Budapest, il parlamento cancella il divieto di «promuovere» l’omosessualità ai minori: il partito di Orbán vota contro

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BUDAPEST — Alle 9.40 di questa mattina il tabellone dell’aula del parlamento ungherese ha segnato 139 sì e 51 no. Con quel voto cade il divieto, introdotto nel 2021, di «rappresentare» o «promuovere» la diversità sessuale e di genere nei contenuti accessibili ai minori, il cuore della cosiddetta «legge di protezione dei minori» voluta da Viktor Orbán. È la prima volta, riferisce l’Afp, che il governo di Péter Magyar smonta in modo significativo un pezzo dell’eredità legislativa del suo predecessore.Magyar guida il governo da maggio: il suo partito Tisza ha vinto le elezioni del 12 aprile con 141 seggi su 199, la maggioranza dei due terzi che permette di cambiare anche le leggi costituzionali. In gioco c’era più di una norma. Il 21 aprile la Corte di giustizia dell’Unione europea, il tribunale di Lussemburgo che giudica il rispetto dei Trattati, aveva condannato l’Ungheria proprio per quella legge, e Budapest attende lo sblocco di circa 10,4 miliardi di euro di fondi europei congelati per le violazioni dello Stato di diritto.L’emendamento elimina il divieto di mostrare o promuovere la diversità sessuale e di genere nei contenuti destinati ai minori. Resta la tutela degli under 18 dai materiali che possano «compromettere gravemente lo sviluppo fisico, intellettuale, emotivo o morale del bambino», una formula vicina a quella delle regole europee sui media alle quali Magyar dice di volersi allineare.Il primo ministro ha presentato la riforma non come una restituzione di diritti ma come un rafforzamento della protezione dei bambini, «indipendentemente dall’orientamento sessuale», e come un adeguamento alle norme dell’Unione. Nei mesi della campagna elettorale non aveva mai parlato di diritti delle persone omosessuali e transgender.Fidesz, il partito di Orbán, ha votato contro. Ha accusato il governo di «castrare» la legge originaria sotto la pressione di Bruxelles. Lo stesso Orbán, il giorno della sentenza, aveva scritto su X: «Il rullo compressore brussellese è già in moto… Ora l’impero di Bruxelles colpisce ancora».La sentenza di LussemburgoQuella sentenza era arrivata in una forma rara. La Corte si era riunita in seduta plenaria, con tutti i 27 giudici e il presidente Koen Lenaerts, e per la prima volta aveva stabilito che una legge nazionale viola i valori fondanti dell’Unione elencati nell’articolo 2 del Trattato, oltre alla dignità umana garantita dalla Carta dei diritti. La legge, secondo i giudici, «stigmatizza ed emargina le persone non cisgender», e già il suo titolo accosta le minoranze sessuali ai condannati per pedofilia.La norma era nata nel 2021 come emendamento a una legge contro la pedofilia, e da allora i libri per ragazzi con personaggi omosessuali si vendono in Ungheria dentro involucri sigillati. Un anno prima il parlamento aveva cancellato il riconoscimento legale del cambio di genere. Nel 2022 un referendum voluto da Orbán sulle stesse norme era stato invalidato per il mancato quorum; nel 2025 la legge era servita da base per vietare il Pride di Budapest.«Il fatto che le restrizioni all’accesso ai contenuti Lgbtq vengano rimosse è senza dubbio un passo avanti importante e positivo», ha detto all’Afp Tamás Dombos dell’associazione Háttér, che difende i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. «Ma c’è ancora molto da fare». Human Rights Watch elenca quel che resta in vigore: l’articolo 5/A della legge sulla protezione della famiglia, il linguaggio della Legge fondamentale, le restrizioni alla legge sulle riunioni «usate per vietare il Pride».La scelta delle parole spiega la partita: Magyar cancella una legge-bandiera di Orbán presentandola come tutela dei bambini e atto dovuto verso Bruxelles, senza pronunciare la parola diritti, e con un occhio ai miliardi congelati. Sul resto delle norme contestate da Human Rights Watch il governo non ha annunciato nulla. Il dossier sui fondi europei passa ora alla Commissione.