Giovanna d’Arco, la prima femminista della Storia

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AGI - È la prima femminista della Storia e la prima santa di Francia. I primati vanno tutti a Giovanna d’Arco (1412-1431), festeggiata con onori e devozione il 30 maggio di ogni anno. La giovane guerriera è considerata un’eroina. Condusse il Paese della Tour Eiffel fuori dalla Guerra dei cent’anni (1337-1453) restituendo la Francia ai francesi e permettendo l’incoronazione di Carlo VII, a Reims, il 17 luglio 1429.La storia: da mito vivente alla condanna al rogoMa non fu sempre festa. Infatti, prima dell’impresa questa coraggiosa ragazza fu considerata un mito vivente, ma subito dopo una sorta di impostora.  All’inizio, da pastorella qual era – riportano fonti vaticane - Giovanna “sentì le voci dell’arcangelo Michele, di Caterina di Alessandria e di Margherita di Antiochia” dirle in sostanza che “re Carlo era l’eletto di Dio”. E divenne profetessa. Riuscì a raggiungere il Delfino, gli rivelò i segreti che il Cielo aveva per lui e tutto cominciò. Vestì l’armatura, brandì la spada (“ornata di cinque croci, che aveva indicato trovarsi nel tempio di santa Caterina, come realmente fu trovata”, Benedetto XV, 1920) e a soli 17 anni la Pulzella guidò i soldati di Carlo VII contro gli inglesi invasori. Liberò diverse città. La più importante fu Orleans (29 aprile 1429), a sud di Parigi.  Poi, però, le cose cambiarono. Due anni dopo, l’eroina delle profezie moriva come una strega, tra le fiamme.Le tappe della cadutaLe tappe principali di questa precipitosa caduta le ripercorre la storica Colette Beaune, professoressa emerita all’università di Paris Nanterre, autrice del libro “Giovanna d’Arco” (Il Saggiatore, 2019).  Maggio 1430: la pastorella viene catturata dai Borgognoni a Rouen, nella parte nord-occidentale della Francia. Essendo un personaggio politicamente ingombrante, i transalpini vogliono disfarsi alla svelta della giovane. Così la “vendono” agli inglesi, che non vedono l’ora di saperla morta. 1431, la Pulzella finisce davanti al tribunale ecclesiastico di quella città con l’accusa di essere un’eretica: vestiva abiti maschili. Le udienze si tengono da gennaio a maggio. E “Giovanna – chiarisce la studiosa - non è assistita da un avvocato, in linea con il divieto a chiunque di prestare la propria opera a un eretico”. La storia è praticamente già scritta: i giudici passano dagli interrogatori alla condanna, al rogo. Caso chiuso? Per niente. Pochi anni dopo, nel 1449 “Carlo VII entra a Rouen da vincitore”, annota Beaune. Illuminando un aspetto ambiguo della vicenda. “Essere implicitamente accusato di collusione con un’eretica – considera la storica - o addirittura essere sul trono grazie all’aiuto di una strega, era per il re (Carlo VII, ndr) fonte di grande imbarazzo”.Il processo di revisioneQuindi, la sentenza di condanna contro Giovanna d’Arco andava assolutamente cancellata. Però, bocciare il primo processo non era cosa facile. Bisogna trovare il pretesto per farlo.  Detto, fatto. “Per ottenere la revisione – spiega la prof - si decise di far sporgere denuncia alla famiglia di Giovanna, ovvero a sua madre e ai suoi due fratelli. Costoro rivolsero una supplica al papa, che l’accolse favorevolmente. L’infamia della condanna per eresia – continua - ricadeva infatti su tutta la parentela”. La prima udienza del processo bis si tenne nell’aprile 1455. Nel corso del dibattimento “i giudici esaminarono le cause di nullità in merito alla forma del processo”. Che la storica elenca: “Parzialità dei giudici, assenza di un’inchiesta preliminare tra i documenti conservati, pressioni sull’accusata minorenne e senza avvocato, mancanza di una confessione e di una sentenza laica di condanna”. Un caso esemplare di ingiustizia. Conclusione di Colette Beaune: “I giudici emisero la loro sentenza a Rouen il 7 luglio 1456. Il processo di condanna – termina - venne annullato e la famiglia di Giovanna si vide restituire la reputazione persa”. Rimossi gli ostacoli per costruire la buona reputazione del re, ora andava smacchiata la Chiesa cattolica dopo lo scivolone su Giovanna d’Arco.  Le mosse avvenute in seguito le cita il Dicastero delle Cause dei santi: “Beatificazione (della Pulzella, ndr) il 18 aprile 1809, canonizzazione il 16 maggio 1920. Festa liturgica il 30 maggio”. Dal fuoco dell’Inferno alle stelle del Paradiso.I primati dell'eroinaTornando ai primati dell’eroina, c’è anche un’altra santa che, calendario alla mano, avrebbe le carte in regola per aggiudicarsi il titolo di prima santa di Francia. Si tratta della patrona di Parigi, santa Genoveffa, la cui nascita, per tradizione, viene indicata tra il 411 e il 416 d.C. e la morte nel 502. Decisamente comparsa molto tempo prima di Giovanna. Però, Genoveffa è la protettrice solo di una città della Francia, la capitale. La Pulzella, invece, tiene in alto i cuori di tutti i credenti d’Oltralpe. Mentre per quanto riguarda la targa di prima femminista della Storia, chi mostra di avere i requisiti per strappare il record è un’altra francese di adozione. Si chiama Christine de Pizan, venuta al mondo a Venezia nel 1364 e scomparsa nel monastero di Poissy (Francia) nel 1430, un anno prima della santa. La veneziana è ricordata dal mondo in rosa e dagli storici perché, rimasta vedova quand’era ancora giovane e madre di figli da crescere, riuscì a farcela scrivendo libri e conquistandosi il ruolo – così è scritto – “di intellettuale”. Per farsi valere Christine de Pizan usò la “penna”; Giovanna d’Arco la spada.