Proposte e riflessioni su stadi, diritti tv e fiscalità: Simonelli, Lubrano, Sciaudone e Urraro tra sport e finanza nel convegno di GA Alliance

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Si è tenuto a Milano, nella sede dello studio legale GA Alliance, il convegno “Sport e Finanza: Trasparenza, governance e asset infrastrutturali nell’industria dello sport”. Un appuntamento promosso e organizzato dagli Avvocati Enrico Lubrano (Of Counsel, GA Alliance), Francesco Sciaudone (managing partner, GA Alliance), Ezio Maria Simonelli (Of Counsel, GA Alliance e presidente della Lega Calcio Serie A) e Francesco Urraro (Of Counsel, GA Alliance; Vice Presidente del Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato), padroni di casa e relatori dell’evento, moderato dal direttore di Calcio e Finanza Luciano Mondellini. L’occasione è stata utile per offrire agli addetti ai lavori un’analisi tecnica e strategica sui nuovi scenari del settore, partendo dall’impatto dei controlli esterni — come la Commissione Indipendente statale e i vincoli UEFA sul Salary Cap — fino alla gestione virtuosa di asset complessi come i diritti TV, gli stadi e le plusvalenze. In questo contesto, la finanza sportiva e il corretto accesso al credito diventano leve fondamentali per colmare il gap infrastrutturale e realizzare impianti moderni, capaci di generare valore nel tempo. Simonelli: «Abbiamo una serie di idee per rilanciare il calcio giovanile» Tra gli interventi della giornata, in apertura quello di Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A e Of Counsel di GA Alliance. «Il tema finanziario riguarda molto la Lega Serie A, come sapete. La maggioranza dei nostri club è costituita da investitori stranieri. Molti di questi sono investitori professionali; alcuni sono investitori per passione, come anche noi, ma molti altri sono fondi di private equity o comunque istituzioni che decidono di comprare un prodotto che resta in mani italiane e che potrebbe dare molto sotto tutti i profili», ha spiegato Simonelli. Sul tavolo, il rilancio del mondo del pallone in Italia: «Abbiamo una serie di idee che secondo me possono servire a rilanciare il calcio giovanile italiano, partendo veramente dal basso e studiando il motivo per cui il calcio non è più così florido. Mi sono reso conto che quando abbiamo vinto i Mondiali del 2006 avevamo circa 400 giocatori selezionabili per la Nazionale, mentre oggi ne abbiamo 190. Partiamo quindi con il 50% di giocatori in meno». «Poi, guardando l’età e approfondendo alcuni dati sui più piccoli, mi sono reso conto che in Sicilia, con 4,7 milioni di abitanti, c’è un unico calciatore che milita in una delle cinque principali categorie. In Calabria, con 1,8 milioni di abitanti, c’è un unico calciatore che milita nei cinque principali campionati, cioè Serie A, Liga, Bundesliga, Ligue 1 francese e Premier League. Mi chiedo: è possibile che il 10-12% della popolazione italiana produca solo l’1% dei calciatori? Non ci sono, anche solo per fare una media, nove calciatori in Sicilia e Calabria che potrebbero essere dei fuoriclasse e che nessuno è andato a scovare?», è la questione posta da Simonelli. «Ci sono quindi tante cose da fare. Oggi non è proprio l’oggetto del convegno, che riguarda più la parte finanziaria e regolatoria, però volevo portare questo messaggio: finché non rilanceremo il calcio italiano, sarà difficile rilanciare anche la finanza del sistema», ha concluso. La proposta di Sciaudone: «Una garanzia pubblica con leva europea» In apertura dei lavori, è intervenuto anche Francesco Sciaudone, managing partner di GA Alliance, che tra le ragioni alla base della scelta di ospitare questo ha posto l’importanza della finanza per il settore sportivo: «Non ci può essere una realizzazione di medio termine di nessuna industria senza un adeguato supporto finanziario. Lo sport è diventato un’industria e tutte le industrie hanno bisogno di risorse. Queste risorse devono essere sia pubbliche sia private». «Nell’individuazione delle risorse pubbliche e private, degli strumenti disponibili e delle modalità con cui assicurare una capacità di investimento da parte degli operatori di mercato e delle istituzioni, si affronta un tema che ha molte complessità. Altrimenti il peso resterebbe sulle spalle delle singole squadre e dei singoli operatori, che si trovano a confrontarsi con un ambiente che crea troppe difficoltà per realizzare progetti di interesse. L’idea di mettere insieme sport e finanza nasce proprio da qui», ha spiegato. Citando, tra le altre, le esperienze di Oaktree con l’Inter e di Carlyle con l’Atalanta, Sciaudone ha aggiunto che «ci sono tanti operatori che guardano al mercato nazionale e questo dovrebbe farci riflettere. Se chi opera nel private equity, rischiando più degli altri — con un ritorno evidentemente maggiore — pensa di finanziare questo settore, forse significa che il settore è capace di rimborsare e di pagare». In chiusura, l’Avvocato ha lanciato una proposta: «Immaginare uno schema di garanzie pubbliche con leva europea come modello da importare. Come