Il piano immobiliare della Rai e il futuro del Teatro delle Vittorie sono stati tra i temi al centro dell’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi davanti alla Commissione Cultura della Camera. Sul piano immobiliare “desidero chiarire subito – con la massima nettezza, perché su questo punto si è alimentata confusione spesso strumentale nell’ultimo periodo – che non siamo di fronte a un ‘piano di dismissioni’, ma a un piano immobiliare organico, prospettico, di medio-lungo periodo, finalizzato a riordinare e sviluppare il patrimonio Rai attraverso un insieme coerente di azioni: ristrutturare, rifunzionalizzare, costruire, valorizzare e, solo ove strettamente necessario, dismettere”, ha spiegato Rossi. La “dismissione quando prevista, non è il fine – ha aggiunto – è uno degli strumenti, e viene utilizzata in modo selettivo, dentro una logica industriale larga e complessiva, come ben confermato dal nostro ultimo bilancio 2025, da pochi giorni approvato in Cda. Un bilancio che ci ha visti tornare a un utile netto consolidato positivo di 9,3 milioni, risultato straordinario, dopo otto anni di sostanziale pareggio, il quarto migliore risultato degli ultimi diciotto anni, conseguito in un contesto particolarmente sfidante e senza il ricorso a leve straordinarie, come è spesso accaduto in passato. Segno concreto di un’azienda che sta ritrovando solidità, disciplina e gestione rigorosa, tanto da poter riconoscere, e ne sono davvero orgoglioso, per la prima volta il 100% del premio di risultato ai dipendenti”.Il progetto immobiliare della RaiIl progetto immobiliare della Rai – ha affermato ancora Rossi – “è il risultato di una stratificazione lunga decenni e, soprattutto, atteso da decenni. Costruito per rispondere, nel tempo, a esigenze produttive, tecnologiche e organizzative profondamente mutate . Parliamo di un portafoglio esteso sull’intero territorio nazionale ù sedi direzionali, sedi regionali, grandi centri di produzione televisiva e radiofonica ù pari a circa 750 mila metri quadrati lordi, con un’età media di più o meno 40 anni. In molti casi, dunque, si tratta di spazi obsoleti, concepiti per un modello di utilizzo ormai superato, che nel corso degli anni è stato gestito spesso per necessità contingenti, senza un disegno unitario e lungimirante in grado di garantire sostenibilità, efficienza e prospettiva nel lungo periodo”. Per Rossi “mantenere l’assetto attuale avrebbe comportato, nel futuro a venire, ingenti investimenti per ammodernamenti strutturali e impiantistici, adeguamenti normativi, sicurezza ed efficienza energetica, con un impatto finanziario crescente non compatibile con il contesto economico e con le priorità industriali dell’azienda. Sarebbe stato il modo probabilmente forse più rapido e meno “impopolare” ma di certo il più dannoso: avremmo assorbito risorse senza generare valore, comprimendo ciò che costituisce il cuore della missione Rai, ovvero la produzione editoriale, l’innovazione tecnologica, la trasformazione digitale, il rafforzamento dell’offerta di servizio pubblico. Un rischio che non possiamo permetterci, perché ovviamente il servizio pubblico non ha il diritto di disperdere risorse in inefficienze strutturali”.“Piano immobiliare non concepito per ‘fare cassa’”È “essenziale ribadire il passaggio che considero fondamentale: questo piano non è concepito per ‘fare cassa’, né può essere raccontato come un arretramento del servizio pubblico”, ha sottolineato l’ad della Rai. “Al contrario, questo piano mira a trasformare un costo del passato in un’infrastruttura strategica per il futuro, liberando risorse da reinvestire laddove la Rai produce valore pubblico, cioè nei contenuti, nelle tecnologie, nella professionalità”, ha aggiunto Rossi.