, uno dei subappaltatori chiave del cantiere, mentre in pubblico continuava a difenderne l’operato.Le carte mostrano che nel 2025 Rosatom avrebbe versato a Orgenergostroy circa 57 milioni di euro in anticipi per lavori non ancora eseguiti, mentre la società moscovita risultava debitrice di circa 10,6 milioni verso subappaltatori ungheresi. Il tutto sullo sfondo di uno scandalo di corruzione in Russia, in cui un dirigente di Orgenergostroy è stato accusato di aver corrotto un manager di Rosatom, poi condannato a dodici anni.Quando, alla fine del 2024, l’azienda ha iniziato a licenziare personale a Paks, Rosatom ha assicurato ai media ungheresi la continuità dei lavori. Nei mesi successivi, però, l’amministratore delegato Alexei Likhachev avrebbe autorizzato i preparativi per rescindere i contratti con Orgenergostroy su tutti i progetti del gruppo, come risulta da un verbale del dicembre 2025. Le stime interne prevedevano un ritardo di tre o quattro mesi e un aggravio di quasi il 20% sui circa 170 milioni di euro di lavori residui.Rosatom ha definito i documenti “superati”, sostenendo che i problemi sono stati risolti, ma non ha chiarito se gli anticipi abbiano prodotto i lavori previsti, se i creditori ungheresi siano stati pagati né perché la rottura non sia avvenuta. Orgenergostroy non ha risposto alle richieste di commento. Tra le carte figura anche l’email di un manager di Rosatom che contesta le rassicurazioni del presidente russo Vladimir Putin sul rispetto degli impegni russi all’estero (come ad esempio quello in Egitto, o i casi di Turchia e Bangladesh).Le rivelazioni su queste incongruenze interne sono solo l’ultimo episodio di una serie di problematiche legate al progetto Paks II. E arrivano mentre il nuovo premier Péter Magyar ha avviato una revisione del progetto, contestandone i legami con Mosca e il costo di 12,5 miliardi di euro. Tutti piccoli tasselli che suggeriscono un rallentamento dell’espansione di Rosatom sul piano internazionale, dopo alcuni anni di relativi successi (soprattutto nel continente africano).