WASHINGTON — Un mandato firmato da un giudice, una casa nell’area della capitale e una deputata democratica tra le più attaccate dal presidente: agenti della Homeland Security Investigations, il braccio investigativo dell’agenzia federale per l’immigrazione Ice, hanno perquisito lunedì l’abitazione di Ilhan Omar, deputata del Minnesota, nell’ambito di un’indagine penale. Lo riferisce l’Associated Press, che cita due fonti informate; Fox News ha diffuso un video dell’operazione.Il Dipartimento di Giustizia ha confermato con una nota: «Oggi nell’area di Washington, D.C., Homeland Security Investigations ha eseguito un mandato di perquisizione autorizzato da un giudice, ottenuto dal Dipartimento di Giustizia. Questa azione fa parte di un’indagine penale federale in corso». La nota non nomina Omar e non dice che cosa cercassero gli agenti. Nessuna incriminazione è stata annunciata. Il voto di metà mandato, che rinnova la Camera e un terzo del Senato, è fra poco più di tre settimane, il 3 novembre.L’oggetto dell’inchiesta, secondo Fox News, che cita due fonti vicine al fascicolo, sarebbero i documenti di immigrazione compilati dal padre di Omar quando lei era bambina, e una possibile frode in quelle carte. Già a settembre si era parlato di verifiche su discrepanze nei documenti di naturalizzazione. Omar ha 44 anni: fuggita dalla Somalia negli anni Novanta, è cittadina americana dal 2000, quando era adolescente.Dalla deputata nessuna reazione pubblica nelle ore successive al blitz; un suo portavoce non ha risposto alle richieste di commento. Omar ha però sempre respinto le accuse, definendole politicamente motivate. A settembre disse di non essere mai stata contattata dal Dipartimento della Sicurezza Interna, e a marzo il suo ufficio aveva bollato come «fabbricate e diffamatorie» le insinuazioni del vicepresidente JD Vance.I mesi prima del blitzPrima deputata somalo-americana al Congresso, eletta nel 2018 nel quinto distretto del Minnesota, quello di Minneapolis, Omar fa parte dello «Squad», il gruppo di deputate della sinistra democratica. Donald Trump la nomina da mesi. In una riunione di gabinetto a dicembre la definì «spazzatura»; a gennaio, su Truth Social, scrisse che Omar e i suoi «amici somali» «dovrebbero essere tutti in carcere o peggio, rispediteli in Somalia»; a febbraio disse che lei e la collega Rashida Tlaib andrebbero «istituzionalizzate». Omar ha parlato di un’ossessione «malsana e inquietante».A metà settembre è entrato in scena Tom Homan, lo «zar del confine» della Casa Bianca, che su Fox News ha detto: «Se qualcuno ha commesso una violazione dell’immigrazione, una frode matrimoniale o altro, che sia un membro del Congresso o no, nessuno è al di sopra della legge». Negli stessi giorni Vance, in un podcast, ha raccontato di averne discusso con il vicecapo di gabinetto Stephen Miller: «Come si va a colpirla? Come la si indaga?».È la sequenza che pesa sul caso: le domande del vicepresidente in settembre, gli agenti alla porta in ottobre, mentre il Dipartimento di Giustizia parla di un’indagine senza fare il nome della persona indagata. A tre settimane da un voto in cui i repubblicani difendono maggioranze sottili, il caso Omar riporta l’immigrazione, il tema su cui Trump ha costruito il suo consenso, al centro della campagna.La posta non è solo politica. Il Dipartimento di Giustizia ha avviato una campagna di «denaturalizzazione», cioè di revoca della cittadinanza a chi l’ha ottenuta fornendo dati falsi. Un’inchiesta sui documenti compilati dal padre di una deputata quando lei era bambina si colloca in quel quadro, e per Omar la questione riguarda il passaporto prima ancora del seggio.La deputata vive da mesi sotto pressione anche fisica: a settembre un uomo del Minnesota è stato condannato a 14 mesi di carcere per averle spruzzato aceto addosso durante un incontro pubblico in gennaio. Per ora, dal fascicolo federale, non escono né un nome né un capo d’accusa.