Il premier britannico Burnham: «La Russia interferì nel referendum sulla Brexit del 2016». Nessun predecessore lo aveva detto

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LONDRA — «Ho posto la domanda arrivando a Downing Street: c’è stata un’interferenza della Russia nel referendum del 2016? E ho avuto la risposta chiara che sì, c’è stata». Lo ha detto Andy Burnham, primo ministro britannico dal luglio scorso, in un’intervista al podcast «The Rest Is Politics» diffusa domenica, riferisce Reuters. Nessun capo del governo di Londra, prima di lui, aveva affermato apertamente che Mosca interferì nel voto che portò il Regno Unito fuori dall’Unione europea.Il referendum del 23 giugno 2016 finì 52 a 48 per l’uscita. Da allora tutti i predecessori di Burnham hanno evitato di dirlo. Boris Johnson, nel 2020, dichiarò che non esisteva alcuna prova di ingerenza; nello stesso anno la commissione parlamentare sull’intelligence e la sicurezza scrisse che il governo non aveva nemmeno cercato di accertare se la Russia fosse intervenuta, come non lo aveva fatto per il referendum scozzese del 2014.Burnham non ha spiegato in che modo la Russia sarebbe intervenuta e non ha fornito dettagli sulle prove in mano al governo. Non ha detto chi gli abbia dato quella «risposta chiara», né se l’ingerenza abbia inciso sull’esito, nota il Guardian. Non ha annunciato la pubblicazione di alcun documento.Il premier ha però descritto un Paese che, a suo giudizio, non capì che cosa stava accadendo. «Non credo che allora conoscessimo la portata dell’interferenza sponsorizzata da uno Stato nel processo democratico britannico», ha detto. «Siamo stati troppo sulla difensiva».La scelta del momento la spiega lui stesso. «Queste cose è importante metterle agli atti ora», ha detto, «e credo aiutino gli elettori in Germania e in Francia a capire che parte di questa politica è istigata dai nostri nemici, cioè dalla Russia». Le parole sulla Brexit, in altre parole, sono rivolte a Berlino e Parigi più che a Londra.L’incontro con MerzTre giorni prima, l’8 ottobre, Burnham era a Berlino dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Al podcast ha raccontato di avergli detto: «Dobbiamo sostenervi nell’affrontare la minaccia che avete di fronte». E ha riferito il giudizio di Merz sull’AfD, il partito di estrema destra tedesco: «chiaramente legati alla Russia, e credo finanziati». Burnham ha aggiunto che «c’è certamente disinformazione che dalla Russia arriva nella politica tedesca».Non è la prima volta che il premier parla di ingerenze. All’Assemblea generale dell’Onu, a settembre, aveva detto che esistevano prove di tentativi russi di interferire nelle elezioni politiche britanniche del 2019. Nello stesso mese, alla conferenza del Partito laburista, aveva aperto a un riavvicinamento all’Unione europea, fino all’ipotesi di un rientro nel programma del partito.L’ambasciata russa a Londra non ha risposto nell’immediato alla richiesta di commento. Mosca ha sempre negato qualunque ingerenza sulla Brexit e ha liquidato le accuse britanniche come «isteria antirussa».Dai conservatori, da Reform UK e dal fronte che fece campagna per l’uscita non è arrivata domenica alcuna reazione; silenzio anche dai governi di Parigi e Berlino. Ha parlato invece Ed Davey, leader dei Liberal Democratici: «Era una dichiarazione che doveva venire da un primo ministro. Dopo che i conservatori hanno nascosto la verità per anni, ci è voluto coraggio».