Conclusa da poco la stagione 2025/26, i club di Serie A sono già al lavoro per programmare il futuro. Le società si stanno muovendo per costruire le rose da consegnare agli allenatori, ma prima di arrivare a luglio e alle trattative estive c’è una data di scadenza cerchiata in rosso sul calendario e che potrebbe influenzare il calciomercato: il 1° giugno. Entro la giornata di lunedì, secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, i club dovranno presentare copia della loro situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo e «il prospetto contenente l’indicatore di Costo del Lavoro Allargato, calcolato attraverso il rapporto tra il Costo del Lavoro Allargato (CLA) ed i Ricavi (R), nonché la documentazione necessaria ai fini della copertura della eventuale eccedenza di costo», come previsto dalle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali). Ufficialmente, la data per la presentazione di questi documenti è fissata al 31 maggio, ma trattandosi di una domenica la scadenza slitterà appunto al 1° di giugno. Ma in che modo l’indicatore del Costo del Lavoro Allargato può influenzare il mercato? E cosa possono fare le società per porre rimedio a situazioni che rischiano di portare a un blocco dei trasferimenti? Rischio mercato bloccato? Le novità del 2026 Innanzitutto, va ricordato che a partire da gennaio 2026 il controllo sulla salute economico-finanziaria dei club è cambiato. Nel marzo del 2024 è stato votato infatti un piano strategico voluto dall’ormai ex presidente della FIGC Gabriele Gravina, che ha definito l’addio all’indice di liquidità e l’adeguamento a un parametro internazionale, il CLA (Costo del Lavoro Allargato), appunto. Nel nuovo quadro dei controlli economico-finanziari FIGC, l’Indicatore di Costo del Lavoro Allargato (CLA) è diventato uno degli strumenti più rilevanti per valutare la sostenibilità dei club di Serie A. Si tratta di un indice semplice nella forma ma decisivo nelle conseguenze: mette a confronto il costo complessivo del lavoro sportivo con i ricavi della società, determinando così quanto spazio reale ci sia per operare sul mercato. Questo indicatore scenderà a 0,7 a partire dalla sessione estiva dei trasferimenti e per favorire l’investimento sui vivai, nonché́ la valorizzazione dei calciatori selezionabili per le Nazionali Azzurre, saranno esclusi dal numeratore il costo e i relativi ammortamenti dei calciatori italiani Under 23. Rischio mercato bloccato? Le voci tra Costo del Lavoro Allargato e ricavi L’indicatore funziona come un rapporto tra due variabili: da una parte il costo del lavoro allargato, dall’altra i ricavi. Il risultato deve mantenersi entro una soglia fissata dal Consiglio Federale su proposta della Covisoc. Superare quel limite significa ritrovarsi di fronte a restrizioni molto pesanti, che incidono direttamente sulle strategie sportive. Ma cosa rientra nel costo del lavoro allargato? Di seguito, tutte le voci: costi per il personale sportivo (calciatori professionisti e allenatore della prima squadra, compresi eventuali tecnici a libro paga); ammortamenti e svalutazioni dei cartellini; costi degli agenti sportivi se non inclusi nel valore del cartellino. Mentre il numeratore fotografa l’impatto del costo sportivo nell’esercizio, il denominatore tiene insieme tutte le principali fonti di ricavo della società. Non solo incassi operativi e proventi commerciali, ma anche la parte legata ai trasferimenti, che viene calcolata con una media su 36 mesi, in modo da evitare che una singola plusvalenza alteri eccessivamente l’indicatore. Di seguito, le voci che rientrano invece nei ricavi: ricavi da vendite e prestazioni, contributi e proventi commerciali; sponsorizzazioni, pubblicità, diritti audiovisivi; ricavi da prestiti dei calciatori al netto dei costi; plusvalenze e altri proventi da trasferimenti, anch’essi al netto delle relative minusvalenze e calcolati come media degli ultimi tre anni. Rischio mercato bloccato? Le sanzioni per chi non rispetta la soglia L’indicatore non è calcolato una sola volta. Le società devono presentare due versioni all’anno: la