Con la sciatica muoversi aiuta più del riposo assoluto

Wait 5 sec.

AGI - La cosiddetta sciatica non è una malattia ma il sintomo di un problema che interessa il nervo sciatico, il più lungo del corpo umano, e nella maggior parte dei casi richiede movimento controllato e diagnosi specialistica piuttosto che riposo prolungato. E' quanto spiegano gli specialisti del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS in un approfondimento dedicato a una delle condizioni più frequenti che colpiscono la colonna vertebrale. Secondo Luca Proietti, professore associato di Ortopedia e Traumatologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Chirurgia Vertebrale del Gemelli, la corretta identificazione delle cause e un approccio multidisciplinare consentono oggi percorsi terapeutici sempre più personalizzati, con il ricorso alla chirurgia limitato ai casi più complessi.Cos'è la lombosciatalgiaLa lombo-sciatalgia, comunemente indicata come sciatica, si manifesta con un dolore che parte dalla regione lombare, attraversa il gluteo e si irradia lungo la gamba fino al piede. Il disturbo può assumere caratteristiche differenti, presentandosi come bruciore, fitta improvvisa o sensazione simile a una scarica elettrica. Spesso si accompagna a formicolii, intorpidimento e, nelle situazioni più avanzate, a una riduzione della forza muscolare che rende più difficile camminare e limita l'autonomia della persona. "La cosiddetta sciatica, più correttamente lombo-sciatalgia, è una delle condizioni più diffuse e allo stesso tempo più fraintese legate alla colonna vertebrale", osserva Proietti."Il primo equivoco da chiarire è proprio questo: la sciatica non è una malattia, ma un segnale. E' il modo in cui il corpo avverte che qualcosa sta irritando o comprimendo il nervo sciatico". Il nervo sciatico origina dalla regione lombare, attraversa il bacino e percorre tutta la gamba fino al piede. Quando una compressione, un'infiammazione o una riduzione degli spazi anatomici interferiscono con il suo funzionamento, il dolore segue il tragitto delle fibre nervose con una distribuzione molto caratteristica. A differenza del comune mal di schiena, infatti, il sintomo più intenso è spesso localizzato nella gamba più che nella regione lombare. Nella maggior parte dei casi il disturbo interessa un solo lato del corpo, anche se possono verificarsi forme bilaterali.Le causeLe cause possono essere numerose. Tra le più frequenti figurano l'ernia del disco e le protrusioni discali, che comprimono le radici nervose all'uscita dalla colonna vertebrale. Anche le spondilolistesi, cioè le instabilità vertebrali, possono provocare sintomi analoghi. In altri casi il problema deriva dalla stenosi del canale vertebrale, spesso associata all'artrosi, oppure da deformità della colonna come la scoliosi. Più raramente la sintomatologia può essere legata a fratture vertebrali, anche di origine tumorale, oppure a problematiche muscolari come la sindrome del muscolo piriforme. Un ruolo importante può essere svolto anche da posture scorrette mantenute a lungo, movimenti ripetitivi o sforzi eseguiti in modo improprio. Per gli specialisti del Gemelli, la diagnosi richiede una valutazione clinica accurata e non può essere affidata all'autodiagnosi. La visita specialistica permette di valutare distribuzione del dolore, forza muscolare, riflessi e risposta ai movimenti. Gli esami strumentali, inclusa la risonanza magnetica, devono essere prescritti solo quando il quadro clinico lo rende necessario e rappresentano uno strumento di conferma e approfondimento diagnostico. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il trattamento conservativo. Contrariamente a quanto spesso si ritiene, il riposo assoluto non rappresenta la soluzione migliore.Perché restare immobili non è la cosa migliore"Quando il dolore è intenso la reazione spontanea del paziente è quella di rimanere immobile. Eppure, nella maggior parte dei casi, è proprio l'immobilità prolungata a peggiorare la situazione", spiega Proietti. "La sciatica tende a migliorare più facilmente quando il corpo continua a muoversi, con gradualità e sotto controllo".In questo contesto la fisioterapia svolge un ruolo centrale. Attraverso esercizi mirati consente di recuperare mobilità, elasticità muscolare ed equilibrio funzionale. I farmaci possono essere utilizzati nelle fasi acute per controllare dolore e infiammazione, ma non rappresentano da soli una soluzione definitiva. Anche la correzione delle abitudini quotidiane, evitando sovraccarichi e movimenti bruschi, contribuisce al recupero. L'intervento chirurgico è necessario soltanto in una minoranza di pazienti. Le indicazioni principali riguardano la persistenza dei sintomi dopo 20-30 giorni di trattamento conservativo o la comparsa di deficit neurologici documentati, come perdita di forza nella gamba.Le tecnicheLe tecniche mini-invasive oggi disponibili permettono di intervenire attraverso incisioni ridotte e tempi di recupero più rapidi rispetto al passato. Tra queste vi è la microdiscectomia mini-invasiva, che consente di rimuovere il frammento discale responsabile della compressione nervosa mediante l'ausilio di un microscopio chirurgico. Nei casi di instabilità vertebrale possono essere necessari interventi di stabilizzazione con viti e barre in titanio. Particolare attenzione deve essere riservata ad alcuni segnali di allarme.Disturbi del controllo della vescica o dell'intestino, perdita marcata di forza e alterazioni della sensibilità in aree specifiche possono indicare una sindrome della cauda equina, una condizione neurologica che richiede una valutazione urgente da parte dello specialista. Il tema è stato recentemente al centro del congresso "Le complicanze in chirurgia vertebrale", organizzato al Policlinico Gemelli con il coinvolgimento di ortopedici, neurochirurghi, neurologi, anestesisti e altri specialisti. "Il futuro della chirurgia vertebrale passa inevitabilmente attraverso un approccio multidisciplinare", sottolinea Giulio Maccauro, ordinario di Ortopedia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico Gemelli.