Iraq, lo stretto di Hormuz chiuso taglia le entrate del petrolio: il governo svaluta il dinaro del 14,5%

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BAGHDAD — Un dollaro costa 1.500 dinari, duecento più di martedì. Da mercoledì mattina il governo iracheno ha abbassato il cambio ufficiale della propria moneta del 14,5%, il primo ritocco dal 2023: il Tesoro venderà i dollari delle entrate petrolifere a 1.500, i cittadini li pagheranno allo sportello delle banche 1.520. La delibera del Consiglio dei ministri, approvata a tarda sera di martedì su raccomandazione della Banca centrale, è stata trasmessa a banche, società di pagamento e uffici cambio e diffusa dall’agenzia di Stato Ina, ripresa da Reuters.La svalutazione è la risposta di Baghdad alla guerra che dal febbraio scorso coinvolge l’Iran e ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, l’unico sbocco marittimo del petrolio iracheno. Le esportazioni sono scese a 2,34 milioni di barili al giorno in agosto, da oltre 3,6 milioni prima del conflitto. All’Assemblea generale dell’Onu, il 25 settembre, il premier Ali al-Zaidi aveva detto che il Paese non ha potuto esportare circa il 90% del greggio attraverso il Golfo e ha perso 60 miliardi di dollari dall’inizio della guerra.Il meccanismo è semplice. L’Iraq incassa in dollari e spende in dinari: con il cambio più basso ogni dollaro di petrolio vale più moneta locale per pagare stipendi e pensioni. «È essenzialmente una risposta fiscale allo shock subito dalle entrate petrolifere», ha spiegato a Reuters l’analista iracheno Mohammed al-Saffar. «Dà al governo più dinari per ogni dollaro, ma alza i costi delle importazioni e riduce il potere d’acquisto delle famiglie».I conti pubblici sono in affanno da mesi. Il governo ha rinviato stipendi, pagamenti ai cerealicoltori e alle imprese edili, ricorrendo a prestiti a breve dalle banche statali, e a Baghdad ci sono state proteste per i salari non versati. La bozza di bilancio prevede una spesa di 217.000 miliardi di dinari, circa 166 miliardi di dollari, con un disavanzo oltre i 40.000 miliardi. Quattro membri della commissione Finanze del Parlamento avevano anticipato martedì che l’esecutivo stava valutando l’aggiustamento del cambio.Il cambio è la sola leva che Baghdad può muovere in una notte, mentre il petrolio bloccato non si sblocca per decreto. È la seconda grande svalutazione in sei anni: nel dicembre 2020, con il crollo dei prezzi del Covid, il dinaro era passato da 1.182 a 1.450 per dollaro.Serrande chiuse a ShorjaIl mercato ha reagito prima del governo. Già prima dell’annuncio il dollaro sul mercato parallelo era scambiato oltre 1.600 dinari, riferisce Associated Press; mercoledì a Baghdad è salito a 1.700 e a Bassora, il porto petrolifero del sud, a 1.790. Al mercato all’ingrosso di Shorja, nel centro della capitale, molti commercianti hanno tenuto le serrande abbassate in attesa di capire a quale prezzo riprendere a vendere.La misura ha subito aperto uno scontro politico. Il deputato Miqdad Al-Khafaji ha chiesto una seduta d’emergenza del Parlamento per revocare la svalutazione, accusando le fazioni politiche di gonfiare la spesa pubblica con assunzioni clientelari e di scaricare il deficit sui cittadini. Né il premier al-Zaidi né il governatore della Banca centrale hanno finora parlato in pubblico della decisione.Sul fronte del petrolio, le alternative a Hormuz restano parziali. Il capo della società statale di commercializzazione del greggio, Ali Nazar, ha detto in Parlamento che la capacità produttiva è di 4,2 milioni di barili al giorno contro esportazioni reali di 2,5 milioni, vendute con sconti di 26,5 dollari al barile ai pochi acquirenti disposti a rischiare. «Non è un compito facile. È estremamente difficile», ha ammesso. Un accordo con Ankara prevede almeno 750.000 barili al giorno via oleodotto verso il porto turco di Ceyhan, e altri 250.000 viaggiano su camion verso Kirkuk.Qualcosa si muove. Il 4 ottobre una superpetroliera irachena con 2 milioni di barili ha attraversato lo Stretto «per la prima volta da decenni», ha annunciato il direttore della compagnia statale delle petroliere, e secondo la società di analisi Kpler i transiti di greggio da Hormuz sono tornati al livello prebellico grazie alle scorte militari americane. La bozza di bilancio su cui il governo ha costruito il nuovo cambio prevede ancora esportazioni per 4 milioni di barili al giorno. Ad agosto sono stati 2,34.