«Vedi Napoli e poi muori». Così Goethe, nel suo Viaggio in Italia del 1787, rese immortale l’essenza di una città che, con quella sua personalità così forte e spiccata, colpisce e divide. Come tutte le grandi passioni, la ami o la odi, ti conquista o ti respinge, ti travolge o ti sfugge. Le mezze misure non esistono ai piedi del Vesuvio. L’antica Neapolis ti investe come un vortice. Un vortice di colori, luci, voci, profumi, canzoni, da Caruso a Sal da Vinci. E poi clacson di motorini su cui sfrecciano tre persone alla volta e spesso tutte senza casco, rintocchi di campane, fischi di traghetti che attraccano e salpano. E, ancora, urla, schiamazzi e risate che si rincorrono tra strade strette e piazze monumentali. Tra pregi, difetti, contrasti e contraddizioni, Napoli mostra forse il volto più autentico di quell’Italia solare, conviviale e profondamente umana che, in un modo o nell’altro, fa girare la testa al mondo intero. Una città che vive da sempre sul confine sottile tra ordine e disordine, tra sacro e profano, tra fede e superstizione. Del resto, «campatece vuje sotto ‘o Vesuvio». Spaccanapoli, il cuore antico della cittàLa sua anima più vera si scopre nel centro antico, dove resiste l’impianto urbanistico delle origini: un reticolato di cardi e decumani che tagliano la città come linee tracciate con il righello. Eppure, dentro questa geometria impeccabile, Napoli ha lasciato sedimentare secoli di dominazioni, terremoti, eruzioni e rinascite. Il risultato è un caos straordinariamente vitale che si manifesta nella musica, nell’arte, nel cinema, nel teatro, nelle tradizioni popolari. Due millenni di storia alle spalle per un mosaico culturale contemporaneo, fatto di influenze greche, romane, francesi, spagnole e borboniche che convivono ancora. Il cuore di questo universo batte a Spaccanapoli, che attraversa il centro storico, dividendolo in due. L’itinerario ideale comincia dal meraviglioso Complesso monumentale di Santa Chiara. Chiesa e monastero risalgono al Trecento, ma la loro storia è fatta di distruzioni e ricostruzioni che arrivano fino al Novecento. Dietro la facciata austera si apre un insospettabile mondo di pace e bellezza: il chiostro, impreziosito da affreschi, colonne maiolicate e alberi di arancio, mentre sembra catapultare a Siviglia, regala un senso di quiete nel cuore della città più chiassosa d’Italia. All’esterno, la guglia dell’Immacolata svetta sulla piazza come un punto esclamativo barocco. Pochi passi ed ecco piazza San Domenico Maggiore, salotto a cielo aperto dominato dall’omonima chiesa e dal suo obelisco.Il Cristo velato e i tesori del centro storicoMa è nelle stradine intorno che Napoli rivela il suo talento più grande: sorprendere. Basta entrare nella Cappella Sansevero per ritrovarsi davanti al Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, realizzato nel 1753. Un capolavoro assoluto della scultura, con quel velo di marmo che sembra tessuto, non scolpito. Attorno, una cappella gentilizia affrescata, rimasta intatta dal Settecento. Tra sacro, superstizione e mito di MaradonaA Napoli il sacro convive con la superstizione. I santi dialogano con i cornini rossi esposti tra le bancarelle, le edicole votive illuminano i vicoli, mentre i panni stesi ai balconi e le bandiere del Napoli sventolano per aria, come uno stravagante tetto urbano; il mito di Maradona e la devozione a San Gennaro scendono in campo, in una gara tra santi e demoni. Nel Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta e custode della Cappella di San Gennaro, il contrasto è evidente già nell’architettura: una facciata gotica che introduce a un trionfo barocco.Piazza del Plebiscito e la Napoli monumentalePoi c’è la Napoli monumentale. Piazza del Plebiscito apre lo sguardo: da un lato il seicentesco Palazzo Reale, dall’altro la basilica di San Francesco di Paola. Poco distante il Teatro San Carlo, e oltre il Maschio Angioino. Ma Napoli è anche da assaggiare. Allo storico Caffè Gambrinus si rinnova ogni giorno la tradizione del caffè sospeso. Nei vicoli, il profumo delle sfogliatelle di Pintauro compete con quello della pizza. Da Sorbillo o da Michele, poco importa: ogni fetta è pura poesia. Sul fondo, immancabile, il Vesuvio. Presenza silenziosa e ingombrante, minaccia e protezione insieme. Lo si vede alla perfezione dal rooftop del B&B Hotel Napoli. L’albergo è a due passi dalla stazione e a 200 metri dal centro storico. Con posizione strategica e tre stelle, è il punto di partenza ideale per una visita della città che, alla fine, non va né amata né odiata. Va vissuta e presa così com’è, nella sua perfetta imperfezione.L'articolo Tutto il colorato caos di Napoli, grande capitale imperfetta d’Italia proviene da La Verità.