Parkinson, addio al tremore: il “caschetto” cura senza bisturi

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Per chi soffre di Parkinson anche un gesto semplice può diventare un incubo. Scrivere una parola, bere un bicchiere d’acqua, infilarsi una camicia o portare un cucchiaio alla bocca sono azioni che il tremore trasforma in una battaglia quotidiana. Per questo la notizia arrivata dal Policlinico Universitario Vanvitelli di Napoli sta facendo il giro d’Italia e riaccendendo la speranza in tanti malati e nelle loro famiglie.Per la prima volta nel Sud Italia è entrata in funzione una sofisticata tecnologia di ultima generazione capace di eliminare i tremori senza bisturi, senza elettrodi nel cervello e senza interventi chirurgici invasivi. Un macchinario del valore di circa due milioni di euro, sviluppato con tecnologia israeliana a ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica, già utilizzato nei più avanzati centri neurologici del mondo. I risultati ottenuti sui primi dieci pazienti trattati sono impressionanti.I medici parlano di riduzione del tremore dall’80 fino al 100 per cento e di recupero immediato dell’autonomia personale. In pratica, per il tremore del Parkinson il risultato è definitivo. A raccontarlo è Mauro Sellitto, ingegnere di 72 anni di Caserta, uno dei primi pazienti sottoposti alla nuova procedura. “Oggi riesco di nuovo a guidare, a scrivere, a mangiare e perfino a farmi la barba”, racconta emozionato. Parole che per chi vive prigioniero del Parkinson pesano come una liberazione.Il nuovo sistema funziona attraverso un particolare “caschetto” con oltre mille sorgenti ultrasoniche. Il paziente viene fatto sdraiare dentro una risonanza magnetica e resta sveglio durante tutto il trattamento. Gli ultrasuoni vengono concentrati con precisione millimetrica in una piccola area del cervello responsabile del tremore. In pratica il sistema “disattiva” il circuito cerebrale che provoca i movimenti incontrollati. Nessun taglio, nessun bisturi, nessun impianto permanente nel cranio. La procedura dura circa tre o quattro ore e i benefici possono essere visibili immediatamente.Secondo il professor Alessandro Tessitore, direttore della Neurologia della Vanvitelli e presidente della Società Italiana Parkinson, questa tecnologia rappresenta una vera rivoluzione anche per quei pazienti che non rispondono più ai farmaci tradizionali. Non solo. Le versioni più avanzate del sistema stanno mostrando risultati incoraggianti anche nelle forme di Parkinson senza tremore, quelle caratterizzate soprattutto da rigidità muscolare e rallentamento motorio. Sino a pochi anni fa molti di questi malati avevano come unica possibilità la stimolazione cerebrale profonda, cioè l’impianto chirurgico di elettrodi nel cervello. Una procedura efficace ma molto più invasiva e non adatta a tutti. Gli ultrasuoni focalizzati cambiano ora completamente scenario e prospettive.Il Policlinico Vanvitelli è attualmente l’unico centro del Sud Italia dotato della versione 2.0 di questa apparecchiatura. Ma non è il solo ospedale italiano ad utilizzare la tecnica MRgFUS. Altri centri specializzati si trovano all’IRCCS Mondino di Pavia, all’Humanitas di Rozzano-Milano, all’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze e in alcune strutture neurologiche del Nord già impegnate nei trattamenti dei disturbi del movimento.Napoli però è oggi il punto di riferimento del Mezzogiorno e uno dei pochi poli nazionali ad avere il sistema più aggiornato. Naturalmente non si tratta ancora della “cura definitiva” per tutti i casi di Parkinson. La malattia continua infatti a progredire e non tutti i pazienti possono essere trattati. Serve una rigorosa selezione clinica e radiologica. Ma per migliaia di persone che da anni convivono con tremori invalidanti questa scoperta rappresenta qualcosa che assomiglia molto a una rinascita. Perché poter tornare a scrivere il proprio nome o mangiare senza vergogna significa ricominciare a vivere. (Pier Francesco Corso)