AGI - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato domenica l'apertura di un'indagine e l'incriminazione dei partecipanti al documentario 'NAZA' - che racconta l'uccisione di massa di civili a Gaza attraverso le testimonianze di 24 soldati e ufficiali dell'intelligence israeliani - per "gravi reati contro la sicurezza di Israele", secondo quanto riferito in una nota diffusa dal suo ufficio. 'NAZA', diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, ha ricevuto il Premio speciale della giuria all'ultima Mostra del cinema di Venezia. "Il film costruisce una narrazione falsa, fuorviante e parziale che diffama lo Stato di Israele e le Idf (Forze di Difesa Israeliane) a livello globale e danneggia gravemente l'immagine di Israele", ha dichiarato il leader, stando al comunicato. Netanyahu ha inoltre accusato i partecipanti al film di aver commesso "gravi reati che comportano violazioni della sicurezza delle informazioni, diffamazione penale e danni agli interessi diplomatici del Paese".La richiesta del ministro della CulturaLa richiesta era partita a metà settembre dal ministro israeliano della Cultura, Miki Zohar che si era rivolto al ministro dell’Interno. Zohar aveva inoltre chiesto di valutare la revoca della cittadinanza israeliana ai due registi, accusandoli di "tradimento dello Stato", di avere "violato il proprio dovere di lealtà" e di avere "collaborato con il nemico". "La libertà di espressione non è una licenza per tradire lo Stato. Chiunque agisca contro Israele in tempo di guerra deve sapere che ci sarà un prezzo da pagare", ha detto.Le norme sulla revoca della cittadinanzaLa revoca della cittadinanza è legalmente possibile in Israele, sebbene venga applicata soltanto in circostanze eccezionali. La richiesta deve essere presentata dal ministero dell'Interno e approvata dai giudici. Nel 2022, la Corte suprema ha confermato la possibilità di privare una persona della cittadinanza per una violazione della "lealtà allo Stato", come nei casi di spionaggio o tradimento.I contenuti del documentario‘NAZA’, acronimo ebraico utilizzato dall'esercito per indicare i danni collaterali, dura 80 minuti e ricostruisce, attraverso testimonianze anonime, il funzionamento dei sistemi tecnologici e d'intelligenza artificiale impiegati per individuare presunti membri di Hamas e le loro famiglie attraverso i telefoni, per poi colpirne le abitazioni.L'esercito ha contestato in particolare la testimonianza di un intervistato, secondo il quale sarebbe stato autorizzato un bombardamento nel quale sono morti 500 civili. "I registi non potevano in alcun modo verificare questa affermazione, non esistono reali elementi a sostegno, eppure l'hanno pubblicata ugualmente. Inoltre, nulla dell'intervistato, né il suo servizio né il suo ruolo, può essere controllato e verificato in modo indipendente", ha affermato l'Idf.La replica dei registi e le critiche politicheUno dei due registi, Yuval Abraham, ha replicato che "gli ufficiali dell'intelligence israeliana con cui abbiamo parlato ci hanno spiegato che queste uccisioni di massa sono sistemiche: non avvengono per errore, ma sono intenzionali". Numerosi politici israeliani hanno attaccato il documentario. Il leader dell'opposizione di centrodestra Gadi Eisenkot ha accusato gli autori di offrire un'immagine "distorta e unilaterale" del conflitto e di danneggiare i soldati. "Ciò che rende tutto questo particolarmente doloroso e indignante è che questa menzogna provenga da cineasti israeliani e venga ora diffusa in tutto il mondo", ha dichiarato Naftali Bennett.L'attacco di Ben GvirIl ministro della Sicurezza nazionale, l'ultradestrista Itamar Ben Gvir, ha definito Abraham e Szor una "disgrazia e una vergogna".