La stagione della Juventus si è trasformata in uno dei punti più bassi dell’era recente bianconera. Un’annata iniziata con grandi aspettative e conclusa con un risultato clamoroso: sesto posto in campionato e qualificazione alla Champions League fallita. Un obiettivo minimo, ripetuto per mesi come imprescindibile, e invece mancato in modo netto.La crisi non nasce nel finale, ma molto prima. L’avvio di stagione aveva già mostrato una squadra fragile, incapace di trovare continuità e identità sotto la guida di Igor Tudor. La società, dopo poche settimane di risultati altalenanti e tensioni nello spogliatoio, aveva scelto di interrompere il progetto, affidando la panchina a Luciano Spalletti con il compito di rimettere in carreggiata una stagione già compromessa.L’arrivo di Spalletti aveva rappresentato una svolta tecnica e simbolica: un allenatore esperto, chiamato a ricostruire gioco, mentalità e risultati. Ma il cambio in panchina non è bastato. La Juventus ha continuato a mostrare gli stessi limiti strutturali: discontinuità offensiva, fragilità nei momenti decisivi e una tenuta mentale insufficiente per reggere la pressione della corsa Champions.Il dato finale è impietoso. La Juventus chiude al sesto posto, fuori dalla Champions League, fallendo l’obiettivo minimo stagionale. Un risultato che pesa non solo sul piano sportivo, ma soprattutto su quello economico e progettuale, aprendo una fase di inevitabile ridimensionamento.Juventus e Milan: destini uguali ma diversiIl contesto rende tutto ancora più significativo. Anche il Milan chiude fuori dalla Champions, quinto, e vive una giornata di profonda rivoluzione interna: dopo la disfatta vengono messi alla porta dirigenti e figure chiave come Igli Tare, Giorgio Furlani, Moncada e anche Massimiliano Allegri. A Torino, invece, la linea è completamente diversa: nessuna scossa ai vertici e una sensazione di continuità che stride con il risultato sportivo.Alla Continassa, tuttavia, il clima non è dei più sereni. I rapporti tra Spalletti e l’amministrazione sportiva guidata da Damien Comolli sarebbero tutt’altro che distesi. Ufficialmente tutto viene smentito, ma le divergenze emerse nella pianificazione della stagione successiva raccontano di una convivenza complessa tra visione tecnica e sostenibilità economica.Spalletti ha chiesto garanzie precise: maggiore autonomia sul progetto tecnico, interventi mirati sul mercato e la possibilità di costruire una squadra più adatta ai suoi principi di gioco. La dirigenza, invece, deve fare i conti con i mancati introiti della Champions, che impongono una gestione più prudente e vincolata ai conti.Duro scontro Ordine-Zara: “Spalletti? L’avesse fatto Allegri…”A Radio Radio Lo Sport si è sviluppato un confronto particolarmente acceso tra i giornalisti Franco Ordine e Furio Zara.Ordine ha espresso una posizione critica rispetto alla narrazione dominante che tende a marcare una forte distanza tra i vari allenatori che si sono succeduti in bianconero, in particolare tra Luciano Spalletti e Igor Tudor. Secondo il giornalista, le differenze tra i due non sarebbero così nette come spesso vengono raccontate nel dibattito pubblico e mediatico.Nel suo intervento, Ordine ha poi allargato il ragionamento al sistema di giudizio che coinvolge gli allenatori di vertice, citando anche Massimiliano Allegri come esempio di percezione mediatica condizionata. “Se Allegri avesse usato la stessa comunicazione, sarebbe stato definito ‘sfascia carrozze’…“, è la sintesi della sua provocazione, con cui ha sottolineato come il giudizio sugli allenatori dipenda spesso non solo dai risultati, ma anche dallo stile comunicativo e dalla narrazione costruita attorno a loro.Ascolta lo scontro integrale sul canale YouTube di Radio Radio Lo SportThe post Juventus, scontro Ordine-Zara: “Spalletti ha fatto così meglio di Tudor? Allegri al suo posto…” appeared first on Radio Radio.