India. Il QUAD nell’attuale quadro internazionale

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di Simone Frusciante – La riunione dei ministri degli esteri degli Stati membri del Quadrilateral Security Dialogue (QUAD) svoltasi a Nuova Delhi il 26 maggio scorso, cui hanno preso parte i rappresentanti di Stati Uniti, India, Giappone e Australia, è stata significativa per il messaggio che ha cercato di dare in un momento di crescente incertezza nella regione dell’Indo-Pacifico e oltre.L’incontro è infatti avvenuto dopo mesi di speculazioni circa il fatto che il QUAD potesse aver perso la propria direzione originaria nel mezzo di un’ampia serie di cambiamenti a livello globale, come il rinnovato impegno di Washington nei confronti di Pechino, il cui contenimento era visto come uno degli scopi primari del gruppo, le turbolenze nei rapporti tra Stati Uniti e India sulla scia della guerra dei dazi lanciata dal Presidente Donald Trump, e gli effetti destabilizzanti della crisi in Medio Oriente con l’interruzione dei traffici marittimi nello Stretto di Hormuz.Invece di perseguire risultati altisonanti, il vertice si è prefissato obiettivi più sostenibili, muovendosi verso una cooperazione pratica in settori di comune interesse, dimostrando che il QUAD possiede ancora una rilevanza notevole in uno scenario geopolitico in rapido mutamento. Negli Stati membri, esso non è più considerato un’alleanza in stadio embrionale, bensì una piattaforma strategica flessibile progettata per gestire i rischi derivanti dalla redistribuzione del potere in Asia.Le discussioni dei ministri degli esteri si sono concentrate su quattro aree chiave in cui tutti i Paesi reputano che i loro interessi convergano in modo sufficiente da consentire una cooperazione sostenuta senza imporre posizioni coincidenti su ogni tema. Queste quattro aree – catene di approvvigionamento resilienti e minerali critici, sicurezza marittima, nuove tecnologie e connettività digitale, infrastrutture regionali e sicurezza energetica – hanno costituito il fulcro dei colloqui.La prima area di convergenza riguarda i minerali critici e le catene di approvvigionamento. Nello scorso decennio, i quattro Paesi hanno compreso che la prossima fase della competizione geopolitica non dipenderà soltanto dalla potenza militare, ma anche dal controllo sugli ecosistemi di elaborazione e trasformazione, sulle catene di produzione avanzata, sulle tecnologie per la transizione energetica, sui semiconduttori, sulle terre rare, sulle batterie e sulle infrastrutture digitali. Il dominio della Cina in molti di questi settori ha creato una vulnerabilità strutturale per diverse economie.Gli Stati membri del QUAD hanno pertanto avviato un ciclo operativo, esaminando meccanismi per investimenti congiunti nell’estrazione, raffinazione, logistica, stoccaggio e partnership tecnologiche su litio, cobalto, grafite, nickel e terre rare. L’idea non è escludere completamente Pechino dai sistemi di approvvigionamento globali, obiettivo peraltro irrealizzabile, ma evitare un’eccessiva dipendenza da una singola fonte che potrebbe essere strumentalizzata in caso di crisi.La seconda area di comune interesse è basata sulla sicurezza marittima; l’enfasi non è stata posta sulla costruzione di un’alleanza militare, bensì su maggior coordinazione e resilienza nell’Indo-Pacifico. I ministri hanno proposto di estendere la condivisione di informazioni, la sorveglianza, il monitoraggio della pesca illegale, la protezione dei cavi sottomarini e il supporto ai traffici marittimi. L’espansione navale cinese negli Oceani Indiano e Pacifico meridionale e occidentale preoccupa non solo il QUAD ma anche Stati litoranei più piccoli privi delle capacità adeguate per fronteggiarla.La terza area di cooperazione ruota attorno a tecnologie emergenti ed ecosistemi digitali sicuri; IA, telecomunicazioni, 5G e 6G di nuova generazione così come tecnologie quantistiche, resilienza cyber e reti digitali affidabili hanno avuto un ruolo primario nei colloqui. I quattro Paesi hanno riconosciuto che la frammentazione tecnologica sta diventando un aspetto caratterizzante del sistema globale. La corsa non riguarda più soltanto la leadership nell’innovazione, ma pure il controllo degli standard, le norme regolamentari, gli ecosistemi digitali e le dipendenze tecnologiche.La quarta area di convergenza è focalizzata sulla sicurezza energetica, soprattutto alla luce della crescente instabilità nello Stretto di Hormuz. I ministri hanno prestato una particolare attenzione alle interruzioni del traffico navale, all’aumento dei costi e alle più vaste implicazioni della volatilità nel Medio Oriente per le economie dell’Indo-Pacifico. Ogni perturbamento nel Golfo ha effetti immediati su sicurezza energetica, costi di trasporto, pressione inflattiva e sulle catene di produzione industriale. Le discussioni hanno esaminato meccanismi di coordinamento e forme di cooperazione sulle riserve strategiche, sulla sicurezza marittima e su logiche di diversificazione.Tutto ciò riflette un cambiamento nel paradigma di pensiero del QUAD, consapevole che la sicurezza non va letta soltanto in termini militari, ma anche di abilità nel preservare la continuità economica in condizioni di stress geopolitico. I flussi energetici, i corridoi marittimi, i sistemi di comunicazione, l’accesso ai semiconduttori e le reti digitali sono ora trattati come infrastrutture strategiche. In questo senso, gli Stati Uniti hanno guidato le discussioni sull’energia, manifestando la volontà di coordinare le politiche in materia e porsi come fonte alternativa per il resto del mondo.La riunione a Nuova Delhi è servita a rassicurare i partner sul fatto che gli Stati Uniti attribuiscano ancora un valore strategico all’impegno nell’Indo-Pacifico. Tuttavia, il loro approccio ha chiaramente cambiato tono; Washington appare meno interessata a trasformare il QUAD in un’alleanza formale e più concentrata sul coordinamento relativo a singoli temi di comune interesse che suddivide i costi e le responsabilità tra i membri. Questo favorisce specialmente l’India, che non ha motivo di far parte di un’architettura di sicurezza a guida statunitense interamente rivolta contro la Cina.L’India desidera impedire la creazione di un’egemonia cinese in Asia, ma allo stesso tempo auspica di mantenere uno spazio di manovra per interloquire con molteplici poli di potere. Il QUAD consente a Nuova Delhi di far sentire la propria voce senza rinunciare all’autonomia. Essa trae vantaggio dal QUAD nell’agire sull’ambiente che circonda la Cina a livello economico, tecnologico, diplomatico e strategico, così da evitare un’asimmetria schiacciante. L’incontro tra i ministri degli esteri sembra suggerire che sia stato preso atto della necessità di tale bilanciamento.Il QUAD non intende diventare una “NATO asiatica” né risulta destinato all’irrilevanza; esso si sta evolvendo in un meccanismo strategico per coordinare le risposte in vari settori: sicurezza marittima, tecnologie critiche, infrastrutture, resilienza energetica e connettività digitale. Rimane da vedere se questo basterà a contenere la crescente influenza cinese nell’Indo-Pacifico, facendo sì che la regione non diventi strutturalmente dipendente da un’unica potenza dominante.