Cosa prevede la bozza di accordo tra Usa e Iran, l’ipotesi sull’atomica di Teheran: «Sul tavolo di Trump le opzioni per attaccare» – La diretta

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«L’Iran non vede l’ora di raggiungere un accordo. Vedremo», aveva detto Donald Trump ieri durante il giuramento di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve. Nelle stesse ore l’emittente saudita Al Arabiya anticipa in esclusiva i contorni di un memorandum d’intesa a cui Washington e Teheran starebbero lavorando con la mediazione di Islamabad. Il documento, secondo la tv di Stato, contempla un cessate il fuoco immediato e incondizionato su terra, mare e aria, l’impegno reciproco a non toccare obiettivi militari, civili o economici, la libertà di transito nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell’Oman, un meccanismo congiunto di verifica e l’avvio entro sette giorni dei colloqui sui dossier ancora aperti. Le sanzioni americane verrebbero rimosse a tappe, in cambio del rispetto iraniano degli impegni.Concessioni americane e il nodo dell’uranio arricchito al 60 per centoA questo impianto, secondo la stampa statunitense, la Casa Bianca avrebbe aggiunto offerte pesanti: un fondo per risarcire i danni subiti dalla Repubblica islamica, deroghe immediate sull’export di greggio, lo sblocco progressivo degli asset congelati e la cancellazione di tutte le misure restrittive al momento dell’intesa definitiva. Un pacchetto pensato, scrive il Corriere della Sera, per consentire a Teheran di rientrare al tavolo senza perdere la faccia. Resta però il nodo che blocca tutto: l’arricchimento dell’uranio e il destino del materiale già portato al 60 per cento. La questione viene rinviata a una fase successiva, con l’Iran che si impegna in modo generico a non costruire un’arma atomica. Trump ripete ogni giorno di non voler concedere «alcun arricchimento» e di pretendere che le scorte vengano trasferite negli Stati Uniti. Risponde il ministro degli Esteri Abbas Araghchi: l’Iran continuerà ad arricchire «con o senza un’intesa». Due giorni fa Mojtaba Khamenei è stato ancora più netto: «Le scorte restano qui».Pakistan e Paesi del Golfo accelerano sulla mediazioneLa pressione diplomatica si è intensificata nelle ultime ore. Il ministro degli Interni pachistano Mohsin Raza Naqvi è rimasto tre giorni a Teheran, incontrando il presidente Pezeshkian e lo stesso Araghchi, e secondo la Cbs ha impresso «una direzione importante alle trattative». A lui si è aggiunto il capo di stato maggiore Asim Munir, alla guida della delegazione negoziale, con il compito di chiudere prima che si esaurisca la pazienza della Casa Bianca e tornino in agenda i bombardamenti sospesi la settimana scorsa. In parallelo il premier Shehbaz Sharif è volato a Pechino per discutere «un’iniziativa congiunta per porre fine alla guerra», sviluppo della proposta in cinque punti elaborata ad aprile. A Teheran si è vista anche la pattuglia di mediatori arrivati da Doha: pur lasciando al Pakistan la regia, i Paesi del Golfo provano a evitare una ripresa dei combattimenti che ha già danneggiato pesantemente le loro economie e la reputazione di hub sicuri.Lo scetticismo di Rubio, le frenate di Teheran e l’allarme israelianoL’entusiasmo dura però poche ore. Il segretario di Stato Marco Rubio, riunito in Svezia con i colleghi della Nato, parla soltanto di «lievi progressi nei colloqui» e avverte che «l’accordo definitivo non c’è»; su Hormuz, aggiunge, «bisogna avere un piano B nel caso in cui le cose non vadano a buon fine». Una fonte citata da Axios definisce il negoziato «agonizzante», con la bozza che fa «ogni giorno avanti e indietro senza troppi progressi». Il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghaei smonta qualsiasi impressione di chiusura imminente: «Non possiamo dire di essere al punto dove l’accordo è vicino. Il focus dei negoziati resta la fine del conflitto». Per l’analista Jason Brodsky, di United Against Nuclear Iran, «gli slanci vengono più da chi negozia che dalle parti stesse»: si tratta in sostanza di colloqui sui colloqui, terreno in cui «il regime iraniano è specializzato». Il presidente americano, secondo chi lo frequenta, è sempre più frustrato, tanto da aver annunciato su Truth che resterà a Washington saltando il matrimonio del figlio. E dal Jerusalem Post arriva un retroscena di segno opposto: per fonti israeliane Teheran tratterebbe in malafede e starebbe pianificando «un attacco a sorpresa con missili e droni» contro Israele e gli Stati del Golfo, sullo schema dell’«operazione Epic Fury».L'articolo Cosa prevede la bozza di accordo tra Usa e Iran, l’ipotesi sull’atomica di Teheran: «Sul tavolo di Trump le opzioni per attaccare» – La diretta proviene da Open.