I bimbi “mai nati”, le femministe e l’incapacità di capire il dolore altrui

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Ci sono frasi che possono essere politicamente controverse, e poi ci sono frasi che, pronunciate dentro l’aula di un Consiglio Comunale, rivelano qualcosa di molto più profondo: il modo in cui chi rappresenta le istituzioni considera il dolore degli altri. «Mi chiedo chi siano questi bambini mai nati: se non sono nati non sono mai stati vivi». Sono le parole pronunciate dalla consigliera Lavinia Ferrari, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, durante il Consiglio comunale di Pistoia del 5 ottobre, nel corso del dibattito sul luogo destinato dalla Misericordia alla sepoltura dei feti e dei prodotti del concepimento.Una frase che dovrebbe far riflettere ben oltre lo scontro politico sull’aborto. Perché qui il tema non è stabilire quando cominci la vita, non è mettere in discussione la legge 194 e non è nemmeno negare il diritto delle donne all’autodeterminazione. Il tema è molto più semplice: il rispetto per chi soffre. La Misericordia di Pistoia, insieme alla Cappellania dell’ospedale San Jacopo, ha avviato dal 2018 un percorso per garantire una sepoltura dignitosa nei casi previsti. Non si tratta di imporre una scelta alle donne, ma di offrire uno spazio a chi desidera dare un significato alla perdita di una gravidanza.Si può essere favorevoli o contrari; si può avere una sensibilità religiosa oppure laica; si può avere un’opinione diversa sul significato della vita prenatale; ma c’è una soglia che la politica dovrebbe conoscere. Non si può pretendere di difendere la libertà delle donne cancellando il dolore di altre donne. Una gravidanza può essere interrotta per scelta, può essere perduta spontaneamente, può essere desiderata, rifiutata, vissuta con gioia o con sofferenza. Sono esperienze diverse. Ed è proprio perché sono diverse meritano di essere affrontate con rispetto, non con slogan ideologici.Il problema, dunque, non è che una consigliera di sinistra abbia una posizione diversa da quella della destra. Questo è normale. Il problema è che una rappresentante delle istituzioni abbia ritenuto opportuno liquidare con una frase così tranchant una realtà che, per molte famiglie, significa lutto.E c’è un secondo problema, forse ancora più grave. Il silenzio, o la difesa, del sindaco. Dopo quelle parole la seduta è stata sospesa e dalle opposizioni è arrivata la richiesta al Sindaco Giovanni Capecchi di prendere le distanze. Secondo la ricostruzione riportata dalla cronaca, il Sindaco ha scelto invece di difendere la consigliera, richiamandone anche la giovane età e riportando la questione nel quadro dei diritti civili. Ma proprio qui sta il problema politico e istituzionale. Difendere una persona non significa dover difendere ogni sua parola. Un sindaco può benissimo difendere il diritto di una consigliera a esprimere la propria posizione e, contemporaneamente, riconoscere che una frase è stata infelice e può aver ferito qualcuno. Sarebbe bastato dire: «Queste parole possono aver ferito delle persone e me ne dispiace». Non sarebbe stato un cedimento alla destra, non avrebbe messo in discussione la legge 194, non avrebbe negato l’autodeterminazione delle donne. Sarebbe stato semplicemente un atto di rispetto istituzionale. Perché il sindaco non è il capofila di una corrente politica, è il sindaco di tutti. «La vicenda è di una gravità inaudita – dice il consigliere di Forza Italia Dario Baldassarri – cosa ne pensano i consiglieri del Partito Democratico, in particolare quelli che si dichiarano espressione del mondo cattolico? Su questo urge risposta».Questa vicenda mette in luce una contraddizione che la sinistra, e in particolare chi fa del rispetto delle persone e dei diritti il centro della propria azione politica, dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Il diritto all’autodeterminazione di una donna non obbliga nessuno a negare il dolore di chi ha perso una gravidanza desiderata. Il rispetto per chi sceglie di abortire non richiede di negare il rispetto per chi avrebbe voluto quel bambino. E viceversa. Una politica veramente rispettosa dovrebbe riuscire a tenere insieme entrambe le realtà. Quando invece una posizione ideologica porta a dire che, se non c’è stata una nascita, allora non c’è mai stata una vita e quindi non ci sarebbe nemmeno qualcosa da ricordare, il rischio è quello di trasformare un dramma umano in una disputa da appartenenza politica.Ed è esattamente ciò che una buona istituzione dovrebbe evitare, perché dietro quelle parole non ci sono categorie astratte. Ci sono persone. Ci sono donne. Ci sono uomini. Ci sono famiglie. Ci sono gravidanze desiderate e perdute. Ci sono dolori che non hanno bisogno di essere giudicati dalla politica, ma semplicemente rispettati. La vicenda del Consiglio comunale di Pistoia dovrebbe quindi lasciare una domanda molto più importante dello scontro tra maggioranza e opposizione: che cosa rimane delle istituzioni quando l’appartenenza politica viene prima della sensibilità umana? Su aborto, vita e diritti continueremo legittimamente a dividerci. Ma sul rispetto per il dolore degli altri dovremmo riuscire, almeno qualche volta, a stare dalla stessa parte.Una cosa è certa: in quella seduta non è mancata la politica, è mancato qualcosa di molto più semplice e molto più importante: il rispetto. E proprio per questo stona ancora di più il richiamo alla volontà del sindaco di essere, come ebbe a dichiarare, «il sindaco di tutti». Essere il sindaco di tutti significa anche saper prendere le distanze, quando necessario, dalle parole della propria maggioranza; significa non chiedere ai cittadini di riconoscersi prima in un’appartenenza politica e soltanto dopo nelle istituzioni.A poco più di una settimana dal gemellaggio con Gerico ed i risvolti polemici relativi alla proiezione del docu-film “NAZA”, questo episodio insieme alle scelte e alle posizioni che stanno emergendo dal suo primo periodo di governo, offre già materia per interrogarsi sulla direzione politica che Pistoia intende intraprendere. E proprio perché Pistoia è una città importante sarebbe auspicabile che il confronto amministrativo rimanesse ancorato ai problemi concreti della comunità e non diventasse il terreno di sperimentazione di contrapposizioni ideologiche più ampie, tanto più in vista delle elezioni politiche del 2027. Pistoia merita di essere amministrata come una città, non utilizzata come un laboratorio politico.Massimo Micheli, 8 ottobre 2026L'articolo I bimbi “mai nati”, le femministe e l’incapacità di capire il dolore altrui proviene da Nicolaporro.it.