“Avviata rigenerazione viale Mazzini, Saxa Rubra sarà potenziata”“A Roma è stata avviata la rigenerazione” della storica sede di “viale Mazzini, con un intervento di bonifica dall’amianto e conseguente riqualificazione radicale, che porterà la sede a standard ambientali avanzati, introducendo un modello organizzativo più moderno”, ha spiegato Rossi. “Sempre a Roma – ha aggiunto – a Saxa Rubra, è in corso il potenziamento del centro produttivo Rai, con la realizzazione – per la prima volta dagli anni ’90, quando fu inaugurato il polo – di due nuovi studi televisivi quasi 2mila metri quadrati complessivi, operativi per la stagione 2026/27 di palinsesti: un investimento che non è un dettaglio tecnico, ma una sorta accelerazione per sostenere l’offerta editoriale”.A Milano – ha ricordato Rossi – “il progetto Mico Nord rappresenta un salto di scala e di qualità, tanto più significativo in una prospettiva internazionale: posata la prima pietra per un hub integrato di oltre 55mila metri quadrati, che unirà uffici, radio e televisione superando la frammentazione storica delle sedi milanesi. Otto studi televisivi e sei studi radiofonici per uno dei centri media più avanzati e sostenibili a livello europeo”. A Napoli, infine, “il Centro di Produzione avvia una rigenerazione profonda del proprio patrimonio produttivo e storico, con interventi su Palazzina Uffici e Auditorium e un miglioramento sismico dell’edificio”. In questa fotografia “si colloca anche la cessione di quindici immobili non più funzionali, finalizzata a ridurre strutturalmente il footprint immobiliare, concentrare le attività e ridurre i costi di gestione e manutenzione. È una scelta selettiva, sorretta da criteri obiettivi e da un procedimento trasparente: una linea industriale, non ideologica, come è stata interpretata in modo strumentale”, ha continuato Rossi.“Su Teatro Vittorie e Palazzo Labia azienda sarà custode responsabile”“Esistono immobili che non sono soltanto asset patrimoniali, ma luoghi dal forte valore storico-artistico ed emotivo collettivo”, ha detto ancora Rossi. “Penso a Palazzo Labia, penso al Teatro delle Vittorie. Su questi beni la Rai intende esercitare pienamente il proprio ruolo di custode responsabile, e l’interesse manifestato dal Ministero della Cultura credo sia da leggere come un segnale positivo, che non fa che confermare la rilevanza di quel patrimonio e la correttezza del percorso intrapreso”, ha aggiunto Rossi.“Valutare piano immobiliare su risultati e non su polemiche”Il senso complessivo del piano immobiliare è quello di accompagnare “la Rai in una trasformazione necessaria e urgente, senza opporre il passato al futuro, ma tenendoli insieme con responsabilità e buon senso. Perché un Servizio Pubblico non si difende conservando con staticità l’esistente: si difende rendendolo sostenibile, adattivo, all’altezza delle sfide globali, e soprattutto in grado di continuare a servire i cittadini con qualità, credibilità e autorevolezza”, ha spiegato l’ad. “Su questo mi assumo un impegno chiaro – ha concluso – la Rai porterà avanti questo percorso con ordine, rigore e trasparenza, perché quando si gestisce un patrimonio che, in ultima analisi, appartiene a tutti, la prima regola è rispondere nel merito, rispondere nel tempo, anche quello futuro, e rispondere con consapevolezza. E sarà su questi risultati, non sulle polemiche o non sulle scorciatoie mediatiche, che la Rai chiede di essere compresa e valutata”.Sergio: “Il 10 giugno sarò in Vigilanza su piano immobiliare”Il direttore generale della Rai, Roberto Sergio, sarà audito in Vigilanza Rai sul piano immobiliare del servizio pubblico il 10 giugno. Lo ha annunciato lui stesso durante l’audizione, sullo stesso tema, in commissione Cultura alla Camera. “Sarò in Vigilanza il 10 alle 8. Ci sarà un seguito su questo – ha annunciato – ho appena confermato alla presidente Floridia che parteciperemo quel giorno”.“Una grande azienda pubblica ha il dovere di evitare che il patrimonio immobiliare diventi un costo passivo che sottrae risorse alla missione futura. In questo senso, un piano immobiliare serio non serve ‘a fare cassa’ in modo emergenziale, ma a finanziare la trasformazione della Rai verso una vera digital media company europea, più moderna, efficiente e competitiva”, ha detto Sergio, durante il suo intervento in commissione Cultura alla Camera.La scelta, quindi, non è tra ‘storia’ e ‘modernità'”. La vera sfida “è usare in modo responsabile il patrimonio accumulato nel passato per garantire forza, indipendenza e capacità produttiva al servizio pubblico del futuro”, ha aggiunto.Questo articolo Rai, Rossi: “Il piano immobiliare non è un piano di dismissioni” proviene da LaPresse