prima entro il 31 maggio (con slittamento al 1° giugno in questa occasione), basata sui dati al 31 marzo; la seconda entro il 30 novembre, sui dati al 30 settembre. Ogni scadenza è collegata a una sessione di mercato: se il club sfora la soglia, non può operare liberamente nella finestra successiva. Il mancato rispetto del rapporto comporta infatti il divieto di effettuare operazioni in entrata, salvo che il club dimostri alla Lega di aver generato un saldo positivo da cessioni, risparmi sugli stipendi o risoluzioni contrattuali. In queste condizioni, il mercato diventa possibile solo “a saldo zero” e senza possibilità di aumentare gli emolumenti dei giocatori già in rosa. Inoltre, se l’indicatore peggiora nella verifica successiva, il blocco può estendersi anche alla sessione ancora da aprire. La sanzione scatta automaticamente anche se il club non comunica il prospetto richiesto. A quel punto, l’unica strada per tornare in regola è un intervento diretto dei soci, attraverso strumenti che rafforzino immediatamente la situazione patrimoniale. Rischio mercato bloccato? Come sbloccare i trasferimenti Tra le mosse che i soci possono effettuare per sbloccare il mercato (tenendo conto che un intervento non sgrava i club dalla necessità di riportare l’indicatore in equilibrio), sono previste le seguenti: versamenti in conto futuro aumento di capitale; aumenti di capitale già versati; versamenti in conto copertura perdite; finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci; utilizzo delle riserve di utili, se distribuibili ai soci nel rispetto della normativa vigente, contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie al 31 marzo o al 30 settembre, previa delibera dell’assemblea dei soci di apposizione di un vincolo di indisponibilità e quantificazione dell’importo da utilizzare; utilizzo delle risorse derivanti da cessioni pro soluto dei crediti relativi ad operazioni di trasferimento dei calciatori in ambito nazionale ed internazionale; utilizzo delle risorse derivanti da cessioni pro soluto dei crediti relativi alla cessione dei diritti audiovisivi non già contabilizzati nei ricavi federali. Rischio mercato bloccato? La novità dell’estate 2026: le riserve di utili Tra le novità a proposito degli interventi che possono portare allo sblocco del mercato, ce n’è una che ha fatto parecchio discutere sul fronte Napoli durante la sessione invernale e che sarà introdotta a partire dall’estate 2026: l’utilizzo delle riserve di utili. Nel dettaglio, le nuove disposizioni stabiliscono che, tra le modalità con cui una società può coprire l’eccedenza di costo contestata dalla FIGC a proposito del rapporto tra ricavi e Costo del Lavoro Allargato, rientra anche l’utilizzo delle riserve di utili. In particolare, le riserve possono essere utilizzate se: sono distribuibili ai soci nel rispetto della normativa vigente; risultano contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie al 31 marzo o al 30 settembre; l’assemblea dei soci ha deliberato l’apposizione di un vincolo di indisponibilità su tali somme; viene quantificato l’importo preciso destinato alla copertura dello squilibrio finanziario. Si tratta di una novità rilevante perché consente ai club di utilizzare parte del proprio patrimonio netto per sanare situazioni di eccedenza di costo o di squilibrio finanziario segnalate dagli organismi federali. Il sistema previsto dalle nuove NOIF introduce però una tutela precisa: le riserve utilizzate devono essere vincolate e non liberamente distribuibili ai soci fino a quando non viene verificato il rispetto degli indicatori economico-finanziari federali. Il vincolo può essere revocato solo al verificarsi di specifiche condizioni, ad esempio quando: gli indicatori economico-finanziari tornano sotto le soglie previste; vengono immesse nuove risorse da parte dei soci; oppure vengono generate ulteriori entrate attraverso operazioni straordinarie, come la cessione di crediti. In caso contrario, la revoca del vincolo senza i presupposti previsti costituisce illecito disciplinare e può portare a sanzioni da parte della giustizia sportiva.