SEUL — Il governo sudcoreano andrà per vie legali sul carburante caricato dalle petroliere russe nei suoi porti «se la verifica accerta che le nostre leggi e regolamenti sono stati violati»: lo ha annunciato questa mattina il ministero degli Esteri in una nota congiunta con il Commercio e le dogane, riferisce Reuters. Resta aperta la domanda che Seul non ha sciolto: quale legge, esattamente, avrebbero violato quei carichi?Il caso lo ha aperto a inizio settimana un’inchiesta del Guardian: oltre 176.000 tonnellate di prodotti petroliferi, in gran parte diesel, caricate tra luglio e agosto nei porti di Ulsan e Yeosu, sulla costa meridionale della Corea del Sud, su sette petroliere russe, tre delle quali sanzionate da Regno Unito e Unione europea. Destinazione, l’estremo oriente russo. Per Kiev quei volumi valgono il 31 per cento del carburante importato da Mosca in agosto.Erano carichi illegali? La lista sudcoreana dei prodotti sotto controllo all’export verso la Russia conta 1.402 voci: elettronica, macchinari, veicoli. Il diesel e il carburante per aviazione a uso commerciale non ci sono, lo ha ricordato lo stesso ministero degli Esteri. La difesa di Seul, in sostanza, non nega i carichi: nega che fossero vietati.Chi ha comprato, e da dove veniva la merce? La portavoce presidenziale Kang Yu-jung ha detto ieri che le parti coinvolte, l’origine dei prodotti e l’acquirente finale non sono accertati, e che accusare la Corea del Sud sulla base di singole transazioni è «inesatto e inappropriato». Un funzionario dell’Ufficio per la sicurezza nazionale ha aggiunto che le statistiche ufficiali, da agosto 2025 ad agosto 2026, non registrano alcuna esportazione di diesel, benzina o cherosene verso la Russia.I dati di tracciamento raccontano però almeno un passaggio avvenuto fuori dai porti. A inizio agosto la petroliera Chongchon ha preso circa 26.000 tonnellate dalla Celeste I, nave non sanzionata, in rada al largo di Yeosu, con un trasferimento da scafo a scafo. In agosto la Russia ha importato via mare 368.000 tonnellate di prodotti petroliferi, 112.000 dalla Corea del Sud, secondo i dati di tracciamento Kpler.Perché proprio luglio? Vladyslav Vlasiuk, commissario presidenziale ucraino per le sanzioni, ha scritto su Facebook che le spedizioni «sono cominciate esattamente quando gli attacchi ucraini alle raffinerie russe riducevano i volumi di lavorazione e creavano una carenza di carburante in Russia», al punto che Mosca ha vietato l’export di diesel e benzina. Nello stesso mese il presidente sudcoreano Lee Jae-myung prometteva 100 milioni di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina.Il riconoscimento riservatoChe cosa ha ammesso Seul in privato? Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, ha detto ieri che «nell’ambito della comunicazione diplomatica riservata, la parte coreana ha riconosciuto questo fatto», e che Kiev dispone comunque di dati propri. La presidenza sudcoreana, tramite la portavoce, ha chiesto all’Ucraina di «evitare di distorcere le politiche della Repubblica di Corea senza una sufficiente verifica dei fatti». Da Mosca nessun commento.Lo scontro arriva dopo due settimane di tensione tra i due governi. Seul rimprovera a Volodymyr Zelensky di aver rivelato all’Assemblea generale dell’Onu il trasferimento in Corea del Sud di due prigionieri di guerra nordcoreani, catturati tra i circa 15.000 soldati che Pyongyang ha inviato a sostegno di Mosca, e ha chiesto scuse per la violazione di un accordo di riservatezza che Kiev dice non sia mai esistito.Tykhyi riconduce anche la disputa sul carburante a «una differenza nell’interpretazione degli accordi di riservatezza» e parla di un «lavoro attivo» nei canali diplomatici «per risolvere e voltare pagina». Seul, per ora, verifica: «Se saranno confermati problemi, prenderemo le misure necessarie», ha detto Kang.