spesso accade, bisogna prendere le migliori esperienze e vedere come adattarle alle regole del Paese. La mia proposta per il confronto di oggi è questa: perché non immaginare una garanzia pubblica con leva europea, copiata da quello che è stato già fatto in Inghilterra o gestita, perché no, dal Credito Sportivo nell’interesse di tutto il settore e quindi anche di tutti i potenziali coinvestitori?». Lubrano: «Tanti spunti in un unico panel, obiettivo sfidante ma raggiunto» La giornata si è conclusa con l’intervento dell’Avvocato Enrico Lubrano, Of Counsel di GA Alliance, il quale ha voluto mettere insieme tutti gli spunti emersi in relazione a «un mondo che, dal punto di vista istituzionale e delle regole, si pone almeno su una doppia derivazione e su vari livelli. Da un lato c’è una derivazione Federazione, CONI, Stato ed Europa: quindi quattro livelli. Dall’altro lato ci sono federazione continentale e federazione internazionale. Non è un caso che abbiamo sentito parlare di tutte le istituzioni sportive, del diritto europeo, della Commissione, della Corte di Giustizia, di UEFA e FIFA, con situazioni discutibili e comunque con pesi, contrappesi e norme che si bilanciano e si controbilanciano. Questa è già la complessità istituzionale del settore». «Poi c’è la complessità della industry. L’industria dello sport è qualcosa di assolutamente unico, perché ha un’eterogeneità che nessun’altra industria può avere. Viene spesso raffigurata come una piramide: al vertice ci sono le grandi leghe e le grandi società professionistiche; a livello mediano, il settore apparentemente dilettantistico. È uno spaccato sociale. C’è questa piramide molto evidente, che porta interessi molto eterogenei. Ci sono i grandi professionisti, con tematiche, prospettive, potenzialità ma anche criticità. C’è il settore apparentemente dilettantistico. E poi c’è tutta la base, costituita addirittura da tutta la popolazione, da tutti gli individui. Lo sport è un veicolo formativo, sociale e di miglioramento del benessere psicofisico, e quindi va implementato a tutti i costi», ha aggiunto. Secondo Lubrano, «in questa estrema eterogeneità del mondo sportivo, siamo riusciti a portare un insieme di dati, informazioni, esperienze e soprattutto idee costruttive provenienti da tutti i settori, per offrire un punto di vista complessivo sul rapporto tra sport e finanza. È un sistema che, oltre a tutte queste complessità, ha un’evoluzione estremamente veloce. Tutto oggi evolve rapidamente, ma forse mai come nello sport. L’obiettivo era portare tutte queste situazioni, informazioni e soprattutto idee costruttive in un unico panel. Era un’idea molto sfidante, ma centrata». Urraro: «Evidenziare opportunità, rischi e benefici dell’ecosistema sportivo»Tra gli interventi dei professionisti del settore, non è mancato quello di Francesco Urraro, Of Counsel di GA Alliance e Vice Presidente del Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato: «Lo sport oggi è un valore economico che vale tantissimi miliardi di euro in Italia e ha un impatto particolarmente significativo sul PIL. Il senso di questa sessione nella nostra sede milanese, è proprio evidenziare opportunità, benefici ma anche rischi di quell’ecosistema sportivo che include sponsorizzazioni, diritti televisivi, gestione degli impianti, turismo sportivo, aree e territori del nostro Paese che intorno allo sport possono essere valorizzati». «Analizzare lo sport sotto il profilo finanziario significa guardare all’evoluzione del sistema dei controlli economico-finanziari sulle società sportive professionistiche, in particolare alle regole sempre più stringenti della sostenibilità finanziaria, al ruolo delle istituzioni sportive nazionali, ma soprattutto sovranazionali e internazionali, e alle dinamiche economiche delle discipline che, pur non riconosciute come professionistiche, hanno sviluppato modelli di governance e valorizzazione dei diritti assimilabili al professionismo», ha aggiunto. Urraro si è poi soffermato sui «temi posti all’attenzione del legislatore, all’indagine conoscitiva portata avanti in Parlamento e ai progetti di riforma che prendono le mosse proprio da questa evoluzione. È probabilmente un lungo cammino dei diritti e del diritto sportivo che oggi merita un inquadramento complessivo, dopo interventi nel tempo spesso estemporanei. Penso alla riforma del lavoro sportivo, all’intervento normativo del 2021 che ha ridisegnato radicalmente il lavoro sportivo, alla semplificazione degli obblighi fiscali e contributivi, al riconoscimento della figura del lavoratore sportivo». «È un ordinamento e una giurisdizione che si sono via via arricchiti di nuove prerogative e nuove tutele, ma anche di nuovi impatti dettati soprattutto dai numeri e dalle casistiche. In questo ordinamento del tutto peculiare, quale quello sportivo italiano, l’attenzione si è fatta sempre più forte anche su temi emergenti. Penso ai nuovi fenomeni intorno allo sport, dal videogioco competitivo alle criticità connesse al doping e alla responsabilità civile delle società sportive», ha concluso.