Stefano Fresi è stato tra gli ospiti dell’Artelesia Film Festival di Benevento, dove ha incontrato studenti e giornalisti per confrontarsi sul ruolo del cinema e del teatro nel raccontare temi come disabilità, fragilità, diritti e inclusione. L’attore e musicista romano, protagonista del film Sotto a chi tocca di Giorgio Pasotti, ha parlato anche dei suoi progetti cinematografici, tra cui Un tranquillo funerale di famiglia di Massimiliano Bruno e una nuova commedia di cui ha recentemente terminato le riprese.L’incontro si è svolto nell’ambito di una rassegna che utilizza il linguaggio cinematografico per avvicinare il pubblico a questioni sociali spesso poco rappresentate, coinvolgendo direttamente anche gli studenti delle scuole, chiamati a partecipare come giurati nella selezione dei cortometraggi in concorso.Andrea Pisani parla di intelligenza artificiale: «La comicità è ancora umana»Stefano Fresi all’Artelesia Film Festival: il cinema sociale e il tema della disabilitàDurante l’incontro, Stefano Fresi ha sottolineato il valore delle manifestazioni cinematografiche che scelgono di affrontare argomenti sociali, evidenziando la differenza tra la rappresentazione della realtà proposta dal cinema e quella, spesso selezionata e costruita, che caratterizza i social network.«Un festival come questo è fondamentale, perché il cinema che si occupa di sociale offre uno sguardo diverso da quello dei social, dove si mostra quello che si vuole mostrare di sé. Il cinema e il teatro fanno vedere la realtà per quella che è» ha commentato Fresi.L’attore ha già avuto diverse occasioni di confrontarsi con il pubblico più giovane e ha ricordato, in particolare, l’esperienza vissuta al Giffoni Film Festival, sempre in Campania, dove alcuni anni fa gli studenti gli rivolsero quelle che ancora oggi considera tra le domande più interessanti ricevute nel corso della sua carriera.Foto: redazioneStefano Fresi a Ballando con le stelle: «Ho lavorato 4 anni con Don Lurio»Nel corso della chiacchierata non sono mancati momenti più leggeri, soprattutto quando l’attenzione si è spostata sulla sua partecipazione a Ballando con le stelle, il programma di Rai 1 nel quale Stefano Fresi è atteso come ballerino per una notte. Interrogato su come si stia preparando all’esperienza, l’attore ha risposto con la consueta ironia, rivelando però anche un dettaglio poco conosciuto del proprio passato teatrale.«Porca miseria, aiuto! Ma adesso vi stupirò: ho lavorato 4 anni con Don Lurio e ci ha fatto anche ballare. Ho fatto teatro in uno spettacolo in cui le coreografie erano di Don Lurio e lì ho imparato a ballare – ci racconta Stefano – L’esperienza musicale non mi manca perché ho fatto tanti jingle e tante sigle per la tv, quindi tutto pronto per domani».Un’esperienza che si aggiunge al suo percorso artistico, nel quale recitazione e musica hanno spesso trovato spazio insieme, e che potrebbe rivelarsi particolarmente utile anche sulla pista del programma condotto da Milly Carlucci. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Social Film Festival ArTelesia Benevento (@socialfilmfestival)Stefano Fresi e i giovani: perché la noia può stimolare la creativitàTra gli argomenti affrontati durante l’incontro con gli studenti è emersa anche una riflessione sul rapporto tra le nuove generazioni e la creatività, in un periodo nel quale smartphone, social network e piattaforme digitali occupano una parte sempre più importante del tempo libero. Fresi, padre di un ragazzo di 16 anni, ha posto l’attenzione soprattutto sulla necessità di recuperare momenti nei quali i giovani possano sviluppare autonomamente la propria immaginazione, senza essere continuamente sollecitati da contenuti già pronti.Una considerazione che lo ha portato a parlare del valore della noia, spesso percepita come una condizione negativa, ma che può invece offrire uno spazio prezioso per la nascita di nuove idee. «La noia, infatti, non è necessariamente un vuoto da riempire, ma può diventare la radice stessa della creatività. In un tempo in cui smartphone, social network e piattaforme digitali offrono intrattenimento senza interruzioni, riscoprire la possibilità di annoiarsi significa lasciare spazio all’immaginazione, alla curiosità e alla nascita di idee personali. È proprio quando non tutto è già disponibile, suggerito o immediatamente accessibile che i ragazzi possono sperimentare, inventare storie, cercare nuove forme di espressione e sviluppare un pensiero autonomo». Artelesia Film Festival, Stefano Fresi sull’inclusione e il ruolo sociale del cinemaTornando al significato della manifestazione, Fresi ha espresso apprezzamento per la scelta dell’Artelesia Film Festival di dedicare spazio a opere che affrontano la disabilità da prospettive differenti, dando visibilità anche ai progetti realizzati direttamente da persone con disabilità.«È stato un piacere conoscere questo festival perché si fanno tanti festival di cinema in cui si presentano i film e si fa promozione, invece qui si parla di un cinema che ha una funzione sociale specifica, che è quella di far luce sulla disabilità, dall’esterno e dall’interno. Perché ci sono film che raccontano la disabilità e invece film che raccontano altro ma sono fatti e diretti da persone che hanno una disabilità e questo credo che sia una funzione primaria del cinema e non sempre accade».La riflessione dell’attore mette in evidenza uno degli aspetti centrali della rassegna, che attraverso la selezione dei cortometraggi e il coinvolgimento degli studenti intende promuovere una maggiore attenzione verso la rappresentazione delle fragilità, offrendo spazio a esperienze e punti di vista che non sempre trovano visibilità nei circuiti cinematografici più tradizionali.Bianca Guaccero tra amore e Sanremo: «Il ballo mi ha fatto incontrare l’uomo della mia vita»Stefano Fresi: «I veri eroi sono i medici di Emergency»A conclusione dell’incontro, Stefano Fresi ha affrontato anche il tema scelto per questa edizione dell’Artelesia Film Festival, Eroi, proponendo una riflessione sul significato che questa parola assume al di fuori della finzione cinematografica. Per l’attore, infatti, gli esempi più importanti di coraggio e dedizione si trovano anche nel lavoro quotidiano di chi opera in situazioni di emergenza, spesso lontano dall’attenzione mediatica.«I veri eroi sono i medici di Emergency: gli eroi non sono soltanto quelli che vediamo sul grande schermo, ma soprattutto le donne e gli uomini che ogni giorno affrontano situazioni estreme per salvare vite umane, come i medici e gli operatori umanitari di Emergency, impegnati nei territori segnati dai conflitti e dalle emergenze, dove curare una persona può significare mettere a rischio la propria vita. Un eroismo concreto, lontano dai riflettori, che si misura nel coraggio delle scelte quotidiane e nella capacità di agire per gli altri».Un intervento che ha riportato la conversazione alla vocazione sociale dell’Artelesia Film Festival e alla possibilità, attraverso il cinema, di raccontare esperienze umane che meritano maggiore attenzione, soprattutto quando il pubblico comprende anche ragazzi e studenti ancora impegnati a costruire il proprio modo di osservare la società. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Adler Entertainment (@adler_entertainment)Amici 26, la prima puntata è una delusione: tra cantanti mediocri e professori improvvisati: che fine ha fatto la scuola?| Da Rumors.it