Vilnius, gli Usa fanno ritirare Ue, Lituania e Canada dalla conferenza sulla disinformazione: loghi coperti dagli adesivi

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VILNIUS — Sui cartelli e sugli opuscoli della conferenza, nell’albergo Radisson Blu Lietuva, i loghi sono rimasti coperti da adesivi e strisce di carta fino alla chiusura dei lavori, giovedì sera. Sotto c’erano le insegne del ministero degli Esteri lituano, del governo canadese e del Servizio europeo per l’azione esterna, il corpo diplomatico dell’Ue. I tre sponsor hanno tolto il proprio nome da #Disinfo2026, il raduno annuale della rete europea che studia la disinformazione, dopo giorni di pressioni dell’amministrazione americana.Il Dipartimento di Stato ha chiesto a Lituania, Canada e Francia di prendere le distanze dall’evento, organizzato dall’ong di Bruxelles EU DisinfoLab il 7 e l’8 ottobre, riferisce Reuters citando tre funzionari americani e la corrispondenza diplomatica; se ne è occupata anche l’ambasciatrice Usa a Vilnius, Kara McDonald. Il motivo è nel programma: un panel intitolato «Gli Stati Uniti come minaccia di manipolazione straniera dell’informazione: riconoscere, adattarsi, reagire». La partita, per Washington, è impedire che gli alleati mettano gli Stati Uniti nella stessa casella di Russia e Cina.Un cablo del Dipartimento di Stato, letto da Politico, chiedeva alle ambasciate di «valutare» se i governi ospiti condividessero quella definizione degli Stati Uniti. Un esame del genere, si legge nel documento, creerebbe una «falsa equivalenza» con «avversari stranieri come Russia e Cina». Interpellato, il Dipartimento non ha commentato i colloqui diplomatici, ma ha fatto sapere che «non dovrebbe sorprendere» che dei Paesi prendano le distanze. Un portavoce ha ricordato le restrizioni sui visti decise il 23 dicembre 2025 contro cinque persone.Il panel sugli Stati Uniti, dedicato soprattutto alla Groenlandia e all’Artico, è stato tenuto da due ricercatori americani e da un ex funzionario della Cia. Lo precedeva l’intervento di Kimberly Prost, giudice della Corte penale internazionale colpita dalle sanzioni americane. Un secondo dibattito, «Sotto attacco», ha discusso dei divieti d’ingresso negli Stati Uniti imposti a ricercatori europei. Un funzionario lituano ha rinunciato a intervenire citando «differenze di opinione sulla valutazione del ruolo degli Stati Uniti».Bruxelles toglie il logoGiovedì a Bruxelles il portavoce della Commissione per gli affari esteri, Christian Wigand, ha confermato la scelta: «Abbiamo deciso di far rimuovere il logo del Seae, in considerazione del contenuto del programma». Gli organizzatori, ha aggiunto, «hanno scelto di impostare alcune discussioni in un modo che non coincide con le posizioni dell’Ue». Non ha detto quali. Sui contatti con Washington ha risposto: «Per principio non commento gli scambi diplomatici».I relatori del servizio diplomatico europeo sono comunque rimasti nel programma, e il Seae ha fatto sapere di sostenere «una discussione libera e aperta». L’ultimo rapporto del servizio sulla manipolazione straniera dell’informazione, pubblicato a marzo, cita Russia e Cina, non gli Stati Uniti.La Francia non ha seguito gli altri: il ministero degli Esteri di Parigi figura ancora come «sostenitore principale» nella pagina degli sponsor. EU DisinfoLab ha rifiutato di commentare.L’eurodeputato italiano Brando Benifei, dei Socialisti e democratici, ha chiesto spiegazioni alla Commissione: l’approccio alla disinformazione, ha detto, deve valere per qualunque Paese, e «non sembra che stiamo colmando questo vuoto con una democrazia europea più forte nascondendo i nostri loghi». Domen Savic, co-fondatore dell’ong slovena Državljan D, ha osservato che l’Ue sembra trattare la disinformazione «come una merce».Benjamin Shultz, dell’organizzazione americana American Sunlight Project, era in sala a Vilnius per entrambe le giornate. «Per fortuna ogni relatore si è presentato lo stesso», ha detto: «È una prova della tenuta della comunità dei ricercatori».