D.L. 74/2026 il transito al buio degli infermieri militari

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Il Decreto Legislativo n. 74/2026, in vigore dal 28 maggio, segna una svolta epocale: nasce il Servizio Sanitario Militare Nazionale (SSMN). La riforma smantella le storiche autonomie sanitarie di Forza Armata per creare un Corpo Unico sotto la guida di un Comando Unico (CUSM), che potrà essere diretto anche da un manager civile estraneo alla carriera militare. Tra le novità più discusse figurano le cliniche duali aperte ai civili e la possibilità per i medici di esercitare la libera professione intramuraria.Tuttavia, dietro la facciata della modernizzazione, emerge una realtà amara per il personale non direttivo. Mentre gli ufficiali medici transitano d'ufficio nel nuovo Corpo con tutele blindate e privilegi, per i marescialli e gli infermieri il passaggio è "a domanda". È il cosiddetto "transito al buio": professionisti con decenni di esperienza sono costretti a scegliere entro 30 giorni se cambiare divisa senza garanzie o restare nell'Arma come carabinieri generici, rischiando il demansionamento o lo sradicamento familiare.In questo scenario, il peso delle APCSM (Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari) appare quanto mai incerto. Molte sigle sono accusate di aver avuto un impatto nullo sulla stesura normativa, agendo più come interlocutori consultati a posteriori che come soggetti decisionali. La frammentazione sindacale ha permesso al legislatore di liquidare le critiche come semplici "osservazioni", ignorando la tutela dell'anello debole della categoria.Vale davvero la pena dare la delega sindacale? Se le APCSM "abbandonano" gli infermieri, trasformandoli in "carne da macello organizzativa" per assecondare i vertici, la delega rischia di diventare un assegno in bianco che legittima chi preferisce contare le tessere piuttosto che difendere i diritti dei lavoratori. La riforma evidenzia il rischio di sindacati che "c'erano" ma non "contavano", lasciando i militari soli di fronte a un futuro precario.