AGI - Dopo giorni di indiscrezioni e fughe di notizie, arriva in commissione Affari costituzionali della Camera il nuovo testo del centrodestra sulla riforma della legge elettorale. E qualche ora prima, in conferenza dei capigruppo, la maggioranza incassa l'approdo in Aula della riforma a fine giugno, il 26, così da procedere poi con l'esame del provvedimento a luglio con i tempi contingentati. Una tabella di marcia serrata, su cui il centrodestra non fa passi indietro e che fa insorgere le opposizioni: "gravi forzature inaccettabili". Ma il centrodestra tira dritto: l'obiettivo resta quello di ottenere il primo via libera entro l'estate e provare a incardinare subito la riforma anche al Senato.Le modifiche al testo iniziale riguardano il premio di maggioranza, che viene innalzato dal 40 al 42%. Restano fissati a 70 i deputati e 35 i sentori assegnati a chi vince le elezioni e ottiene il premio di maggioranza. Si fissano a un massimo di 220 e 113 i deputati e senatori del vincitore alle urne. Sparisce il ballottaggio e si passa al proporzionale puro nel caso nessuno raggiunga il 42% dei voti o in caso di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Viene potenziata la norma sul candidato premier: va indicato il nome al momento del deposito delle liste e del programma. In assenza dell'indicazione, le liste non vengono ammesse.Il voto all'estero e lo scontro sulle preferenzeTra le novità, il nuovo testo della maggioranza prevede norme di principio sul voto degli italiani all'estero: si entrerà nel merito delle modifiche solo in una seconda fase, per ora nel testo bis si parla semplicemente di norme anti-frode. Toccherà poi al governo "il compito di aggiornare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, le norme sul voto estero, al fine di apportarvi le modifiche necessarie a garantire la libertà, la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani all'estero", spiega la maggioranza. "È inammissibile, si introduce una delega in una legge elettorale", tuonano le forze di minoranza.Ma la maggioranza, pur ribadendo la disponibilità ad accogliere modifiche ("il testo non è inemendabile", assicura da FdI Donzelli) fa muro e prepara già la strategia per l'Aula: avanti come falangi, è il ragionamento, il testo non si cambia, è l'input che arriva ai parlamentari. Lo sguardo è ora già rivolto alla data del 26 giugno, quando la riforma approderà in Aula. Intanto, c'è una 'flebile' apertura verso le opposizioni: ok a nuove brevi audizioni, che si svolgeranno il 3 giugno. Poi il 4 si adotterà in commissione il testo base e solo allora si fisserà il termine per gli emendamenti.La maggioranza non ne dovrebbe presentare in commissione, mentre resta ancora aperta - e al momento lungi dall'essere risolta - la questione delle preferenze. Tema che, comunque, viene ribadito, si affronterà in Aula, con tanto di incognita per il possibile voto segreto. Di certo resta la netta contrarietà di FI e Lega, con gli azzurri, ma non sono da meno i leghisti, pronti a far saltare l'accordo se FdI dovesse insistere sulle preferenze (bocciata anche l'ipotesi di capolista bloccati e il resto con preferenze).Lo spartiacque verso la prossima legislaturaIntanto il Pd, con la capogruppo Braga, si appella al presidente Fontana perché venga rinviata l'Aula. Ma per il centrodestra ormai il dado è tratto. "Ad inizio luglio si deciderà il nostro destino...". La frase di un 'big' della maggioranza fa capire qual è l'attesa in Parlamento per l'esordio in Aula della legge elettorale targata centrodestra.Perché il nuovo sistema di voto è considerato lo spartiacque in vista della prossima legislatura e il passaggio nell'emiciclo di Montecitorio come il momento più importante per compattare il centrodestra, osservano dalla maggioranza.