LONDRA — I 12 bombardieri strategici B-1 Lancer schierati da poche settimane nella base britannica di Fairford, nel Gloucestershire, 160 chilometri a ovest di Londra, sono rientrati nel fine settimana negli Stati Uniti. Lo ha confermato ad Al Jazeera un portavoce del Pentagono: «Tutti i bombardieri Usa schierati a RAF Fairford sono rientrati nelle loro basi di origine». La flotta, ha aggiunto, resta pronta a «colpi di precisione globali, ovunque e in qualsiasi momento».Il ritiro arriva dieci giorni dopo l’allarme scattato attorno alla base il 27 settembre, con sette arresti in Gran Bretagna e un’accusa che Washington rivolge all’Iran, mentre Teheran respinge tutto. Il Wall Street Journal, citando funzionari dell’amministrazione, lega direttamente il rientro degli aerei a quell’episodio. Fairford è una delle poche basi europee in grado di ospitare bombardieri pesanti e da marzo Londra ne ha concesso agli americani l’uso «difensivo» nella guerra contro l’Iran, cominciata il 28 febbraio.Tutto comincia all’alba del 27 settembre, quando due chiamate d’emergenza segnalano tre furgoni parcheggiati in modo anomalo e uomini incappucciati nei pressi della recinzione. La polizia ferma cinque londinesi fra i 23 e i 25 anni, prima in base alla legge sugli esplosivi, poi a quella antiterrorismo del 2006. Nei furgoni non c’erano ordigni, solo «una quantità di benzina». I cinque sono stati rilasciati su cauzione con condizioni stringenti.Il 1° ottobre gli agenti arrestano a Westminster, nel cuore di Londra, un venticinquenne con doppia cittadinanza britannica e iraniana, anche lui poi rilasciato su cauzione. Ieri il settimo fermo: un ventiduenne britannico bloccato a Londra, mentre gli investigatori perquisivano un immobile. La coordinatrice nazionale dell’antiterrorismo, Vicki Evans, ha spiegato che la polizia esamina «tutte le possibili angolazioni, incluso un possibile coinvolgimento di uno Stato straniero».Rubio e Vance divisiIl premier britannico Andy Burnham ha parlato mercoledì scorso di «forti indicazioni» di un coinvolgimento iraniano, senza fornire dettagli. A Washington le versioni si sono accavallate nel giro di poche ore. Lunedì il segretario di Stato Marco Rubio ha definito il movimento degli aerei parte di «rotazioni regolari», da non collegare all’incidente. Poco dopo il vicepresidente JD Vance ha detto il contrario: il ritiro è stato deciso «per eccesso di cautela, per proteggere i nostri uomini», perché «riteniamo con una certa sicurezza che gli iraniani stiano cercando di fare ciò che lo Stato iraniano fa da 49 anni, atti di terrorismo contro gli Stati Uniti e altri».Donald Trump ha confermato la linea di Vance: «Non sono volati via per caso, c’era una minaccia. Li abbiamo spostati un po’». Alla domanda se si temesse un attacco con droni iraniani lanciato dal suolo britannico, il presidente ha risposto: «Non posso dirlo. Se lo facessero, soffrirebbero molto». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che Israele aveva passato a Londra informazioni d’intelligence su una possibile «minaccia di attacco iraniano»; Rubio lo ha chiamato lunedì dall’aereo che lo portava in Islanda.Teheran nega. Il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi ha definito le accuse «false e ridicole» e il ministro Abbas Araghchi le ha respinte; il governo iraniano ha convocato l’ambasciatore britannico per protestare contro gli arresti. I Guardiani della rivoluzione avevano però indicato Fairford come obiettivo legittimo, in quanto base di partenza degli attacchi contro il territorio iraniano. Per Londra la partita è tutta qui: la base concessa a marzo a scopo «difensivo» è oggi un bersaglio dichiarato da Teheran e la ragione di sette arresti sul proprio territorio.Il Washington Post legge nella vicenda il tentativo iraniano di esercitare una pressione asimmetrica sugli Stati Uniti e sui loro alleati, lontano dai fronti dove la guerra si combatte da oltre sette mesi. Il rilascio su cauzione degli arrestati, spiega il criminologo Andrew Silke, della Royal Holloway di Londra, è la prassi quando non si ravvisa un pericolo imminente, e il coinvolgimento dei giovani potrebbe essere «inconsapevole o periferico». Per Afzal Ashraf, già alto ufficiale della Raf e oggi ricercatore a Loughborough, la libertà provvisoria non significa che l’ipotesi iraniana sia caduta.La base, usata dagli americani fin dalla Guerra del Golfo e nel 2003 per l’invasione dell’Iraq, resta operativa senza bombardieri. «Resta un’indagine in corso e le nostre squadre specializzate continuano a seguire molteplici linee di investigazione», ha detto Evans.