Cari giovani, la casa non è un diritto: imparate a farvi il mazzo

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Cari ragazzi, bene che qualcuno ve lo dica in modo chiaro il “diritto alla casa” consiste nel diritto di farsi il mazzo per permettersene una e qui il maggior ostacolo in Italia è il cappio fiscale e la burocrazia statale. È inutile che rivendicate questo diritto alla casa come un esproprio o facendola pagare da altri che si sono fatti il mazzo. Dalla Spagna alla Francia, fino all’Italia, si moltiplicano le manifestazioni degli studenti che rivendicano il cosiddetto «diritto alla casa».Mettiamo allora in chiaro un principio elementare. Il diritto alla casa funziona solo così: da ragazzo vai a studiare, impari un mestiere, poi ti trovi un lavoro oppure apri una partita IVA. Lavori, produci, guadagni, risparmi. Quando hai messo da parte abbastanza soldi per un anticipo, vai in banca, chiedi un mutuo e ti compri una casa.Oppure la erediti dai tuoi genitori o dai tuoi nonni, che prima di te hanno lavorato, risparmiato e fatto sacrifici per acquistarla. La casa non si conquista con uno slogan e non si paga con i soldi degli altri. Avere bisogno di una casa non significa avere il diritto di pretendere che qualcun altro te la compri, te la costruisca o te la metta gratuitamente a disposizione, anche se questo vogliono farti credere alcuni capetti socialistoidi.Il diritto alla proprietà privata è sacrosanto. Il diritto di appropriarsi del frutto del lavoro altrui, invece, non esiste. Naturalmente, lo Stato dovrebbe fare una cosa fondamentale: togliersi di mezzo. Meno tasse sul lavoro e sugli immobili, meno burocrazia, meno vincoli urbanistici irragionevoli, meno ostacoli alla costruzione di nuove abitazioni. Più offerta, più concorrenza, più libertà economica.Leggi anche: Socialisti con la casa degli altriLa sinistra vuole rubarci la casaE su questo dovrebbero scendere in piazza gli studenti! Rivendicare la loro libertà di costruirsi un futuro, una casa senza il cappio statale. Perché il problema non si risolve proclamando nuovi diritti a carico dei contribuenti, ma creando le condizioni affinché le persone possano lavorare, guadagnare e permettersi una casa.La casa è un bene da acquistare con il proprio lavoro, non una pretesa da avanzare sul lavoro degli altri. E soprattutto ricordiamoci una cosa: ogni volta che qualcuno rivendica un bene gratuito, qualcun altro è chiamato a pagarlo. Questa non è giustizia sociale. È redistribuzione coattiva della ricchezza altrui. Ma ci sarà un giorno che gli studenti scenderanno in piazza contro lo statalismo che li soffoca e gli distrugge il futuro?Andrea Bernaudo, 11 ottobre 2026L'articolo Cari giovani, la casa non è un diritto: imparate a farvi il mazzo proviene da Nicolaporro.it.