Per chi non fosse ancora convinto che gli Stati Uniti, nonostante i modi contundenti di Donald Trump, non desiderano affatto scaricare l’Europa, bensì risvegliarla dal suo torpore e averla al proprio fianco, suggeriamo di recuperare il recente discorso del segretario di Stato Marco Rubio ad Atene.Crisi morale e politicaEvocativo il luogo scelto. Parlando dalla collina di Pnice, dove si riuniva l’assemblea dei cittadini ateniesi, culla della democrazia occidentale, l’Acropoli sullo sfondo, Rubio ha colto il cuore del problema. L’Occidente attraversa una crisi di identità, di fiducia in se stesso, di autostima. Ha ancora le conoscenze, la potenza economica, tecnologica e militare, la libertà e i valori, per affrontare le sfide di questo secolo e prevalere sui suoi rivali.La crisi è morale e politica e, questa sì, rischia di erodere i pilastri su cui ha fondato la sua leadership globale, la sua prosperità e la volontà di difendere se stesso e i suoi principi.Radici comuniCome già aveva fatto alla Conferenza di Monaco, Rubio ha ricordato le comuni radici culturali che legano America ed Europa.Qui, ad Atene, abbiamo assistito alla prima piena realizzazione di tutti i tratti essenziali che avrebbero definito l’Occidente. Una spiccata individualità e un’ambizione instancabile; l’audacia nell’esplorazione e nell’invenzione; l’anelito alla scoperta, all’avventura, al rischio e alla gloria. Una curiosità insaziabile verso il mondo e i principi che lo governano.Atene, Roma, Gerusalemme. Qui sono state gettate “le fondamenta del pensiero occidentale: la nostra matematica, la scienza, la medicina, la filosofia, la nostra etica e la nostra religione… Sono state la base della ricchezza della teologia cristiana: da Agostino ad Aquino, fino all’intera tradizione del diritto naturale”.La nascita di “una civiltà caratterizzata non solo da una cultura comune, ma da un’antropologia comune: una visione condivisa dell’uomo e del suo posto nell’universo. Non solo l’idea di un ordine naturale: una concezione della virtù, del destino e della sorte, della verità, del bene e del bello, ideali e parametri oggettivi cui tendere”.Per gli antichi greci, la “ricerca dell’eccellenza costituiva il principio stesso dell’esistenza umana”, uno sforzo incessante per “avvicinarsi sempre più alla perfezione”. Fu questo tratto distintivo a “spingere l’Occidente a creare e costruire ciò che altri non erano in grado di realizzare, distinguendoci da tante altre civiltà in cui stabilità e sussistenza rappresentavano i fini ultimi dell’esistenza”.Il thumos, “quel fuoco di passione, forza, coraggio e orgoglio che è il cuore di una grande civiltà”, senza il quale “le nazioni perdono la volontà di combattere, impegnarsi, sopravvivere“.Oggi, osserva Rubio:Gran parte dell’Occidente ha dimenticato queste qualità. Abbiamo iniziato a vergognarci proprio di quegli aspetti che ci rendevano eccezionali. Ci siamo sentiti in imbarazzo per il fatto che i nostri successi ci distinguessero dal resto del mondo. La nostra prosperità è diventata fonte di senso di colpa. Non abbiamo più creduto di meritare la nostra grandezza o di essercela guadagnata.Il nazionalismo è diventato una “parola sporca”.Così abbiamo abbattuto i nostri monumenti, condannato la nostra stessa storia; in troppi luoghi abbiamo insegnato ai nostri figli a vergognarsi dei Paesi che avrebbero ereditato. Abbiamo aperto i nostri confini, delocalizzato la nostra industria e lasciato che le nostre forze armate si indebolissero.D’altronde, vediamo ogni giorno cosa esce dai campus della Ivy League o dalle università europee.Occidente al bivioI nostri nemici non sono rimasti a guardare, stanno cercando di colmare il vuoto lasciato dai dubbi dell’Occidente su se stesso. “Gli interessi nazionali – avverte Rubio – non sono svaniti di fronte alle istituzioni internazionali. La guerra non è scomparsa semplicemente perché preferivamo la pace… è tornata la competizione tra grandi potenze”, insieme ad “un intero universo di nuove minacce e attacchi”.L’Occidente si trova dunque ad un “bivio”, e “la strada che sceglieremo determinerà se l’Occidente manterrà la sua posizione alla guida del mondo o se si rassegnerà ad un futuro di servitù e declino. O sceglieremo di agire ora, o perderemo del tutto la scelta di agire”.Rubio quindi rivendica che gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, “hanno fatto la loro scelta”.Scegliamo di perseguire senza rimorsi la potenza nazionale: riprendere il controllo delle nostre filiere strategiche, sprigionare la nostra energia, reindustrializzare la nostra economia, ricostruire la nostra difesa e lottare per la supremazia nelle tecnologie e nelle industrie del futuro.Gli Usa stanno cercando di guidare una rinascita dell’Occidente. Quello rivolto da Rubio all’Europa non è un rimprovero, bensì un invito a unirsi all’America in questo processo di rinascita.Questa è la concezione classica della politica e dell’arte di governare che l’amministrazione Trump spera di recuperare: non solo per il nostro Paese, ma per l’intera nostra civiltà. Crediamo che l’Europa possa risvegliarsi dal suo lungo torpore e riaccendere il fuoco che qui fu acceso millenni fa. Vi sono già dei segnali.La nostra, ha concluso, è “la visione di un’alleanza la cui forza è superiore alla somma delle sue parti. Vogliamo vincere insieme. Dobbiamo vincere insieme”. È un grande messaggio, occorre farne tesoro con la massima urgenza.L'articolo Appello di Rubio per la rinascita dell’Occidente. Usa hanno scelto, l’Europa? proviene da Nicolaporro.it.