Ogni anno l’Italia rischia sette miliardi di danni a causa di terremoti, alluvioni e tempeste convettive, cioè estreme. Fenomeni che stanno diventando sempre più frequenti con preoccupanti ricadute sulla sicurezza delle persone, sulla continuità economica dei territori e sulla sostenibilità dei conti pubblici. Solo negli ultimi 12 anni il nostro Paese ha infatti sopportato costi per oltre 100 miliardi.Da qui la decisione di Unipol di promuovere un apposito think tank e di redigere la prima mappa dei danni economici provocati dalle catastrofi naturali: è nato così il Natural Risk Index che introduce una nuova modalità di misurazione, combinando pericolosità, vulnerabilità ed esposizione al rischio per ogni Regione. I modelli utilizzati sono quelli di GallagherRe.Un rischio potenziale da 14.400 miliardiIl risultato deve far riflettere: nel nostro Paese – considerando case, imprese e PA – ci sono 41 milioni di immobili esposti ai cosiddetti rischi “catastrofali”. Il loro valore di ricostruzione – tenendo conto della struttura, dei beni in essi contenuti e del danno associato all’interruzione delle attività produttive – arriva a 14.400 miliardi di euro, pari a circa sette volte il nostro Pil. Tutto questo senza considerare i potenziali danni a strade, ponti, ferrovie e altre infrastrutture strategiche che lo studio non contempla.Le regioni più a rischioLa soglia di allarme complessiva è alta per Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto mentre Calabria, Emilia-Romagna e Umbria sono le peggiori se si analizza il danno potenziale per abitante. Quanto alle provincie, quelle più vulnerabili in termini di beni esposti appaiono Roma, Milano e Napoli.Costo medio fino a 200 euro per abitanteC’è poi un altro dato su cui soffermarsi con grande attenzione: il 79% dei danni causati dalle catastrofi naturali ricade su singoli cittadini, imprenditori e Stato. Il motivo è un gap di protezione che resta ancora molto elevato, per ogni 100 di potenziali danni, solo 21 sono infatti coperti da assicurazione. Con la Calabria in una posizione particolarmente scomoda che associa la peggiore copertura a uno dei maggiori gradi rischio.Un approccio sistemico per gestire i rischi”“Il Natural Risk Index vuole essere un contributo importante per migliorare il modo in cui leggiamo e affrontiamo il rischio catastrofale nel nostro Paese. È evidente l’urgenza di adottare un approccio sistemico e integrato, fondato su una riduzione strutturale del rischio nelle aree più vulnerabili attraverso una maggiore diffusione delle coperture assicurative, lo sviluppo di politiche di prevenzione e adattamento basate su dati e analisi avanzate e il potenziamento della resilienza finanziaria e operativa del sistema economico”, ha sottolineato Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol in occasione delle presentazione dello studio svoltasi a Roma.In sintesi, i rischi catastrofali non possono essere evitati ma possono essere compresi e gestiti. “Il valore della prevenzione e della riduzione della vulnerabilità territoriale va oltre la dimensione strettamente assicurativa e richiede la definizione di una governance della gestione complessiva del rischio, basata su un vero partenariato pubblico-privato e sull’analisi scientifica dei dati”, avverte Stefano Genovese, Head of Institutional & Public Affairs di Unipol e coordinatore del Think Tank Natural Risk Forum.Presente all’incontro anche Luigi Ferrara, Capo Dipartimento Casa Italia, Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha rimarcato come “comprendere a fondo le vulnerabilità del territorio e tradurre questa conoscenza in azioni concrete di prevenzione, mitigazione e adattamento” sia oggi “una priorità non più rinviabile, di fronte a fenomeni destinati a incidere sempre più sul futuro dell’Italia”.Contenuto consigliatoL'articolo Terremoti e alluvioni: in Italia 41 milioni di immobili a rischio. Unipol crea un Think tank proviene da Nicolaporro.it.