PECHINO — Due giorni di colloqui a Pechino, giovedì e venerdì, e un’«intesa» annunciata dalla parte cinese prima che da quella europea. Al tavolo Maros Sefcovic, commissario europeo al Commercio e alla Sicurezza economica, e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, con una tappa dal vicepremier He Lifeng. In gioco le auto ibride cinesi, che in meno di due anni hanno moltiplicato le vendite in Europa, e un disavanzo commerciale che per l’Unione supera il miliardo di euro al giorno.L’accordo sul commercio dei veicoli ibridi è arrivato «dopo consultazioni intensive» e «in maniera conforme alle regole» dell’Organizzazione mondiale del commercio, ha detto venerdì il ministero cinese, senza fornire dettagli, riferisce Reuters. La Commissione europea non ha diffuso un proprio resoconto e ha rinviato ogni commento alla conferenza stampa di Sefcovic, fissata alle 15 italiane.I numeri spiegano l’urgenza di Bruxelles. Le importazioni europee di ibride plug-in sono cresciute dell’86% nell’anno chiuso a settembre, con prezzi scesi del 20%. Più della metà arriva oggi dalla Cina, contro il 30% del 2025. L’export cinese di ibride verso l’Ue è passato da circa 3.800 vetture al mese a 50.000 in meno di due anni, e ad agosto i costruttori cinesi hanno toccato quasi il 12% del mercato europeo dell’auto nuova.La ragione sta nei dazi. Le elettriche pure cinesi pagano dall’autunno 2024 dazi compensativi fino al 35,3% oltre al 10% ordinario, mentre ibride e plug-in restano al 10%. Sono le ibride, tassate meno, a trainare la crescita.Il no alla quota volontariaPrima di partire per Pechino la Commissione aveva chiesto un limite volontario: riportare le ibride cinesi a circa il 15% del mercato europeo, contro oltre un terzo del segmento oggi. Pechino ha respinto la proposta, ha scritto il Financial Times citando due diplomatici. Il ministero del Commercio è stato esplicito: «le cosiddette restrizioni volontarie all’export violano gravemente le regole» del commercio mondiale «e vanno contro i principi di mercato e la concorrenza leale».Il resoconto cinese, 16 punti, dedica all’intesa una riga e mette il resto in prospettiva. Le due parti continueranno a esplorare riduzioni tariffarie su alcuni beni, discuteranno gli impegni sui prezzi legati all’inchiesta europea sulle elettriche, si rivedranno in videoconferenza a gennaio e poi a marzo 2027. Sulle terre rare Pechino si dice disposta a mantenere un «canale verde» per le licenze dirette in Europa; in cambio gli Stati membri agevoleranno le licenze sui beni a doppio uso, civile e militare, verso la Cina.Adam Dunnett, segretario generale della Camera di commercio europea in Cina, ha parlato di «nervosismo» tra le imprese durante i colloqui e ha indicato proprio nelle terre rare, con «un po’ più di trasparenza e prevedibilità», il risultato principale della settimana. Sefcovic, giovedì sera, aveva definito «cruciale» che le riunioni producessero «risultati tangibili».Il piano di riserva di Bruxelles è già scritto: se il limite volontario non regge, una procedura di salvaguardia sulle importazioni, più rapida dei dazi antisussidi del 2024 e calibrata per non innescare ritorsioni. Bernd Lange, presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, ha detto che un accordo «frenerebbe almeno temporaneamente l’aumento delle esportazioni cinesi di auto»: «l’obiettivo è appiattire la curva delle importazioni e dare all’industria automobilistica europea il tempo di fare i compiti a casa».La prossima settimana Sefcovic riferirà ai capi di Stato e di governo, riuniti in Consiglio europeo il 15 e 16 ottobre, e il vantaggio di chi annuncia per primo è fissare la cornice proprio mentre le capitali europee spingono per una linea più dura. Lunedì è circolato un documento franco-tedesco che chiede uno strumento per escludere quasi all’istante dal mercato Ue Paesi o imprese giudicati sleali; entro fine anno la Commissione presenterà nuovi strumenti commerciali e nuove inchieste su chimica e plastica.