Milano, schiavitù e pizzo per costruire il nuovo Consolato Usa

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Un sistema di “schiavitù” e “tratta” dei lavoratori migranti per costruire a Milano il nuovo Consolato generale degli Stati Uniti D’America in piazzale Accursio. Operai che pagano il “pizzo” per arrivare in Italia dall’India con la formula del “distacco” intra-societario internazionale dietro la promessa di “stipendi dignitosi” e che, una volta in cantiere, si ritrovano a lavorare da manovali 12 ore al giorno per paghe da fame. La Procura di Milano ritiene di aver scoperto un “meccanismo criminale” in una nuova inchiesta per caporalato, questa volta in edilizia, dopo quelle su logistica, vigilanza, moda e grande distribuzione. Disposto il controllo giudiziario d’urgenza della Caddell ConstructionI pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici hanno disposto il controllo giudiziario d’urgenza della Caddell Construction, colosso delle costruzioni basato a Montgomery in Alabama con un giro d’affari da 1,5 miliardi di dollari, impegnata nel progetto immobiliare e di rigenerazione urbana dell’ex Tiro a Segno dove, entro il 2028, dovrebbero sorgere i nuovi uffici diplomatici di Washington. Cantiere lanciato con la posa della prima pietra nel 2022 alla presenza del Console generale, Robert Needham, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Oltre alla società l’unico indagato è Ulas Demir, cittadino 47enne turco che riveste il ruolo di “preposto alla sede secondaria italiana” di Caddell Construction. Centinaia di operai reclutati in IndiaL’inchiesta condotta dai carabinieri del Comando Tutela Lavoro e del Nucleo ispettorato lavoro di Milano ha svelato come centinaia di operai – tra i 311 e i 394 quelli impiegati nel solo 2025 – vengano reclutati in India da una società di Nuova Dehli, la Dynamic House. Pagano fra i 5-6mila euro (500mila rupie), una sorta di “pizzo”, per arrivare in Italia e avere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e la garanzia di un’occupazione. Gli viene “fornito un biglietto aereo” e giunti in “aeroporto” vengono “prelevati” da personale della ditta americana. In Italia, pur non conoscendo la lingua, gli vengono fatti firmare dei fogli (contratti, comunicazioni per la Prefettura, documenti per i permessi di lavoro) e vengono alloggiati all’interno di due hotel: il Residence le Groane di Garbagnate Milanese e il Residence Ripamonti & Hotel Milano di Pieve Emanuele. Lavoro in condizioni di “para-schiavismo”Dal giorno successivo iniziano a lavorare al cantiere in condizioni di “para-schiavismo”. Per l’alloggio vengono prelevati “circa 500 euro” al mese a “loro insaputa” da un conto corrente aperto da un caporale. Decurtazioni di altri “350-370” euro al mese da pagare in contanti invece per “pasti” forniti in “cantiere” durante la pausa pranzo. Una trattenuta “obbligatoria e imposta” anche a chi non mangia. Il fenomeno inedito scoperto dagli inquirenti riguarda invece la contabilità parallela fra India e Italia: nelle loro buste paga (payslip) si fa riferimento a retribuzioni della nazione asiatica tra gli 1,31 euro e 1,91 euro/ora con indicate le ore ordinarie, straordinari, festivi (fino anche a 250-260 ore al mese) e le indennità per casa e cibo che sono obbligatori da fornire in caso di distacco internazionale. Le retribuzioni dichiarate allo Stato italiano e nel Libro Unico Lavoro (LUL) sono invece difformi e in apparenza fanno riferimento al contratto nazionale Edilizia Industria e alle classiche 36-40 ore settimanali. Fenomeno che sarà da approfondire in vista di eventuali contestazioni fiscali e di omissioni contributive perché significa che circa la metà delle ore di lavoro non risultano a Inps e Inail. L’analisi degli inquirenti ha comunque svelato che, pur prendendo per buone le dichiarazioni dei LUL italiani (fra i 3-5 euro l’ora considerando le decurtazioni per vitto e alloggio), le paghe sono in media del 50% al di sotto della soglia di povertà e perciò contrarie all’articolo 36 della Costituzione perché non garantiscono un’esistenza libera e dignitosa. Nel provvedimento, che entro 10 giorni dovrà essere vagliato dal gip, i pm affidano il controllo della società all’amministratore giudiziario Francesco Brigatti con il compito di procedere alla “regolarizzazione” degli operai e rimuovere il caporalato dai lavori del Consolato americano. Questo articolo Milano, schiavitù e pizzo per costruire il nuovo Consolato Usa proviene da LaPresse